costi, polizze vita, rendimenti

Alla ricerca di una seconda vita. Rendimenti, spese e riscatti: pro e contro della tradizione

17 novembre 2008 – Corriere Economia – Pagina 026/027

Garanzie assolute in caso di default, ma i costi possono arrivare al 15%

Rendimento minimo annuale, consolidamento dei risultati e garanzie in caso di default: sono optional che possono determinare una “seconda vita” per le polizze vita? Ma si tratta di prodotti davvero convenienti e consigliabili a chi è in cerca di sicurezza? Vediamo i punti sui quali prestare attenzione.

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costi, pensione, polizze, polizze vita, rendimenti

Trasparenza: più chiara l’incidenza dei costi sul rendimento delle polizze vita – Index e unit linked: quando le perdite superano il 30% il cliente deve essere avvisato

19 dicembre 2005 – Corriere Economia – Pagina 25

Sorveglianza speciale sui costi. Informazioni più trasparenti. E maggiore attenzione alle esigenze degli investitori. Dal 1° dicembre le polizze vita hanno guadagnato in trasparenza. Merito della circolare 551 dell’ Isvap (l’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni) che rimodella gli obblighi delle compagnie per i nuovi contratti.

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costi, polizze, polizze vita, rendimenti, sicurezza

Le polizze? Vanno piano, ma battono ancora i Btp

27 giugno 2005 – Corriere Economia – Pagina 21

Nel 2004 le gestioni rivalutabili hanno reso il 3,7% netto con punte del 4,65%. A 10 anni tra i big vince Zurich con una media del 9,1%. A 15 brilla Gan con il 12,22%

Le performance sono sempre risicate, ma le vecchie polizze vita sono riuscite anche nel 2004 a tenere il passo con i titoli di Stato e ad offrire un ottimo paracadute contro il caro vita.

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polizze vita

Quanto pesano i caricamenti

L’ abilità nel gestire sui mercati finanziari i premi versati dai sottoscrittori non è l’ unico parametro da considerare per valutare la bontà di una polizza vita, già sottoscritta o da sottoscrivere. E’ indispensabile conoscere anche i caricamenti, cioè le commissioni trattenute dalle compagnie per coprire le proprie spese di distribuzione. Il motivo è semplice: le commissioni vanno a diminuire l’ entità del capitale che viene messo a fruttare. Se i caricamenti sono del 10% e l’ assicurato versa 1.000 euro, la compagnia investirà solo 900 euro e non 1.000. La prestazione finale (capitale o rendita) non potrà che risentirne. L’ importanza di essere informati su questo fattore la si può ricavare dando un’ occhiata alle due tabelle pubblicate a fianco che consentono di calcolare il rendimento effettivo annuo di una polizza vita, al netto di caricamenti. L’ elaborazione riguarda una polizza vita di capitale a premio annuo con durata 10 o 15 anni: è il contratto che prevede alla scadenza la liquidazione di un capitale o di una rendita vitalizia in alternativa. In caso di morte dell’ assicurato prima del termine, viene riconosciuta ai beneficiari una somma pari ai premi versati, rivalutati. Il rendimento effettivo annuo si ottiene incrociando la colonna dei caricamenti della polizza, quella parte cioè del premio che non viene investito, con la colonna del tasso di rivalutazione (cioè il rendimento netto riconosciuto agli assicurati). Così ad esempio in una polizza vita a premio annuo di durata 10 anni, se il rendimento netto è stato del 5%, e le commissioni (caricamenti) sono pari al 10%, il rendimento effettivo scende al 3,12% annuo. La performance sale al 4,09% se la polizza ha caricamenti del 5%. Stipulare contratti con bassi caricamenti medi è quindi fondamentale, in considerazione della riduzione dei tassi di interesse e delle performance dei fondi assicurativi. Vediamo ad esempio il rendimento effettivo di due polizze con durata 15 anni. La prima con tasso di rivalutazione del 6% e caricamenti del 15%, la seconda con rivalutazione del 5% e caricamento del 7%. Come si può vedere il cliente della prima polizza beneficerà di una performance netta del 4,08%, il secondo dell’ 4,14%. Oltre mezzo punto in più pur con un tasso di rivalutazione più basso dell’ 1% l’ anno. Paolo Golinucci

Golinucci Paolo

Pagina 12
(17 marzo 2003) – Corriere Economia

polizze vita

Sanità, i vantaggi delle mutue

La sanità continua a essere un osservato speciale del bilancio pubblico. E così gli italiani cominciano a interrogarsi, con sempre maggiore insistenza, se non sia il caso di affiancare alla copertura del Servizio nazionale un prodotto aggiuntivo. Il pianeta della sanità integrativa conta circa 8 milioni di utenti, suddivisi tra assicurati con polizze malattia o associati a mutue. Simili le prestazioni previste: si va dal rimborso delle spese mediche per ricovero ospedaliero, per accertamenti diagnostici o dei ticket, alla corresponsione di una diaria in caso di ricovero. Differenti i soggetti erogatori. Da una parte le compagnie assicurative, dall’ altra le società di mutuo soccorso. Delle prime si conosce quasi tutto, mentre le seconde rappresentano una realtà poco conosciuta, ma che si sta via via consolidando. “La mutualità ha ormai più di cento anni di storia – spiega Marta Nicolini, presidente della Fimiv, Federazione mutue integrative volontarie -. Sorti agli albori dello Stato unitario, regolati dalla legge 15 aprile 1886 n. 3818, questi organismi incarnano un principio di solidarietà e mutuo soccorso”. Le mutue presentano, infatti, caratteristiche particolari: l’ assistito è un socio; la mutua non può esercitare la facoltà di recesso nei suoi confronti (cioè non lo può abbandonare quando le richieste di assistenza si fanno sempre pi— frequenti o in caso di forti spese); pur prevedendo un limite di età all’ ingresso, i soci possono rimanere iscritti per tutta la vita; i contributi versati dai membri confluiscono in un fondo dal quale vengono prelevate le risorse necessarie ad assicurare le prestazioni sanitarie integrative. Le mutue sono organizzazioni no-profit, collegate a sindacati o ad associazioni di mutuo soccorso. Nella tabella, qui a fianco, sono riportati i programmi assistenziali previsti da alcuni di questi organismi. Trattandosi di assistenza integrativa, le prestazioni sono concentrate sui casi di particolare rilevanza economica per gli associati come gravi interventi chirurgici, spese di degenza e, in alcune situazioni, anche le spese per accertamenti diagnostici. Per contenere i costi, sia di iscrizione sia delle prestazioni erogate, può essere previsto un limite di spesa riportato in apposito tariffario. I contributi annui non sono particolarmente elevati: si va dai 100 ai 500 euro l’ anno per persona. Le somme versate alle società di mutuo soccorso – a differenza dei premi per polizze malattia – sono un onere detraibile. I soci, quindi, possono sottrarre dall’ Irpef il 19% dei contributi pagati entro un tetto di 1.291,14 euro l’ anno. Paolo Golinucci

Golinucci Paolo

Pagina 17
(23 settembre 2002) – Corriere Economia

polizze vita

Se la polizza taglia l’ Irpef. Dai contratti vita all’ invalidità: come orientarsi nella giungla degli sconti

Polizze vita, infortuni, malattia. Poi mutue e, da quest’ anno, “long term care” e Fondi sanitari integrativi. Sono gli strumenti per la previdenza e assistenza integrativa che in diversa misura godono di agevolazioni fiscali in sede di denuncia dei redditi. Vediamo nel dettaglio quali sono i risparmi che si possono ottenere. POLIZZE VITA E INFORTUNI – Per quelle stipulate entro il 2000 si mantengono, fino alla naturale scadenza, le vecchie regole che riconoscono una detrazione dall’ Irpef pari al 19% dei premi versati, con il limite di 1.291,14 euro annui. Se il contratto è stato sottoscritto dopo il primo gennaio 2001, le polizze che conservano la detraibilit… sono solo quelle che coprono il rischio morte o l’ invalidit… permanente di grado non inferiore al 5% o le “long term care”, che si stanno affacciando sul mercato italiano e garantiscono la non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana. Attenti, però, alla franchigia sull’ invalidità. Facciamo l’ esempio di una nuova polizza contro gli infortuni, sottoscritta nel maggio 2001, che garantisce, con un premio annuo di 500 euro, 100.000 euro in caso di morte (premio di 100 euro), 150.000 euro in caso di invalidità permanente di grado non inferiore al 3% (premio di 180 euro), 50 euro in caso di inabilità temporanea (premio di 150 euro) e 10.000 euro per le spese mediche (premio di 70 euro). La sola parte di premio da portare in detrazione è quella del caso morte, pari a 100 euro. Infatti per il Fisco il premio relativo all’ invalidità permanente si detrae solo se è prevista una franchigia (una quota del grado di invalidità che non viene risarcita) di almeno il 5%. Se la franchigia è inferiore, niente agevolazioni in dichiarazione. POLIZZE SANITARIE – Sono quelle che danno diritto al rimborso delle spese mediche o al riconoscimento di un’ indennità giornaliera in caso di ricovero ospedaliero. I premi non sono detraibili dall’ Irpef perchè lo sono le spese mediche sostenute. MUTUO SOCCORSO – Agevolazioni fiscali sono invece previste per i contributi associativi versati dai soci alle società di mutuo soccorso, che erogano prestazioni nei casi di malattia, di impotenza al lavoro o un aiuto alla famiglia nel caso di decesso del socio. La detrazione di imposta spetta nella misura del 19%, per un importo non superiore a 1.291,14 euro. FONDI SANITARI – I Fondi sanitari integrativi sono la novità del modello Unico, ma in questo caso la normativa fiscale ha giocato con troppo anticipo: infatti se dal 2001 sono deducibili i contributi versati ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale per un importo complessivo non superiore a 1.032,91 euro (due milioni), al lato pratico questi organismi non sono ancora operativi. In attesa dei decreti attuativi, dei Fondi sanitari integrativi non c’ è traccia nel panorama delle mutue in Italia. “Ci vuole un regolamento che individui l’ attività dei nuovi fondi – spiega Marta Nicolini, presidente della Fimiv (Federazione mutue volontarie) -. Le prestazioni sono raggruppabili in tre categorie: integrative a quelle fornite dal Servizio nazionale sia a livello di ticket che di pagamenti in libera attività infra-muraria, prestazioni non fornite dal Servizio, prestazioni socio-sanitarie per anziani”. PREVIDENZA INDIVIDUALE – I Pip – Piani di previdenza individuale (vedi servizio a fianco) – sono assimilati ai Fondi pensione. Il vantaggio fiscale di queste polizze nate nel 2001 consiste nella deduzione dal reddito imponibile del premio, per un importo non superiore al 12% del reddito complessivo, con il massimo di 5.164,57 euro (10 milioni di lire). Paolo Golinucci

Golinucci Paolo

Pagina 12
(8 luglio 2002) – Corriere Economia

polizze vita

Polizze, ricomincia una nuova vita. I prodotti tradizionali superano la crisi: nel 2001 hanno reso il 5,4% lordo. E tornano a essere acquistati

Un atterraggio morbido. I rendimenti continuano a scendere da un anno all’ altro, ma senza i forti ribassi che hanno contrassegnato gli altri prodotti previdenziali. E, soprattutto, con risultati, magari modesti, ma sempre positivi. Anche nel 2001 le polizze vita rivalutabili hanno retto la prova dei mercati e offerto agli investitori una protezione sostanzialmente efficace. E, dopo anni in cui sembravano una formula sorpassata, stanno ritrovando l’ interesse di un pubblico che sembra chiedere nel campo degli strumenti previdenziali e finanziari soprattutto sicurezza: performance magari non entusiasmanti ma a basso grado di rischio. Le gestioni separate (i fondi cui sono agganciate le polizze rivalutabili) hanno realizzato nel 2001 – considerando i primi 90 prodotti – un rendimento medio lordo del 5,4%, due punti in meno rispetto al 2000 ma salvaguardando in ogni caso i premi pagati dai sottoscrittori dato che l’ inflazione, nello stesso periodo, si è attestata al 2,7 per cento. Le gestioni separate hanno fatto meglio anche delle obbligazioni il cui rendimento Š stato del 4,9 lordo%, un naturale parametro di confronto dato che i fondi assicurativi investono soprattutto in titoli a reddito fisso. Tre fondi di Zurich Investments Life hanno spuntato rendimenti lordi a due cifre, dal 10,2 al 10%, cui corrispondono performance nette effettivamente riconosciute al sottoscrittore fra il 9 e l’ 8,5% (nella tabella per ogni compagnia sono indicate le due linee migliori). Secondo un’ indagine di Corriere Economia, che ha passato in rassegna i vari strumenti previdenziali, nel 2001 le polizze rivalutabili hanno vinto la sfida della pensione di scorta. Hanno offerto rendimenti medi di categoria superiori a quelli di altri prodotti con un profilo di rischio sostanzialmente analogo, come le linee monetarie e obbligazionarie dei fondi pensione aperti, ferme entrambe al 3,5%. Molto peggio hanno fatto le soluzioni più aggressive, come le linee azionarie delle unit-linked, le polizze agganciate a fondi comuni, che in media nel 2001 sono scese del 15,4%. “Nel 2001 – dice Roberto Gussoni, segretario della sezione tecnica assicurazioni vita dell’ Ania – le polizze rivalutabili hanno potuto contare soprattutto sulle cedole dei titoli a reddito fisso, che rappresentano gran parte degli attivi in portafoglio: non è certo venuta una grande spinta dalla componente azionaria, che negli ultimi anni è stata progressivamente aumentata da molte compagnie”. A differenza degli altri prodotti, le gestioni separate valorizzano gli attivi secondo il criterio del costo storico, cioè del prezzo di acquisto, e tengono conto solo delle plusvalenze e delle minusvalenze realizzate: i titoli in portafoglio, insomma, non subiscono variazioni di corso. Tutti gli altri prodotti, dalle unit linked ai fondi pensione aperti, si basano sul valore di mercato, che cambia ogni giorno. Lo stesso titolo (ad esempio un Btp), inserito nel portafoglio di una gestione separata o di un fondo aperto, in caso di variazione delle quotazioni viene trattato in maniera diversa. E’ una distinzione non da poco, che può portare a sensibili differenze nei rendimenti segnati dai vari strumenti previdenziali. “Il criterio del costo storico – spiega Gussoni – consente di offrire una continuit… di rendimenti nel tempo. Fornisce una fotografia meno aggiornata del valore di un portafoglio, ma offre un maggiore margine di manovra alla compagnia, che può stabilire il momento più opportuno per realizzare le plusvalenze, in modo da spalmarle in un arco di tempo più lungo. E’ un sistema coerente con le caratteristiche di un prodotto che offre un rendimento minimo garantito e il consolidamento dei risultati, cioè il riconoscimento a titolo definitivo dei risultati ottenuti anno dopo anno”. Le rivalutabili, insomma, offrono più sicurezza, in cambio di performance magari meno esaltanti: in un periodo di mercati in difficoltà, questa caratteristica sembra apprezzata in misura crescente dal pubblico. Dopo un periodo in cui avevano perso terreno a favore di prodotti come le unit linked, infatti, le rivalutabili stanno riguadagnando terreno. Secondo le rilevazioni dell’ Ania, nel primo trimestre dell’ anno hanno rappresentato il 44% dei nuovi contratti, con una crescita del 252% rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso. Un punto a sfavore è rappresentato dai costi, che nelle rivalutabili sono generalmente più elevati rispetto a quelli di prodotti più recenti come le unit o le index linked: per i vecchi contratti i caricamenti possono arrivare anche oltre il 15%. “Le spese sono mediamente più alte – riconosce Gussoni – ma in buona parte questo si deve proprio ai vantaggi offerti dal prodotto. E’ opportuno, quindi, richiedere sempre all’ intermediario di indicarli in dettaglio perch‚ non esiste un obbligo generalizzato di trasparenza”. Roberto E. Bagnoli Paolo Golinucci http://www.ania.it http://www.isvap.it

Bagnoli Roberto, Golinucci Paolo

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(3 giugno 2002) – Corriere Economia