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Quando conviene riscattare la laurea -Inps e polizze a confronto

Conviene riscattare la laurea per la pensione? La domanda, cosi’ a bruciapelo, non consente una risposta immediata. Trattandosi di un’ operazione per la quale occorre metter mano al portafoglio, le considerazioni da fare prima di decidere per un si’ o un no sono tante. ACCELERARE I TEMPI La prima considerazione riguarda senz’ altro l’ obiettivo che si vuole raggiungere, ossia se il recupero degli anni di studio deve servire per aumentare l’ assegno mensile che l’ Inps corrispondera’ un domani, oppure per accelerare i tempi del pensionamento. Nel primo caso la risposta e’ quasi sempre no. Nel secondo, il suggerimento che si puo’ dare e’ quello di fare bene i conti. Valutare cioe’ se l’ andare in pensione 4 o 5 anni prima del previsto, compensa il mancato maggior profitto derivante da un diverso impiego della somma da pagare per il riscatto. Per non parlare poi delle singole disponibilita’ finanziarie e di tutte le altre valutazioni squisitamente soggettive, come ad esempio la situazione familiare, che ciascuno deve considerare. Ecco, comunque, una piccola guida per orientarsi nella scelta. LE REGOLE Le condizioni richieste per il recupero del periodo del corso legale degli studi universitari sono due: aver gia’ versato almeno un contributo ed aver conseguito il diploma. La copertura contributiva non puo’ essere infatti riconosciuta a chi non ha ancora cominciato a lavorare ne’ a chi, pur avendo seguito gli studi universitari, non si sia poi laureato. Il riscatto si riferisce agli anni accademici in cui si e’ effettivamente svolto il corso legale, con esclusione dei periodi “fuori corso”, e puo’ essere chiesto anche limitatamente a singoli anni. Facciamo un esempio. Il dottor Rossi, impiegato presso un istituto di credito, e’ laureato in legge. Durante la sua carriera universitaria ha interrotto gli studi per 12 mesi (servizio di leva). Dal momento che il periodo di servizio militare viene accreditato figurativamente (senza alcun onere, quindi) il dottor Rossi fa domanda all’ Inps per il riscatto di soli tre dei quattro anni di studi universitari di giurisprudenza. La laurea conseguita all’ estero puo’ essere riscattata solo se e’ riconosciuta da un’ universita’ italiana o abbia, comunque, valore legale nel nostro Paese. Il periodo e’ quello del corrispondente corso in Italia (o degli studi effettivamente compiuti all’ estero, se inferiore). Normalmente non vengono ammessi a riscatto i corsi superiori che non danno luogo a una vera e propria laurea (ad esempio quelli per interpreti e traduttori). Esistono due sole eccezioni: il diploma Isef (rilasciato dall’ Istituto superiore di educazione fisica) e il diploma di assistente sociale. A condizione, quest’ ultimo, che sia stato conseguito presso “una scuola universitaria diretta a fini speciali” e che il titolo di studio costituisca “condizione necessaria per l’ ammissione o la progressione in carriera” del richiedente il riscatto. LA DOMANDA La domanda di riscatto laurea puo’ essere presentata in qualsiasi momento: va corredata da un certificato rilasciato dall’ universita’ che comprovi l’ avvenuto conseguimento del diploma, gli anni accademici in cui si e’ svolto il corso, nonche’ gli eventuali “fuori corso”. I contributi da riscatto sono equiparati a tutti gli effetti ai contributi obbligatori, cioe’ quelli versati durante il rapporto di lavoro. Sono percio’ utili sia per raggiungere il diritto sia per aumentare la misura della pensione. I COSTI Il riscatto prevede il versamento di una somma, definita tecnicamente riserva matematica, a copertura dell’ incremento di pensione che si potra’ ottenere. Si tratta, in altri termini, del capitale necessario al fondo previdenziale per costruire una riserva tale da coprire il maggior onere finanziario derivante (in futuro) dall’ aggiunta degli anni riscattati. DONNE PENALIZZATE Le modalita’ di calcolo della riserva matematica sono abbastanza complesse e il risultato (la somma da versare) dipende da vari elementi tra cui il sesso, l’ eta’ e la retribuzione alla data della domanda. Le donne, per esempio, pagano piu’ degli uomini perche’ fruiscono del vantaggio (la pensione maggiorata dai periodi riscattati) alcuni anni prima. Meno elevata e’ la retribuzione e piu’ bassa e’ l’ eta’ del richiedente, meno si paga. La riserva matematica da versare si ottiene applicando alla quota di incremento della pensione (con l’ aggiunta degli anni riscattati) le tariffe indicate in apposite tabelle. La determinazione della riserva matematica richiede: il calcolo della pensione annua “teorica” maturata alla data della domanda di riscatto; della domanda di riscatto, con l’ aggiunta del periodo da riscattare; il calcolo dell’ incremento di pensione, ossia la differenza tra il secondo (rendita con riscatto) e il primo punto (rendita senza riscatto). L’ incremento di pensione va moltiplicato per il coefficiente di capitalizzazione corrispondente alle caratteristiche (eta’ , sesso, eccetera). I coefficienti si trovano sulla Gazzetta Ufficiale (supplemento ordinario) numero 129 del 13 maggio ‘ 81. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Meglio a rate, paga il Fisco – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Nell’ operazione riscatto non va sottovalutato l’ aspetto fiscale. Dall’ Irpef si puo’ detrarre il 22% della somma spesa (non piu’ di 2,5 milioni l’ anno) per “contributi previdenziali non obbligatori”. Cosi’ , ad esempio, se si pagano due milioni di riscatto si potranno sottrarre dall’ Irpef 440.000 lire. Per il prossimo 740 il Fisco sara’ un po’ piu’ generoso perche’ si applica ancora la detrazione del 27%, ridotta dall’ ultima manovra. E meglio, quindi, versare a rate. Va ricordato che nel limite dei 2,5 milioni vanno conteggiati anche i premi assicurativi (vita e infortuni). Se si ha una polizza vita, quindi, si avranno pochi vantaggi dal pagamento rateale. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Ma la polizza vita rende qualcosa di piu’ – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Meglio riscattare la laurea o investire la stessa somma in una polizza vita? Un dubbio che ha sfiorato almeno una volta chi ha finito l’ universita’ . Una risposta la si puo’ trovare nel grafico qui sopra dove sono state messe a confronto le due soluzioni. Ipotizzando un’ inflazione del 4% e una crescita reale delle retribuzioni del 2%, grazie al riscatto la pensione migliorera’ di 4.143.000 lire per un ventinovenne (40 milioni di retribuzione e 3 anni di anzianita’ contributiva), di 6.260.000 lire per un trentasettenne (60 milioni, 10 anni di anzianita’ ) e di 7.774.000 lire per un laureato in scienze politiche (100 milioni e 18 anni di contributi). Va segnalato che la spesa affrontata e’ consistente: 26, 50 e 83 milioni. L’ alternativa messa a confronto e’ quella di una polizza vita, nella quale sia versato l’ equivalente del riscatto, ottenendo cosi’ dopo 36 anni di lavoro una rendita vitalizia. La rivalutazione della polizza e’ stata ipotizzata all’ 8,5%. Alle attuali condizioni, il confronto numerico gioca a favore del riscatto con polizza: il maggior assegno mensile e’ , rispettivamente, di 500, 650 o 614.000 lire. Va sottolineato che a favore della soluzione Inps gioca la reversibilita’ al coniuge. Con la polizza vita la rendita e’ stata calcolata solo per la vita dell’ assicurato.

Comegna Domenico, Golinucci Paolo

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(25 marzo 1995) – Corriere della Sera

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LE POLIZZE VITA I VERI COSTI I VERI RENDIMENTI

La pensione integrativa non e’ piu’ un lusso. Con le rendite Inps che si riducono sempre piu’ e’ indispensabile investire sul proprio futuro. Ma in attesa dei fondi pensione, la soluzione individuale, cioe’ la polizza vita, e’ davvero conveniente? Sotto la lente. Nel grafico riportato qui a fianco sono fotografati i costi che mediamente gravano su una polizza vita tipo: quella sottoscritta da un quarantenne che s’ impegna a versare da qui al 2015 due milioni all’ anno. Le tariffe scelte sono quelle piu’ vendute negli ultimi cinque anni dai principali gruppi assicurativi e garantiscono la liquidazione finale di una somma (“capitale differito”) o l’ incasso di una pensione sicura (“rendita differita”). Questi contratti prevedono un rendimento minimo garantito e il rimborso rivalutato dei premi se si muore prima della scadenza. Sono pertanto un attendibile banco di prova delle scelte fatte dagli italiani piu’ previdenti. Le performance. Nel periodo 1989 1993 i fondi esaminati hanno garantito rendimenti tra il 12,35% e il 14,84%. Tenuto conto che in media solo l’ 80% di questi risultati va a vantaggio del cliente, la performance netta e’ oscillata tra il 9,88% e l’ 11,87%. I tagli. Il rendimento effettivo della polizza, quello che interessa il sottoscrittore, e’ ulteriormente tagliato, in misura diversa a seconda delle societa’ , da tasse e costi vari. Voci quasi sempre oscure perche’ le compagnie non sono obbligate a dichiararle. Come si puo’ vedere nel percorso lungo il fiume, il premio e’ sottoposto a due prelievi: il primo, immediato, da parte del Fisco. Il secondo da parte delle compagnie per coprire i propri costi di gestione e di distribuzione. Questo significa che, mediamente, il 14 16% dei premi pagati non viene investito. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: IL LUNGO PERCORSO DELLE ASSICURAZIONI SU MISURA – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Quanto fruttano due milioni versati per vent’ anni a una compagnia? Saranno sufficienti per integrare la pensione pubblica? Le risposte sono riassunte nel grafico dove scorre il lungo fiume delle polizze vita. Si parte dal premio versato e si arriva al capitale che, teoricamente, spetta alla scadenza. Nel mezzo le “spiacevoli” tappe durante le quali il carico di partenza, cioe’ i premi pagati, viene via via alleggerito. Per le spese delle compagnie (“caricamenti”) sono stati considerati i valori medi. Alla fine del percorso a ostacoli il quarantenne incassera’ da un massimo di 133 milioni a poco meno di 100 milioni. Queste sono le prestazioni a cui il cliente avrebbe diritto in base ai rendimenti medi ottenuti dai principali gruppi nel periodo ‘ 89 93 per polizze caso vita con versamenti annui costanti. Come si puo’ vedere l’ abilita’ nell’ investire i premi non e’ una garanzia sufficiente per ottenere a scadenza il capitale piu’ alto. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: ORA L’ ERARIO E’ MENO GENEROSO – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – E sempre stato un salvagente di molti prodotti finanziari. Anche sulla polizze vita, per dare piu’ sprint ai rendimenti, si allungava la benevola mano del Fisco. Ma ora l’ Erario e’ diventato meno generoso. Se fino al ‘ 94 il versamento della polizza era detraibile dall’ Irpef nella misura massima del 27%, dal 1995 si scende al 22%. Significa una perdita di 50 mila lire per ogni milione versato. La detraibilita’ massima, calcolata su 2,5 milioni, scende da 675.000 a 550.000 lire. Qual e’ l’ effetto sui rendimenti effettivi? Nell’ ipotesi di una polizza vita con versamento di 2,5 milioni per dieci anni, un tasso di rivalutazione dell’ 8% e un capitale netto a scadenza di 33.300.000 lire, la riduzione dello sgravio fiscale fa scendere dell’ 1,2% annuo la performance effettiva per il cliente, che scende dal 10,7 al 9,5% annuo composto. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: BATTUTA L’ INFLAZIONE DI CINQUE PUNTI – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Nella gara contro l’ inflazione i gestori assicurativi escono vittoriosi. Negli ultimi cinque anni i tassi di rivalutazione sono stati quasi sempre a due cifre con uno scarto, rispetto alla perdita di valore della moneta, di almeno quattro punti. Nel 1993 . ultimo anno per il quale tutti i valori sono noti . l’ interesse reale, la differenza tra rivalutazioni e inflazione, e’ stato del 6,7%: 10,89% contro il 4,2%. In miglioramento rispetto all’ anno precedente quando lo scarto era stato del 4,54%. Le prime performance ‘ 94 delle principali compagnie, sia pure in discesa, confermano un interesse reale di oltre il 5%. La protezione economica dei risparmi confluiti in una polizza vita dipende dalla composizione dell’ investimento che, per legge, deve privilegiare i titoli a reddito fisso e, quindi, abbastanza sicuri. Inoltre si applica il principio del consolidamento delle prestazioni: le somme maturate di anno in anno restano attribuite all’ assicurato anche se le gestioni future fossero negative. I sottoscrittori, infine, possono contare su un altro ombrello protettivo: le compagnie garantiscono una crescita minima, indipendentemente dall’ andamento dei mercati finanziari.

Golinucci Paolo

Pagina 16
(11 marzo 1995) – Corriere della Sera

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Una polizza per tutte le eta’ ecco quanto costa

Assicurarsi un futuro a costi ragionevoli. Padri al culmine della carriera e figli sulla soglia del lavoro hanno in comune una certezza in meno (quella della pensione di Stato) e una sfida in piu’ : costruirsi una rendita di scorta. Certo la prospettiva dei trentenni, gia’ condannati ad avere un assegno pubblico dimezzato, e’ piu’ buia di quella di chi ha gia’ superato i quaranta o i cinquanta, e si trova alle spalle qualche decennio di diritti previdenziali acquisiti. Ma un paracadute in piu’ serve a tutti. Quello dei neoassunti dovra’ essere molto ampio. Per chi invece e’ avanti con gli anni, serve un modello aerodinamico, in grado di aprirsi il piu’ velocemente possibile, visto che l’ atterraggio e’ vicino. In attesa della partenza dei fondi pensione, che allarghera’ molto le offerte in campo previdenziale e aprira’ nuove vie per l’ utilizzo della buonuscita, le stoffe a disposizione per farsi il paracadute sono fatte di polizze vita e investimenti personali. Il “fai da te” piu’ sicuro e remunerativo, per chi non desidera impegnarsi in un contratto assicurativo, e’ probabilmente il piano di accumulo in un Fondo comune. Nei profili tracciati in queste due pagine Corriere Soldi ha cercato di tagliare su misura una soluzione assicurativa . la preferita dagli italiani, anche se il taglio alle detrazioni nel 740 (al massimo 550.000 lire contro le 675 precedenti) la rende meno allettante . per tutte le eta’ . Con premi personalizzati per raggiungere alla soglia della pensione (60 anni per le donne e 65 per gli uomini) l’ obiettivo di una rendita aggiuntiva uguale per tutti: un milione al mese, vita natural durante. Le cifre indicate nelle tabelle sono attualizzate. E questo significa che, alla scadenza, l’ assicurato incassera’ una somma diversa, molto piu’ alta per effetto dell’ inflazione (calcolata intorno al 4,33%), ma con un potere di acquisto equivalente a quello di 12 milioni di oggi. Le quote che man mano costruiranno la rendita sono rivalutabili, con un tasso annuo dell’ 8,5 per cento. Anche i premi salgono, di anno in anno, per tenere il passo con il costo della vita. Mentre le spese sono calcolate in misura pari al 9 per cento. E la nostra ipotesi prevede una crescita costante pure per la rendita finale (il famoso milione), che continuera’ a rivalutarsi dopo la fine del contratto, quando l’ assicurato avra’ iniziato a incassarla. ————————- PUBBLICATO —————————— PER CHI LAVORA DA POCO IN ATTESA DEI FONDI INTEGRATIVI TITOLO: Meglio costruirsi tre paracadute – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Lavorano da meno di 15 anni. Hanno fra i 25 e i 40 anni e fino a ieri potevano permettersi di ignorare, o di rinviare a piu’ tardi, il problema della pensione e di come integrarla. Oggi non e’ piu’ cosi’ . Anzi, e’ proprio per loro che i tagli della copertura statale si annunciano piu’ seri. SUPER PREVIDENTI. Certo, per ora, i giovani che vogliano investire in una pensione di scorta devono accontentarsi di un’ assicurazione sulla vita. La formula piu’ adatta e’ senz’ altro una polizza di rendita rivalutabile: dal giorno della scadenza, e vita natural durante, offre un assegno, che puo’ essere incassato con la cadenza che si preferisce. Con un esborso impegnativo fin d’ ora (vedi tabelle). Per avere un assegno di un milione al mese a partire dal momento in cui andra’ in pensione, un ragazzo di 25 anni deve versare oggi circa 1,4 milioni all’ anno; piu’ salato il conto per una ragazza della stessa eta’ , 2,5 milioni l’ anno. I motivi del differente trattamento sono due: le donne vivono di piu’ e quindi le compagnie devono impegnarsi a pagare le rendite per un periodo piu’ lungo. In secondo luogo la previsione e’ fatta per il momento della pensione e cioe’ 65 anni per gli uomini e 60 per le donne. La ragazza, quindi, ha cinque anni in meno per costruirsi la pensione. NON GARANTITI. Il consiglio di pensarci subito vale in modo particolare per chi ha una attivita’ professionale “anomala”. Diverse categorie non sono iscritte all’ Inps e non hanno neppure una cassa autonoma: periti industriali, odontoiatri, psicologi, biologi, senza contare tutti coloro che lavorano con contratti vari di collaborazione. L’ unica strada e’ il “fai da te”. E con un bel salasso. In questo caso non puo’ bastare un milione al mese: la rendita da programmare va moltiplicata per due o per quattro. Tutto potra’ cambiare quando i Fondi pensione prenderanno il volo. I lavoratori dipendenti . che avranno Casse comuni alimentate dai loro contributi, da quelli del datore di lavoro e, quasi sicuramente, dalla liquidazione . potrebbero domandarsi se vale davvero la pena impegnarsi adesso. La risposta e’ che la prudenza non e’ mai troppa. Per chi ha qualche soldo da parte conviene comunque assicurarsi il piu’ possibile. Arrivare alla pensione con tre ombrelli aperti (assegno statale, polizza e Fondo integrativo) e’ una prospettiva tutt’ altro che spiacevole. ATTENDISTI. Chi ha meno di 35 anni e nessun gruzzolo da investire non deve angosciarsi. Puo’ pensare piu’ in la’ al suo piano previdenziale, sfruttando le novita’ dei Fondi pensione e i costi piu’ bassi che caratterizzeranno le polizze del futuro. ————————- PUBBLICATO —————————— VICINI AL TRAGUARDO INVESTIMENTI A 5 ANNI TITOLO: Solo contratti sprint – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Sono i piu’ vicini al meritato riposo. Ma anche per loro, che pure salveranno qualche aspettativa di rendita pubblica in piu’ dei giovani, ci sara’ uno scotto previdenziale da pagare. Quindi l’ idea di una copertura aggiuntiva non e’ affatto sbagliata. RENDITE MATURE. Se l’ eta’ del pensionamento e’ 65 anni, un uomo e’ in tempo a pensarci fino ai 55. Mentre per una donna e’ consigliabile provvedere fra i 45 e i 50, per avere davanti almeno dieci anni. Le differenze di costo sono sempre notevoli. A 50 anni una signora per avere la solita rendita di 12 milioni l’ anno al momento della pensione, deve pagare un premio di circa 15,5 milioni l’ anno, mentre a un uomo di 55 bastano circa 11 milioni (vedi tabella). Qualcuno potrebbe poi optare per una polizza mista, che copra cioe’ il caso di morte. Ma una scelta del genere va valutata bene: i figli sono piu’ grandi e un ombrello di questo genere e’ tanto piu’ costoso quanto piu’ l’ assicurato e’ avanti con gli anni. IN BANCA. Gli esempi della tabella si riferiscono a contratti che hanno durata non inferiore ai dieci anni. Ma il mercato assicurativo oggi offre prodotti che richiedono al minimo solo cinque anni di investimenti. Un esempio? Le polizze offerte dalle banche. Nella maggior parte dei casi si tratta di contratti di capitalizzazione, senza copertura quindi per il caso di morte: alla scadenza l’ assicurato riceve un capitale, che puo’ essere trasformato in rendita vitalizia. Queste polizze bancarie, poi, hanno costi esplicitamente dichiarati e abbastanza contenuti: 5 10 per cento contro una media di mercato intorno al 15 20%. SE POTESSI AVERE UN MILIONE AL MESE Eta’ Premio annuo lordo rivalutabileSpesa complessiva uominidonneuominidonne 50 anni 6.641.00015.522.00099.615.000155.220.000 51 anni 7.269.00017.610.000101.766.000158.490.000 52 anni 7.997.00020.225.000103.961.000161.800.000 53 anni 8.849.00023.594.000106.188.000165.158.000 54 anni 9.859.00028.094.000108.449.000168.564.000 55 anni 11.075.00034.405.000110.750.000172.025.000 56 anni 12.564.00043.882.000113.076.000175.528.000 57 anni 14.430.00059.694.000115.440.00179.082.000 58 anni 16.834.00091.342.000117.838.000182.684.000 59 anni 20.044.000. 120.264.000. ————————- PUBBLICATO —————————— A META’ DEL GUADO MAGGIORI SACRIFICI TITOLO: Pensare anche ai figli – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Sono a meta’ del guado: non certo vicini alla pensione, ma nemmeno cosi’ lontani. Per uomini e donne fra i 40 e i 50 anni, l’ impegno da sostenere per garantirsi una rendita integrativa di buon livello e’ tutt’ altro che indifferente. Un uomo di 41 anni, per esempio, se vuole per il futuro la solita rendita di un milione al mese dal momento della pensione in poi, deve sacrificare 3,4 milioni per 24 anni. Con una spesa complessiva (espressa in lire attuali) di circa 82 milioni. Decisamente piu’ pesante il sacrificio per le signore, con 6,7 milioni all’ anno. E il fatto che l’ esborso sia concentrato in 19 anni non mitiga il conto finale: 128 milioni di lire odierne. Quelle di cui abbiamo parlato finora sono tutte polizze senza copertura morte. Cioe’ contratti con un semplice meccanismo di controassicurazione: se si muore prima della scadenza, l’ unico obbligo della compagnia e’ restituire agli eredi i premi versati fino a quel momento, aggiungendo la percentuale di rivalutazione dopo aver tolto tasse e spese. Per i quarantenni con famiglia, pero’ , puo’ anche essere interessante una polizza “mista”. Ovvero un contratto che abbina la rendita a un paracadute per il caso di morte: cioe’ a un capitale (esentasse) che viene dato agli eredi. Quella della “mista” e’ una strada piu’ sicura per chi pensa al futuro dei ragazzi. Certo la rendita personale offerta da questi prodotti e’ ovviamente piu’ modesta di quella garantita da una polizza con controassicurazione. Altre soluzioni praticabili per i padri di famiglia sono le “temporanee” per il caso di morte, che garantiscono un capitale agli eredi soltanto nel caso in cui l’ assicurato muoia entro una data prestabilita. Se invece il problema e’ un mutuo, la polizza temporanea puo’ offrire un capitale decrescente: la somma da liquidare agli eredi diminuisce di pari passo con la restituzione del prestito. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Quando l’ assegno arriva subito – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Un’ idea per investire la liquidazione puo’ essere quella della polizza a rendita immediata. Una sorta di pensione “istantanea” che si ottiene subito, dopo aver versato in un’ unica rata un premio consistente. Con 100 milioni un sessantunenne otterra’ dopo un anno una rendita annua di 7,8 milioni, contro i 6,7 di una donna della stessa eta’ . ————————- PUBBLICATO —————————— S.O.S. PREVIDENZA LA STRADA DEL PIANO D’ ACCUMULO PERSONALIZZATO TITOLO: Ma io punto tutto sul Fondo Vantaggi e rischi dell’ investimento finanziario – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Polizze, ma non solo. Per costruirsi la pensione integrativa su misura c’ e’ chi preferisce la strada dell’ investimento finanziario. Magari puntando sui fondi comuni, con un piano di accumulo del capitale (pac) personalizzato a seconda delle eta’ e delle disponibilita’ economiche. Ormai tutte le societa’ di gestione offrono prodotti di questo genere a chi desidera entrare nelle “casse comuni” a piccoli passi, accantonando un po’ alla volta i risparmi destinati a far crescere il capitale destinato a coprire il buco lasciato da una pensione pubblica troppo magra. Il versamento del sottoscrittore di pac avviene “a rate”: ogni mese (oppure ogni tre, sei o 12 mesi, dipende dalla scelta fatta all’ inizio) si mette nel fondo una cifra che puo’ partire da un minimo di 100 mila lire. E anche la decisione sulla durata del piano spetta al risparmiatore: in genere sono almeno cinque anni. Un altro vantaggio dei piani sta nella maggior flessibilita’ rispetto alle possibilita’ di assicurazioni tradizionali: i fondi hanno regole meno rigide per chi vuole sospendere e riscattare l’ investimento prima del tempo pattuito. Il trattamento fiscale, invece, gioca a sfavore dei piani di accumulo: per i fondi non esiste infatti alcun tipo di agevolazione tributaria. Mentre invece le polizze sono detraibili dal “740”, con uno sconto del 22% calcolato su un massimo di 2 milioni e mezzo. Infine, le casse comuni del risparmio non offrono, come invece accade con le polizze, garanzie di rendimento. Qualunque cosa accada, le “vita” danno almeno un 4%. Il risultato finale di un pac e’ quindi piu’ incerto. Ma e’ anche vero che nel lungo periodo si puo’ avere un ragionevole grado di sicurezza. 12 PREVIDENZAPREVIDENZE SABATO 4 MARZO 1995 ————————- PUBBLICATO —————————— FINE CARRIERA CONVIENE L’ OBBLIGAZIONARIO TITOLO: Puntare sulla sicurezza – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Superata la cinquantina si puo’ investire di piu’ , magari anche un milione. Che, nel decennio 85 95, ha fruttato nella migliore delle ipotesi (piano di accumulo azionario estero) un capitale al netto dell’ inflazione di 131,4 milioni contro i 71 versati. Ma per chi volesse impegnarsi piu’ a breve, visto che la pensione e’ vicina, conviene un prodotto obbligazionario o con una quota contenuta di azioni. Un crollo in Borsa potrebbe non concedere il tempo necessario a recuperare le perdite, mentre le oscillazioni del mercato obbligazionario sono piu’ modeste e possono essere assorbite piu’ velocemente. QUANTO PUO’ FRUTTARE LA LIQUIDAZIONE Eta’ Anni di Tfr Capitale netto versamentonettoFondo pensione 50 anni151.659.9062.245.203 51 anni141.478.9571.956.892 52 anni131.311.0131.697.027 53 anni121.155.2651.463.076 54 anni111.010.9531.252.720 55 anni10 877.3581.063.835 56 anni9 753.804 895.214 57 anni8 639.656 743.963 58 anni7 534.313 608.557 59 anni6 437.210 487.592 ————————- PUBBLICATO —————————— GIOVANILE STRADE MIGLIORI TITOLO: Una rendita a tappe – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Duecentomila lire al mese per un decennio. Ecco il piano di accumulo su misura per i giovanissimi. Certo dieci anni sono pochi per risolvere il problema pensione. Ma chi comincia oggi avra’ un capitale a disposizione e potra’ decidere come continuare a farlo fruttare. Nella simulazione della tabella le quote sono acquistate nel periodo ‘ 85 ‘ 95 in momenti diversi e quindi a valori differenti, distribuendo nel tempo rischi e vantaggi. Il miglior guadagno e’ stato quello del pac azionario estero, con un capitale al netto dell’ inflazione di 26 milioni contro un versamento di poco superiore ai 14. QUANTO PUO’ FRUTTARE LA LIQUIDAZIONE Eta’ Anni di Tfr Capitale netto versamentonettoFondo pensione 30 anni3510.248.00020.842.000 31 anni349.503.00018.887.000 32 anni338.804.00017.102.000 33 anni328.150.00015.591.000 34 anni317.537.00013.983.000 35 anni306.963.00012.626.000 36 anni296.452.00011.388.000 37 anni285.922.00010.260.000 38 anni275.451.0009.232.000 39 anni265.011.0008.296.000 ————————- PUBBLICATO —————————— MEZZA ETA’ VINCE L’ AZIONARIO ESTERO TITOLO: Versamenti pesanti – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Per un quarantenne il nostro piano prevede un versamento di 500 mila lire al mese. Cioe’ 6 milioni l’ anno per dieci anni. Un impegno non da poco, che resta alla portata solo di chi ha gia’ raggiunto alcuni traguardi di stipendio e di carriera. Nella tabella, costruita sempre sugli andamenti degli investimenti nei fondi comuni nel decennio 85 95, il pac azionario estero (coe’ quello costruito sui prodotti che in quel periodo hanno avuto il miglior rendimento) ha reso 65,4 milioni al netto dell’ inflazione, a fronte di un versamento complessivo, sempre depurato dal costo della vita, di 35,6 milioni. QUANTO PUO’ FRUTTARE LA LIQUIDAZIONE Eta’ AnniTfr Capitale netto di versamentonettoFondo pensione 40 anni254.599.0007.444.949 41 anni244.215.0006.670.345 42 anni233.856.0005.966.263 43 anni223.521.0005.326.692 44 anni213.208.0004.746.113 45 anni202.917.0004.219.461 46 anni192.645.0003.742.087 47 anni182.392.0003.309.727 48 anni172.157.0002.918.468 49 anni161.935.0002.564.723 ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Attenti all’ inflazione – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – L’ ultima soluzione e’ il “fai da te” finanziario. Ma l’ inflazione e’ in agguato. Mettiamo che l’ obiettiuvo sia una rendita di 8 milioni l’ anno. Se 100 milioni fruttano il 7% (3% in piu’ dell’ inflazione), bastano 15 anni per spendere il capitale. E per ritrovarsi con una rendita dal potere d’ acquisto piu’ basso di quello desiderato. ————————- PUBBLICATO —————————— GRAZIE ALLA BUONUSCITA GIA’ MATURATA TITOLO: Coperti a tutto campo – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – A meta’ della carriera i vantaggi dell’ investimento di una parte di contributi in un Fondo pensione sono un po’ meno evidenti. Ma, comunque, sempre di un certo interesse. Il quarantenne che deve lavorare ancora 25 anni, giunto al traguardo dei 65 con il Tfr tradizionale avra’ a disposizione 4,5 milioni per ogni milione di retribuzione. Mentre con la soluzione del Fondo pensione potrebbe contare su ben 7,4 milioni. Chi invece oggi ha quarantacinque anni (e quindi ne lavorera’ presumibilmente altri venti) all’ alba dell’ eta’ di vecchiaia si trovera’ con 2,9 milioni (sempre per ogni milione di stipendio) se lascia le quote di Tfr al datore di lavoro. Mentre l’ investimento in un ipotetico Fondo gli renderebbe 4,2 milioni. Chi si trova a meta’ del guado, comunque, potrebbe beneficiare di entrambe le soluzioni: il capitale garantito dal vecchio Tfr che verra’ incassato alla pensione e la rendita integrativa ottenuta con l’ investimento delle nuove quote in un Fondo. Insomma, una doppia copertura in grado di evitargli ogni rischio. QUANTO RENDONO 500.000 LIRE AL MESE (Il capitale maturato con un Pac decennale Importi in migliaia di lire) Tipo di Paccapitale nettoAl netto maturato (2) dell’ inflazione Obbligazioni italiani103.21661.259 Obbligazioni esteri 97.10057.630 Bilanciati italiani 96.79557.449 Bilanciati esteri 99.72059.185 Azionari italiani 99.56259.091 Azionari esteri 110.20065.404 Somme versate 60.00035.610 Le elaborazioni sono effettuate al netto delle commissioni in base al rendimento medio delle singole categorie nel periodo 1.1.85 31.1.95. I valori al netto dell’ inflazione sono rettificati in base al costo vita medio nel periodo. ————————- PUBBLICATO —————————— INVESTENDO NELLE CASSE PREVIDENZIALI TITOLO: E il capitale raddoppia – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – La competizione dei Tfr (il primo mantenuto in azienda, il secondo messo in un Fondo pensione) per chi ha meno di quarant’ anni e’ la piu’ interessante. Perche’ l’ investimento in un’ ipotetica Cassa comune dura nel tempo e i rendimenti della soluzione previdenziale vengono in evidenza. Nella tabella si mettono a confronto le possibilita’ dei giovani dai 30 ai 39 anni per il periodo che manca alla pensione di vecchiaia, fissata a 65 anni. Alla fine della carriera, ad esempio, il trentenne avra’ a disposizione circa 10,2 milioni per ogni milione odierno di stipendio con la liquidazione “blindata” in azienda secondo le norme attuali. Investendo invece da subito in un Fondo pensione le sue quote di Tfr il suo capitale ammonterebbe a 20,8 milioni, sempre per ogni milione di retribuzione. Vanno considerati, pero’ , anche altri fattori. Il Tfr, ad esempio, e’ piu’ flessibile e viene incassato ogni volta che si cambia posto lavoro mentre l’ investimento in un Fondo pensione potrebbe avere maggiori vincoli. QUANTO RENDONO 200.000 LIRE AL MESE (Il capitale maturato con un Pac decennale Importi in migliaia di lire) Tipo di Paccapitale nettoAl netto maturato (1) dell’ inflazione Obbligazioni italiani41.12824.410 Obbligazioni esteri 38.71022.975 Bilanciati italiani 38.48422.841 Bilanciati esteri 39.78223.611 Azionari italiani 39.59723.501 Azionari esteri 43.79425.992 Somme versate 24.00014.244 Le elaborazioni sono effettuate al netto delle commissioni in base al rendimento medio delle singole categorie nel periodo 1.1.85 31.1.95. I valori al netto dell’ inflazione sono rettificati in base al costo vita medio nel periodo. ————————- PUBBLICATO —————————— MEGLIO LE VECCHIE ABITUDINI TITOLO: E’ tardi per cambiare – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Oltre i cinquanta anni i vantaggi dell’ investimento del Tfr in un Fondo si riducono parecchio. La soglia dei 65 e’ vicina. Il cinquantanovenne della tabella, trascorsi i sei anni di contributi che lo separano dall’ eta’ di vecchiaia, avra’ un guadagno poco consistente dall’ investimento in un Fondo pensione delle sue ultime quote nette di Tfr. Perche’ il peso di costi e tasse annulla quasi del tutto le distanze. Lasciando le ultime parti di liquidazione accantonate in azienda otterrebbe 456.885 lire per ogni milione di retribuzione. Mentre la cassa comune gli renderebbe poco piu’ : 487.592 lire. QUANTO RENDE UN MILIONE AL MESE (Il capitale maturato con un Pac decennale Importi in migliaia di lire) Tipo di Paccapitale nettoAl netto maturato (3) dell’ inflazione Obbligazioni italiani206.953122.828 Obbligazioni esteri 194.791155.610 Bilanciati italiani 194.502115.438 Bilanciati esteri 200.089118.754 Azionari italiani 200.063118.739 Azionari esteri 221.512131.469 Somme versate 120.00071.221 Le elaborazioni sono effettuate al netto delle commissioni in base al rendimento medio delle singole categorie nel periodo 1.1.85 31.1.95. I valori al netto dell’ inflazione sono rettificati in base al costo vita medio nel periodo. ————————- PUBBLICATO —————————— FACCIAMO I CONTI CON LA PROSSIMA RIFORMA TITOLO: Liquidazioni in pista Quanto potra’ rendere il Tfr – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Una pensione di scorta costruita anche con la liquidazione. Il futuro della previdenza integrativa e’ legato alla possibilita’ di investire il trattamento di fine rapporto in un Fondo pensione. Ma solo quando anche in Italia decollera’ il sistema delle “Casse comuni” gestite dalle aziende o dalle categorie in collaborazione con banche e assicurazioni i risparmiatori avranno un’ alternativa in piu’ per allargare il paracadute della pensione privata. Per adesso il Tfr e’ soltanto un finanziamento a basso costo per le aziende: la quota accantonata ogni anno (7,4% della retribuzione) viene rivalutata poco piu’ dell’ inflazione (il 75% dell’ aumento dei prezzi piu’ l’ 1,5%). Con un’ inflazione del 4% il datore di lavoro deve remunerare le liquidazioni al 4,5%. Se i dipendenti, invece, mettessero da subito l’ equivalente annuo del Tfr in un Fondo che rende l’ 8,1% netto (con costi pari al 5%) all’ epoca della pensione il capitale finale sarebbe molto piu’ consistente. In questa pagina, con tabelle studiate per tutte le eta’ , Corriere Soldi ha documentato la sfida immaginaria tra Tfr tradizionale e Tfr investito in un Fondo pensione sulla base della tassazione attuale. 13 PREVIDENZAPREVIDENZE SABATO 4 MARZO 1995

Conti Cristina, Marvelli Giuditta, Golinucci Paolo, Monti Francesca

Pagina 7
(4 marzo 1995) – Corriere della Sera

polizze vita

Consumatori meno bastonati

. Anche se il nostro Paese non ha recepito la direttiva comunitaria, ora si potra’ ricorrere al giudice. Per telefono, gas, luce, auto, banche… TITOLO: Consumatori meno bastonati Grazie a Bruxelles eliminate dai principali contratti 18 clausole capestro – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Contratti piu’ trasparenti e abolizione delle clausole capestro, rimangono un miraggio. La crisi di governo ha rinviato il recepimento nella nostra legislazione della direttiva comunitaria numero 13 del 1993 sulle clausole vessatorie. Addio legge, quindi. Ma una maggior tutela, a partire dal primo gennaio ‘ 95, e’ comunque assicurata: dato che il nostro Paese e’ inadempiente, cittadini e utenti possono rivolgersi al giudice e chiedere la diretta applicazione delle disposizioni decise a Bruxelles. Con alcuni limiti, pero’ . Non tutti gli assicurati, ad esempio, possono contestare l’ effetto di una clausola abusiva: la direttiva comunitaria si applica solo ai contratti stipulati dopo il 31 dicembre 1994. Per coloro che hanno chiuso l’ anno gia’ titolari di una polizza non resta che aspettare la prima scadenza per sostituirla con una nuova. Lacune. “La nostra legislazione non vieta le clausole vessatorie . spiega Paolo Martinello, responsabile del Servizio legale del Comitato difesa consumatori .. Gli articoli 1341 e 1342 del Codice civile, che risalgono al 1942, prevedono solo la doppia firma del contraente nei contratti per adesione, cioe’ sui moduli prestampati che si compilano per aprire un conto corrente, sottoscrivere una polizza, chiedere l’ allacciamento alla rete del gas, dell’ acqua, del telefono, ordinare l’ acquisto di beni come auto, elettrodomestici, mobili, o conferire un incarico, per esempio per la vendita di un immobile. Lungi dall’ essere una garanzia per il consumatore, la doppia sottoscrizione si rivela solo una formalita’ “. Abusive 18 clausole. La direttiva dell’ Unione europea considera abusive, e quindi nulle, 18 clausole capestro dei contratti standard, che pongono restrizioni esclusivamente a danno del contraente. Sono illegali, per esempio, le condizioni che impediscono al consumatore d’ impugnare il contratto o l’ obbligano a sottoporsi al giudizio di un arbitro che non e’ il giudice ordinario. Oppure le clausole che prevedono la proroga automatica del contratto o indennizzi sproporzionati in caso d’ inadempimento o, ancora, nessun indennizzo per recessione della controparte. Quanto alle responsabilita’ dell’ impresa dovute a ritardata consegna, difetti del prodotto o errori, la direttiva 13.93 obbliga agenzie di viaggi e tour operator a rispondere dei danni subiti dai clienti. Norme anticapestro. Anche le banche perdono il privilegio di stabilire limiti massimi al risarcimento dei valori rubati dalle cassette di sicurezza e non possono piu’ sottrarsi alle loro responsabilita’ se un assegno gia’ in cassa viene smarrito o se l’ impiegato dimentica di presentare all’ incasso una cambiale. Tirata d’ orecchi anche per le case automobilistiche: devono rispettare le date di consegna e determinare i prezzi alla prenotazione. Nel mirino delle associazioni dei consumatori ci sono gia’ 4 articoli del regolamento di servizio Telecom, la modulistica delle agenzie immobiliari, le polizze assicurative e in particolare quelle sanitarie, i contratti bancari e un’ infinita’ di limitazioni contenute nei contratti standard per la fornitura di gas, luce, acqua e di altri servizi, e nel trasporto aereo. Il Comitato difesa consumatori ha calcolato che un normale cittadino, col conto in banca e una copertura assicurativa Rc auto e verso terzi, titolare delle normali utenze domestiche, proprietario di un’ auto e di qualche elettrodomestico, utente delle Poste e delle Ferrovie e sporadicamente cliente di un’ agenzia di viaggi si sottopone, volente o nolente, a ben 700 clausole vessatorie. In regola. Avedisco, vendite dirette, Associazione Italiana Editori e Anipav (imprese promozione viaggi) hanno siglato accordi con associazioni dei consumatori e stanno adottando un “Contratto azzurro” ispirato alla trasparenza. Vanno segnalate le iniziative di Fiat, che col “Patto Sicuro” anticipa in parte la nuova normativa, e dell’ Ania, che alle compagnie assicurative consiglia di rinunciare alla facolta’ del recesso unilaterale nelle polizze sanitarie. Sollecitata dall’ Antitrust, l’ Abi, associazione delle banche, sta revisionando i contratti su conti correnti e servizi. Ma non basta. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Dove arriva la trasparenza – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Facolta’ di recesso, modifiche unilaterali delle condizioni, responsabilita’ : ecco le principali clausole capestro. ASSICURAZIONI. Occhio all’ articolo 6 delle polizze sanitarie, se e’ prevista la facolta’ di recesso della compagnia in caso di sinistro, e alla clausola di rinnovo automatico della polizza non disdettata con largo anticipo. BANCHE. Molti i tranelli nascosti nelle clausole standardizzate. Eccone alcuni: facolta’ della banca di modificare unilateralmente le condizioni del conto corrente, tetto al rimborso in caso di furto dei valori custoditi nelle cassette, esclusione di responsabilita’ in caso di furto o smarrimento dei titoli di credito affidati all’ istituto. CONCESSIONARIE AUTO. Sotto tiro la ritardata consegna per “causa di forza maggiore” e quando il prezzo viene determinato alla consegna. CLINICHE. Abusiva la clausola che esclude la responsabilita’ per danni da parte di chi esegue l’ intervento terapeutico o estetico. COMPRAVENDITE IMMOBILIARI. Clausole che vincolano a versare la provvigione all’ agenzia anche se il venditore recede o l’ affare non va in porto. SCUOLE PER CORRISPONDENZA. Vincolo a pagare anche se le lezioni vengono sospese o l’ allievo si ritira prima dell’ inizio del corso. LUCE, ACQUA, GAS. Clausola che consente all’ ente erogatore di cedere il contratto a terzi o di sospendere il servizio senza adeguato preavviso. TELEFONO. Articoli 4, 10, 25 e 20 del Regolamento di servizio Telecom: prevedono risarcimenti irrisori per ritardi negli allacciamenti e nelle riparazioni e in caso di errata o mancata pubblicazione dell’ abbonato sulle guide. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Sparisce il rinnovo automatico – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Vanno eliminate, secondo Bruxelles, anche le clausole di rinnovo automatico (tacita proroga) del contratto nel caso in cui la compagnia fissi la data della comunicazione della disdetta da parte del cliente con eccessivo anticipo rispetto alla scadenza della polizza. Nelle polizze sanitarie questo limite e’ ora in genere di 90 giorni. In futuro scendera’ a 30. Nel campo della Rc auto la compagnia non potra’ piu’ escludere il risarcimento se le riparazioni sono effettuate senza la preventiva autorizzazione. In caso di ritardo nell’ invio del perito l’ assicurazione dovra’ attenersi alle spese documentate dal danneggiato. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Tranelli nelle polizze sanita’ ? Ecco come correre ai ripari – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Tra le numerose clausole delle polizze che potrebbero essere considerate abusive alla luce della direttiva comunitaria, Corriere Soldi ha preso in esame le piu’ importanti, segnalando anche le modifiche che alcune assicurazioni hanno gia’ apportato o inseriranno nei nuovi contratti. L’ indagine riguarda soprattutto le polizze sanitarie. Facolta’ di recesso. Quasi tutte le compagnie si riservano la facolta’ di sciogliere il contratto e “scaricare” l’ assicurato dopo ogni denuncia di sinistro. In pratica, una volta ricevuto l’ indennizzo, il cliente viene “licenziato” in tronco (nella tabella a fianco il comportamento rilevato dall’ Isvap, l’ istituto di controllo delle assicurazioni, delle principali compagnie che offrono polizze sanitarie) con poche possibilita’ di correre ai ripari perche’ in condizioni di salute precarie per l’ utente abbandonato e’ impossibile stipulare nuove polizze a piena copertura, in quanto le malattie preesistenti alla sottoscrizione sono escluse. Diversi sono i comportamenti seguiti dalle compagnie per adeguarsi: alcune societa’ escludono a priori di recedere dalla polizza in caso di sinistro, altre limitano l’ operativita’ di questa clausola a due anni dalla sottoscrizione, considerato come periodo di osservazione del grado di rischiosita’ del cliente. L’ Isvap, infatti, ha considerato ammissibile questa clausola nei contratti pluriennali, nei quali il premio viene determinato per l’ intera durata sull’ eta’ degli assicurati al momento della sottoscrizione della polizza. Per contro agli utenti non e’ mai riconosciuta la facolta’ di recesso. Le compagnie, per non essere colpite della direttiva, potrebbero modificare questa clausola riconoscendo il diritto di recesso anche agli assicurati. Secondo Aurelio Candian, della Bocconi, e di Marino Bin, dell’ Universita’ di Torino, la concessione agli assicurati di tale falcolta’ pero’ non sara’ sufficiente a rendere legittima la clausola. Occhio all’ arbitro. Nelle polizze sanitarie e infortuni e’ previsto, in caso di disaccordo sulla valutazione dei danni subiti dagli assicurati, il deferimento obbligatorio della controversia a un collegio di tre medici, nominati uno per parte e il terzo di comune accordo o dall’ Ordine dei medici, che dovra’ accertare chi ha ragione. Secondo il legislatore comunitario e’ una clausola abusiva perche’ sopprime il diritto dei consumatori a esercitare l’ azione legale obbligandoli a ricorrere a un arbitrato non disciplinato dalla legge. Qualche compagnia recentemente ha modificato la clausola stabilendo che gli assicurati, in caso di disaccordo sulla valutazione dei danni, potranno rivolgersi, oltre che al giudice ordinario, anche al collegio arbitrale. Diverse compagnie, poi, hanno stabilito che la sede del collegio arbitrale potra’ essere nel luogo di residenza dell’ assicurato e non presso la compagnia stessa. L’ onere della prova. Nelle polizze capita di trovare clausole che addossano agli assicurati il compito di provare fatti che, per legge, sarebbe invece dovere della compagnia dimostrare. Secondo il legislatore comunitario tali clausole vanno escluse dai contratti. Come difendersi. Dal primo gennaio i consumatori che hanno stipulato un nuovo contratto che contiene una clausola vessatoria, possono chiedere al giudice (Tribunale o pretore o giudice conciliatore a seconda del valore della causa), l’ accertamento del carattere abusivo di tale clausola. La richiesta per rendere inefficace la clausola puo’ essere fatta direttamente dai consumatori oppure opponendosi a una pretesa dell’ impresa. Sara’ necessario invece aspettare la legge che recepira’ la direttiva perche’ sia possibile da parte delle associazioni dei consumatori un’ azione legale per l’ accertamento del carattere abusivo di clausole contrattuali.

Lucchini Ermanno, Golinucci Paolo, Mariotti Paolo

Pagina 21
(7 gennaio 1995) – Corriere della Sera

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pensioni nella terra di nessuno

Il cambiamento delle regole del gioco riserva sempre nuove sorprese TITOLO: Pensioni nella terra di nessuno Resta ancora incerto il destino di chi ha fatto domanda ma ha gia’ abbandonato il posto Che cosa cambia con la possibilita’ di cumulare l’ assegno d’ anzianita’ con un altro lavoro – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Anzianita’ “sospesa”, vecchiaia sempre piu’ lontana e nuove norme sulle pensioni tutte da capire. Fra le regole ancora inesplorate della rivoluzione previdenziale innescata dalla Finanziaria spicca fra l’ altro la possibilita’ di cumulare reddito e rendita per chi decidera’ di andare a riposo prima del tempo. Una “sommatoria” finora negata (almeno in parte) che adesso ritorna in pista come premio di consolazione per chi subira’ la decurtazione della rendita (3% all’ anno) imposta a chi va in pensione prima del tempo. Blocco da rivedere. In realta’ , finche’ la Finanziaria non sara’ approvata, nessuno puo’ avere delle certezze sulle pensioni pubbliche dei prossimi anni. In questi giorni, pero’ , i dubbi piu’ grossi pendono sul destino delle persone che sono finite nel blocco immediato delle rendite d’ anzianita’ stabilito dal decreto del 28 settembre. Quel provvedimento che “congela” tutte le domande di pensione d’ anzianita’ presentate e accettate fino a quella data e che abbiano decorrenza successiva. Il governo ha promesso di modificarlo per “salvare” chi ha gia’ dato le dimissioni, rischiando di restare per piu’ di un anno senza pensione e senza stipendio. Perche’ , anche se gli effetti del decreto scadono il primo febbraio ‘ 95, la prima “finestra” utile per andare in pensione si aprira’ il primo gennaio ‘ 96. Con qualche eccezione: gli insegnanti, per esempio. Che verranno “liberati” il primo settembre ‘ 95. Ricordiamo che, per ora, le esclusioni dal blocco sono solo quelle concesse agli invalidi, a chi ha maturato 40 anni di contributi, ai prepensionati di aziende in crisi e a quelli in mobilita’ lunga. Entro le prossime ore il ministero del Lavoro dovrebbe completare il monitoraggio sui casi da sanare. Che, secondo le prime stime dell’ Inps e dell’ Inpdap, superano le 100 mila unita’ . La soluzione piu’ plausibile per salvare anche il gettito della manovra sembra quella di aprire una “fessura” nel blocco per i dipendenti privati gia’ dimissionari. Ancora in discussione, invece, la possibilita’ di rivedere le norme anche sul versante degli statali. Cumulo inedito. E veniamo alla chance che il progetto di riforma vorrebbe concedere ai futuri pensionati d’ anzianita’ che trovano un altro lavoro. In pratica chi avra’ la pensione di anzianita’ (35 anni di contributi), ridotta del 3% per ogni anno di anticipazione rispetto all’ eta’ pensionabile, potra’ cumulare totalmente la pensione e il reddito di lavoro. Autonomo o dipendente, non fa differenza: quest’ ultimo, pero’ , deve essere svolto presso un altro datore di lavoro. L’ unico sacrificio che viene richiesto ai lavoratori in seconda battuta e’ il pagamento di un contributo di solidarieta’ del 10% sul guadagno. Se l’ attivita’ e’ alle dipendenze di qualcuno, l’ onere sara’ diviso a meta’ con il datore di lavoro. Mentre resta tutto a carico del lavoratore in caso di attivita’ autonoma. Oltre questo 10% nessun altro contributo e’ dovuto. E men che meno quelli previdenziali. I nuovi criteri di cumulo non valgono pero’ per le pensioni liquidate senza riduzione in base alle norme transitorie (quelle cioe’ che consentono l’ anno prossimo il pensionamento con 37 anni di contribuzione). In questi casi, infatti, sono in vigore i vecchi criteri. Ma facciamo un po’ di conti per spiegare quanto guadagnera’ un “pensionato lavoratore”. Andando a riposo a 58 anni nel 1999, (quando l’ eta’ di vecchiaia per gli uomini sara’ fissata a 64 anni) il taglio complessivo della rendita ammontera’ al 18% (3% per sei anni). L’ ipotetica pensione di questo signor Rossi . due milioni al mese . si ridurra’ percio’ a 1.640.000 lire (2.000.000 meno 360 mila lire). Il nuovo lavoro autonomo gli rendera’ altri 2.000.000 al mese, che, decurtati del 10%, diventerebbero 1.800.000 lire. I redditi complessivi, da lavoro e da pensione, ammonteranno quindi a 3.440.000 lire al mese. Secondo i vecchi criteri sul cumulo, il nostro lavoratore avrebbe invecepotuto trattenere dal reddito da lavoro solo l’ importo corrispondente al minimo di pensione piu’ la meta’ della parte eccedente. Supponendo nel 1999 un minimo di 700.000 lire mensili, al pensionato sarebbe rimasto in tasca soltanto 1.350.000 lire. Da sommare a 1.640.000 della pensione d’ anzianita’ decurtata. La somma finale fa 2.990.000, ovvero 450.000 lire al mese in meno rispetto ai 3.440.000 “concessi” dalla riforma in via di discussione. La differenza, ovviamente, si restringe qanto piu’ basso e’ il reddito del lavoro post pensione. Con un milione al mese, ad esempio, il guadagno si riduce a 50 mila lire. Bisogna ricordare pero’ che chi matura i 35 anni entro il 1994 puo’ comunque cumulare in modo completo pensione e lavoro autonomo, come stabilito dal vecchio regime. Purche’ vada in pensione con 37 anni di contributi e quindi con la pensione intera. Nel caso invece di lavoro alle dipendenze, la norma precedente non avrebbe consentito il cumulo, neppure parziale. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Parare i tagli del 3%? Ecco quanto costera’ – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Alla ricerca della pensione di anzianita’ perduta. A chi vuole evitare il pesante taglio introdotto dalla Finanziaria (il 3% per ogni anno di anticipo rispetto all’ eta’ pensionabile) non resta che una strada: continuare a lavorare fino a 40 anni. Ma esiste qualche scorciatoia? Stipulare una polizza vita puo’ aiutare? Nella tabella qui sopra sono messe a confronto le prestazioni ottenute con 35 anni di anzianita’ contributiva pre e post manovra finanziaria da parte di tre lavoratori tipici. Le retribuzioni, che a seconda dei lavoratori corrispondono rispettivamente a 25, 40 e 45 milioni, si rivalutano del 2% reale annuo. L’ inflazione e’ stimata al 4%; per tutti i 65 anni sono l’ eta’ da utilizzare per determinare il taglio del 3%. Il neoassunto si ritrova fra 35 anni con un taglio pari al 15%. L’ assegno annuo Inps, espresso in lire attuali, e’ di 22,3 milioni contro i 26,2 ottenibili con le vecchie regole. La perdita secca e’ di 3.934.000 lire l’ anno. Puo’ essere coperta sottoscrivendo una polizza “caso vita” della durata di 35 anni: ipotizzando un rendimento netto pari all’ 8,5% basta versare solo 5 anni di contributi, pari al 10% del reddito del lavoratore (2.505.000 lire e’ il primo versamento), con un costo complessivo di 13 milioni. Piu’ difficile il recupero con polizza per il trentacinquenne che avra’ una pensione tagliata del 24% pari ad un importo di 25.153.000. La perdita rispetto alle vecchie regole e’ di 7,9 milioni l’ anno. Per ottenere la pensione mancante deve pagare 57,5 milioni versando il 10% del suo reddito per 12 anni. Impossibile il “salvagente polizza” per il quarantenne. La perdita a 55 anni e’ del 30%: 36,2 milioni contro 24,2 milioni. Per raggiungere in solo 15 anni i 12 milioni di rendita mancanti, deve versare in polizza ben il 17% del reddito (7,6 milioni il primo versamento), con un esborso effettivo di 131.600.000. Piu’ conveniente, anche se piu’ faticoso, prolungare di cinque anni il lavoro: di circa 30 milioni e’ la quota dei contributi Inps a carico del dipendente, che ricevera’ a 65 anni una pensione pari a 45,6 milioni annui.

Golinucci Paolo, Marvelli Giuditta, Sica Angelo

Pagina 27
(8 ottobre 1994) – Corriere della Sera

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chi perde di piu’ dopo i tagli

Dalla riduzione delle aliquote alla penalita’ per chi smette di lavorare prima dei nuovi limiti: ecco, caso per caso, quanto pesera’ sulle pensioni future degli italiani l’ “austerity” proposta dal governo I conti in tasca alla Finanziaria che ha rivoluzionato il sistema – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – L’ anzianita’ diventa un miraggio. Perche’ avere una pensione “intera” dopo 35 anni di contributi d’ ora in poi sara’ impossibile. A meno che non si sia disposti a sacrificare una parte consistente dell’ assegno. Pagando le salate penalizzazioni (fino al 40%) proposte dal governo nel disegno di legge. Ma i futuri pensionati dovranno fare i conti anche con i nuovi meccanismi di calcolo che abbasseranno le rendite di chi ha piu’ di quindici anni di contributi. I piu’ penalizzati saranno coloro che finora hanno beneficiato di aliquote di rendimento superiori al 2% per ogni anno di contribuzione. La misura del taglio e’ ancora oggetto di discussione: quel che e’ certo e’ che dal 1996 al 2001 l’ aliquota scendera’ all’ 1,75%. Poi si vedra’ . Tre per cento. Rimangono i 35 anni di contributi per raggiungere il diritto alla pensione, ma chi scegliera’ di lasciare il lavoro prima della “vecchiaia” (oggi fissata a 61 anni per gli uomini e a 56 per le donne) si vedra’ decurtato l’ assegno del 3% per ogni anno di anticipazione. La riduzione non potra’ comunque superare il 40% e non si applichera’ a chi ha raggranellato 40 anni di contributi, che, almeno per ora, costituiscono l’ anzianita’ contributiva massima pensionabile. Percio’ un lavoratore di 50 anni che decide di smettere nel ‘ 96 con 35 anni di anzianita’ subira’ una decurtazione del 3% per ognuno dei 12 anni che lo separano dall’ eta’ di vecchiaia stabilita per quell’ anno (62 anni). Sicche’ , al posto del milione e mezzo che gli spetterebbe ogni mese percepira’ solo 960 mila lire, con una perdita secca di 540 mila lire (36%). Naturalmente, poiche’ il tetto dell’ eta’ pensionabile sale gradualmente (fino a raggiungere i 65 anni per gli uomini e i 60 per le donne nel 2000) chi decidesse di andare in pensione a 50 anni nel 1999 perdera’ una somma molto maggiore: perche’ a quella data l’ eta’ pensionabile maschile sara’ fissata a 64 anni. Ancora piu’ duro il “colpo” per i dipendenti del pubblico impiego, dove la sorte delle baby pensioni e’ ancora oggetto di discussione. Pare sicuro, pero’ , che la riduzione del 3% per ogni anno di anticipazione rispetto all’ eta’ di vecchiaia tocchera’ anche a loro, che avevano gia’ subito una decurtazione con la scorsa manovra. Allora, pero’ , il taglio (2% l’ anno in media) era rapportato agli anni mancanti ai 35 di contribuzione. Il gioco delle aliquote. Quanto incidera’ il taglio nelle aliquote di rendimento? Nel grafico riportato qui sopra sono riportate le vecchie e le nuove prestazioni a cui hanno diritto tre assicurati Inps: un neoassunto venticinquenne, un trentacinquenne con 13 anni di anzianita’ e un quarantenne che lavora da venti. Al venticinquenne, trascorsi i quarant’ anni sul posto di lavoro, spettera’ una pensione, invariata rispetto alle regole attuali, pari a 32,2 milioni di lire attuali pari al 63% del suo ultimo stipendio. Al trentacinquenne verra’ riconosciuta una rendita, anch’ essa non penalizzata dal cambio di normativa, pari al 59% dell’ ultimo stipendio. Ma e’ il quarantenne che sara’ penalizzato in misura maggiore dato che i due “colleghi” potranno beneficiare del paracadute dei 15 anni. Il quarantenne, invece, che ha maturato diciott’ anni di contributi al 31 dicembre ‘ 92, avra’ a 60 anni una pensione tagliata del 6%, passando da 45 milioni ai 42,4 ottenuti con le nuove regole. Le cose potrebbero cambiare se in futuro si tornera’ alla cara vecchia aliquota del 2%. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Colpito chi ha iniziato molto giovane ANZIANITA’ – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – L’ anzianita’ diventa un miraggio. Perche’ avere una pensione “intera” dopo 35 anni di contributi d’ ora in poi sara’ impossibile. A meno che non si sia disposti a sacrificare una parte consistente dell’ assegno. Pagando le salate penalizzazioni (fino al 40%) proposte dal governo nel disegno di legge. Ecco quanto costera’ d’ ora in avanti restare a casa prima dell’ eta’ di vecchiaia o prima di aver compiuto 40 anni di servizio. Tre per cento. Rimangono i 35 anni di contributi per raggiungere il diritto alla pensione, ma chi scegliera’ di lasciare il lavoro prima dell’ eta’ di vecchiaia (oggi fissata a 61 anni per gli uomini e a 56 per le donne) si vedra’ decurtato l’ assegno del 3% per ogni anno di anticipazione. La riduzione non potra’ comunque superare complessivamente il 40% e non si applichera’ a chi ha raggranellato 40 anni di contributi, che, almeno per ora, costituiscono l’ anzianita’ contributiva massima pensionabile. Percio’ un lavoratore di 50 anni che decide di smettere nel ‘ 96 con 35 anni di anzianita’ subira’ una decurtazione del 3% per ognuno dei 12 anni che lo separano dall’ eta’ di vecchiaia stabilita per quell’ anno (62 anni). Sicche’ , al posto del milione e mezzo che gli spetterebbe ogni mese percepira’ solo 960 mila lire, con una perdita secca di 540 mila lire (36%). Naturalmente, siccome il tetto dell’ eta’ pensionabile sale gradualmente (fino a raggiungere i 65 anni per gli uomini e i 60 per le donne nel 2000) chi decidesse di andare in pensione a 50 anni nel 1999 perdera’ una somma molto maggiore: perche’ a quella data l’ eta’ pensionabile sara’ fissata a 64 anni. E quindi a un cinquantenne mancherebbero 14 anni e non piu’ 12 per raggiungere il traguardo della vecchiaia. Cosi’ il taglio della rendita arriverebbe teoricamente al 42%. Ma la decurtazione reale sara’ del 40%. Perche’ piu’ di cosi’ , dice il disegno di legge, non si puo’ tagliare. Lo stesso discorso vale per le donne. Una signora che vorra’ andare in pensione nel 1999 a 55 anni perdera’ esattamente il 12% del suo assegno (240 mila lire, ipotizzando una rendita teorica di 2 milioni) perche’ le mancheranno quattro anni al raggiungimento della vecchiaia (59 anni). Ancora piu’ duro il “colpo” per i dipendenti del pubblico impiego. La riduzione del 3% per ogni anno di anticipazione infatti tocca anche queste pensioni, che avevano gia’ subito una decurtazione con la scorsa manovra. Allora il taglio (2% l’ anno in media) era rapportato agli anni mancanti ai 35 di contribuzione e non all’ eta’ pensionabile. Le vecchie norme. Si salvano in corner i piu’ vicini al traguardo. Chi ha gia’ maturato i 35 anni, o li raggiunge alla data di entrata in vigore della riforma (quindi presumibilmente prima della fine dell’ anno), beneficia delle vecchie regole (cioe’ evita la decurtazione). Ma deve lavorare un anno in piu’ o versare un anno in piu’ di contributi volontari: percio’ andare in pensione dal gennaio ‘ 96. Gli anni in piu’ diventano due per chi ha 34 anni di contributi: percio’ la loro pensione slitta al 1997. Restano poi molti dilemmi in merito al “blocco” fino a febbraio ‘ 95 stabilito dal decreto ad hoc anche per chi ha gia’ fatto domanda. Nell’ elenco di chi riesce a evitarlo (vedi riquadrato), il provvedimento inserisce in pratica anche gli statali che vogliano revocare la domanda fatta dopo il 1 luglio ‘ 94. Nulla viene detto, invece, a proposito della situazione dei pubblici dipendenti che abbiano fatto domanda (e si siano gia’ dimessi) prima di quella data, con l’ idea di andare in pensione a novembre. Ancora piu’ critica la situazione dei privati che si sono licenziati qualche settimana fa, sempre in attesa del 1 novembre: per loro c’ e’ il rischio di restare senza pensione e senza stipendio per qualche mese. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Ecco chi puo’ “dribblare” il blocco DOVE CADE LA SCURE – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Il blocco non e’ uguale per tutti. Il congelamento delle domande per la pensione d’ anzianita’ , gia’ presentate e accettate dall’ ente di appartenenza, infatti, risparmia alcune categorie di lavoratori. Qualcuno, quindi, puo’ tirare un sospiro di sollievo mentre in centinaia di migliaia dovranno aspettare ancora un po’ di tempo prima di incassare il sospirato assegno. I forzati del lavoro. Lo stop ai pensionamenti anticipati si applica ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e ai lavoratori autonomi (artigiani, commercianti) che: hanno fatto domanda con decorrenza successiva al 27 settembre; hanno presentato domanda di pensionamento anticipato, anche accettata dagli enti di appartenenza, ma senza che questa sia stata perfezionata prima del 28 settembre (data di approvazione del decreto legge sul blocco). Gli esclusi. Dal blocco si salva: chi ha gia’ accumulato quarant’ anni di contributi; chi ha la pensione con decorrenza anteriore al 28 settembre; chi ha presentato domanda di pensione e questa ha gia’ concluso il suo iter burocratico; chi ha cessato il servizio per invalidita’ ; i prepensionati per esuberi di manodopera e previsti da leggi specifiche; i dipendenti di imprese in cassa integrazione (legge 223.91 sulla mobilita’ lunga e la 451.94); i dipendenti di imprese ed enti in processo di ristrutturazione e risanamento previsto dalla legge (due casi emblematici sono quelli della Rai e dell’ ente Poste). ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Quanto costa l’ altalena delle aliquote VECCHIAIA – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Al lavoro per piu’ tempo, incassando una pensione piu’ bassa. Anche con la massima dedizione al lavoro, fino a raggiungere o quarant’ anni di anzianita’ o il tetto stabilito per l’ eta’ di vecchiaia, l’ assegno pensionistico non coprira’ piu’ del 68% dell’ ultimo stipendio. I recenti provvedimenti sul taglio del rendimento annuale delle pensioni apparsi nella manovra finanziaria si aggiungono infatti alle restrizioni introdotte due anni fa dal governo Amato, rendendo ancora piu’ avaro l’ assegno futuro. Se la riforma del ‘ 92 aveva infatti allungato il periodo preso a riferimento per il calcolo della pensione, passando dalla media retributiva degli ultimi 5 anni a quella degli ultimi 10 e all’ intera vita lavorativa per i neoassunti, la Finanziaria ‘ 94 tagliera’ ai lavoratori in servizio da piu’ anni il rendimento annuo (oggi fissato al 2%) che si usa per calcolare la pensione. Dal primo gennaio ‘ 96, infatti, l’ aliquota si riduce dal 2% all’ 1,75%, ma solo per coloro che vantavano piu’ di 15 anni di contributi al 31 dicembre ‘ 92. Un ritocco dello 0,25% in meno per ogni anno di lavoro oltre il 1996: su venti anni lavorativi significa una perdita del 5% sulla retribuzione pensionabile. Bisogna dire, pero’ , che su questo nuovo taglio e’ in corso un acceso dibattito che ne rende ancora incerta la durata e l’ attuazione. Perche’ verrebbe colpita nei diritti acquisiti una categoria di lavoratori che, alla data di oggi, ha almeno 17 anni di anzianita’ Inps alle spalle. Nelle ultime ore sembra accreditata l’ ipotesi che la riduzione all’ 1,75% valga solo dal ‘ 96 al 2001. E che da quella data in poi si torni al 2% per tutti. Quanto costera’ questo taglio ai futuri pensionati? In mancanza di notizie certe abbiamo fatto qualche conto, ipotizzando per il pensionato che aveva 15 anni di contributi al 31.12.92 un taglio perenne all’ 1,75% del rendimento per tutti gli anni contributivi dal ‘ 96 in poi. Nel grafico qui sopra ci sono le prestazioni previdenziali Inps di tre persone: un neoassunto venticinquenne, un trentacinquenne con 13 anni di anzianita’ e un quarantenne che lavora da venti. L’ inflazione e’ stimata al 4% annuo, mentre la crescita media delle retribuzioni per effetto di scatti di anzianita’ e avanzamenti di carriera si attesta al 2% reale. Diverse le retribuzioni di partenza: 25 milioni e’ il reddito del neoassunto, 40 quello del trentacinquenne mentre il lavoratore di quarant’ anni ha una retribuzione pari a 45 milioni annui. Al venticinquenne, trascorsi i quarant’ anni sul posto di lavoro, spetta una pensione pari a 32,2 milioni di lire attuali pari al 63% del suo ultimo stipendio (50,5 milioni). Al trentacinquenne la sudata pensione viene riconosciuta a 62 anni: a fronte di uno stipendio finale di 56 milioni, l’ assegno annuo Inps si riduce al 59% pari a 33,4 milioni di lire. Se per questi due lavoratori, che al 31.12.92 avevano meno di 15 anni di contributi, la novita’ consiste solo nell’ innalzamento da 35 a 40 anni di contributi per avere una pensione senza tagli (vedi servizio a fianco), il quarantenne che aveva maturato diciott’ anni di contributi al 31.12.92, vede ridotto anche il calcolo della pensione. Per effetto della discesa dell’ aliquota di rendimento dal 2% all’ 1,75% per gli anni di lavoro post 1996, la sua pensione a 60 anni si taglia del 6% passando da 45 milioni ai 42,4 ottenuti con le nuove regole. Le anzianita’ del nostro quarantenne sono state cosi’ calcolate: per i 22 di contribuzione pre 1996 si e’ presa l’ aliquota del 2% mentre per i restanti 18 anni si e’ considerata l’ aliquota ridotta all’ 1,75%. Cosi’ facendo l’ assegno annuo Inps rappresentera’ per lui solo il 68,3% dell’ ultimo stipendio. In conclusione: la fetta del reddito di ciascun lavoratore che non verra’ piu’ coperta dallo Stato sara’ pari, piu’ o meno, al 30 40%. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Scatti sempre piu’ freddi E la perdita si moltiplica SCALA MOBILE – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Cinquantaseimila lire per chi ha una pensione pari al minimo, quasi 280.000 per chi incassa ogni mese dall’ Inps un assegno di 1.800.000 lire (tre volte il minimo). Sono queste le perdite che i pensionati dovranno mettere in conto con la modifica dei criteri di aggiornamento delle pensioni in base all’ andamento del costo della vita. Ma i tagli saranno ben piu’ vistosi sulle pensioni “ricche” e si faranno sentire in misura maggiore man mano che passeranno gli anni. Nuovo calendario. Le pensioni non aumenteranno piu’ a novembre ma dal primo gennaio dell’ anno successivo. In pratica una volta ricevuto il prossimo mese l’ aumento previsto (il 3,5%), i pensionati dovranno attendere il primo gennaio del 1996 per vedere crescere di nuovo le loro rendite. Il che vuol dire una perdita di tre mensilita’ (considerando la tredicesima). Nuovi scatti. Cambiano le modalita’ di aggiornamento. Dal ‘ 96 si fara’ riferimento: a) alla crescita effettiva del costo della vita per le rendite che arrivano al minimo. In pratica non cambiera’ nulla rispetto alla situazione attuale; b) al tasso di inflazione programmata e non piu’ a quello reale per i trattamenti che superano il minimo. Gli effetti. Chi ha una pensione pari al minimo (623.450 lire dal prossimo novembre considerando lo scatto del 3,5% che verra’ pagato) dovra’ rinunciare, nel ‘ 95, a tre mensilita’ di scala mobile. Ipotizzando, prudenzialmente, un tasso d’ inflazione reale del 3 per cento (e quindi mezzo punto in piu’ di quello programmato) la perdita e’ di circa 56.000 lire. Di anno in anno poi ci sara’ sempre questo ritardo temporale a influire negativamente sul bilancio familiare. Gli svantaggi si fanno piu’ pesanti per le pensioni di importo maggiore. Prendiamo chi ha una rendita tre volte superiore al minimo: da novembre 1.870.350. Qui si cumulano due provvedimenti: lo slittamento dello scatto da novembre a gennaio e i nuovi meccanismi di calcolo fondati sull’ inflazione programmata. A novembre ‘ 95 il nostro pensionato avrebbe avuto diritto, a regole del gioco invariate, a uno scatto di scala mobile, sempre ipotizzando un’ inflazione reale del 3%, di quasi 54.000 lire (162.000 lire complessive in meno nell’ ultimo trimestre). A gennaio, invece, percepira’ un aumento di 45.000 lire e, quindi, per ognuno dei 13 mesi del ‘ 96 si trovera’ a perdere altre novemila lire: il ‘ 96, quindi, gli portera’ una perdita di 117.000 lire. L’ ammanco complessivo ammonta a quasi 280.000 lire. Nell’ elaborazione si e’ ipotizzato che l’ adeguamento venga calcolato con le norme attuali: scala mobile intera fino a due volte il minimo e ridotta se il pensionato percepisce assegni piu’ consistenti (aliquota ridotta al 90% da due a tre volte il minimo, e al 75% sull’ eccedenza). Da notare che il nuovo meccanismo di calcolo della scala mobile e’ destinato a incidere sempre di piu’ sui portafogli dei pensionati: lo scatto di “contingenza” verra’ calcolato, infatti, su importo della pensione aggiornato di anno in anno rispetto all’ inflazione programmata e non a quella reale.

Fracaro Massimo, Golinucci Paolo

Pagina 27
(1 ottobre 1994) – Corriere della Sera

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come scegliere la polizza giusta

La Polizza di capitale differito e’ una delle soluzioni piu’ diffuse. Che cosa prevede: la corresponsione di un capitale a scadenza se l’ assicurato e’ in vita. In alternativa si puo’ scegliere tra una rendita vitalizia, reversibile o certa per un determinato periodo. In caso di morte, al beneficiario viene liquidata una somma pari ai versamenti fatti, rivalutati. A chi si rivolge: a coloro che intendono costituire una somma nel medio lungo periodo (tra 10 15 anni) per esigenze personali (acquisto e.o sistemazione casa), finanziare lo studio dei figli e nipoti. E una polizza dal prevalente contenuto finanziario in quanto non prevede distinzioni nelle prestazioni finali per eta’ o sesso. A parita’ di versamenti e durata, il capitale finale maturato non varia a seconda che l’ assicurato sia uomo o donna, giovane o anziano. E tra i prodotti piu’ diffusi dalle banche. Infatti la nuova generazione di polizze “a capitale differito” e’ piu’ trasparente, essendo i costi a carico del cliente dichiarati, e conveniente rispetto alle forme tradizionali. L’ elasticita’ nei versamenti, la possibilita’ di variarli a piacimento rimane per molti assicurati un sogno, alle prese con polizze piene di vincoli. La soluzione e’ la tariffa “a premio unico ricorrente”, cioe’ con facolta’ di variare ogni anno i versamenti. Ripensamento libero. L’ anticipata estinzione di queste polizze avviene senza problemi dopo tre anni: la somma liquidata e’ pari al totale dei versamenti netti effettuati piu’ gli interessi maturati. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Adatta per un capofamiglia – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – L’ offerta di polizze vita si compone di molti prodotti, da quelli strettamente assicurativi a quelli con alto contenuto finanziario. Come scegliere? Cominciamo dalla polizza mista, che riunisce in se’ entrambe le caratteristiche. Che cosa prevede. La polizza mista media fra le esigenze di previdenza e quelle assicurative. Eroga infatti alla scadenza pattuita la liquidazione di un capitale o in opzione di una rendita che puo’ essere vitalizia, reversibile o certa per un determinato numero di anni. In caso di morte dell’ assicurato: va ai beneficiari un capitale originariamente pattuito, piu’ gli interessi maturati. A chi si rivolge: a persone con famiglia, che oltre al proprio futuro pensano anche alla tutela dei propri cari, in caso di prematura scomparsa del capofamiglia. E l’ esempio di un quarantenne, sposato con un figlio, che sottoscrive per 20 anni una polizza mista versando 2,5 milioni l’ anno. Il capitale assicurato in caso di morte e’ di 53 milioni iniziali, rivalutabili ogni anno in base al rendimento netto del fondo nel quale sono investiti i soldi (dedotte imposte e commissioni) degli assicurati. A scadenza potra’ disporre di un capitale di 100 milioni oppure di una rendita vitalizia di 7 milioni annui rivalutabili. Il ripensamento e’ costoso. Attenzione ai ripensamenti. L’ anticipata estinzione del contratto (riscatto) e’ infatti fortemente penalizzante: fino alla meta’ della durata della polizza, in caso di riscatto non si recuperano i premi complessivamente versati. ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Previdenza formato “single” – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – La Polizza a rendita differita e’ quella che si avvicina di piu’ al concetto di pensione tradizionale. In pratica si tratta di un puro e semplice piano di previdenza costituito attraverso versamenti periodici. Che cosa prevede. La prestazione principale e’ la corresponsione alla scadenza pattuita di una rendita rivalutabile per tutta la vita dell’ assicurato. Anno dopo anno, l’ assegno erogato dalla compagnia continua ad incrementarsi del rendimento finanziario ottenuto dal Fondo nel quale confluiscono i risparmi (dedotti i costi) degli assicurati. In alternativa alla rendita, si puo’ scegliere la liquidazione in un’ unica soluzione del capitale. In caso di morte dell’ assicurato: viene riconosciuto agli eredi un capitale pari alla somma dei premi versati rivalutati (controassicurazione). A chi si rivolge: a persone “single” e a coloro che hanno necessita’ di costituirsi una pensione aggiuntiva, per poter contare su un reddito garantito a partire da una certa eta’ . In caso di riscatto. Non essendo previsto il capitale caso morte della soluzione “mista”, l’ estinzione anticipata nei primi anni di polizza e’ meno penalizzante. Non e’ pero’ conveniente, a causa delle iniziali spese sostenute dalla compagnia per commissioni varie (spese di gestione e provvigioni pagate agli intermediari), che mediamente incidono per un 15 20% del premio versato. …. Servizi a cura di

Golinucci Paolo

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(24 settembre 1994) – Corriere della Sera