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VA SOSPESO IL CHIRURGO INDAGATO PER OMICIDIO COLPOSO – sentenza Cassazione

Va sospeso dall’attività il ginecologo indagato per omicidio colposo. La Corte di Cassazione ribalta il verdetto sia del Gip sia del tribunale di sorveglianza, che avevano considerato superflua la misura interdittiva nei confronti di un chirurgo ginecologo. Contro il medico il Pubblico ministero aveva aperto un procedimento ravvisando una grave negligenza nella morte di una paziente per le conseguenze di una laparoscopia. L’intervento, tra l’altro sconsigliato per il tipo di patologia, era stato eseguito in maniera tanto scorretta da procurare alla paziente lesioni gravi all’intestino e alla vescica. Conseguenze di cui il medico si era reso conto nel corso dell’intervento senza però riparare ai danni, neppure nei giorni successivi quando le condizioni della signora erano peggiorate. Il ginecologo era inoltre già stato querelato per lesioni gravissime procurate a un’altra sua “assistita” con un raschiamento. In considerazione di una condotta tanto grave da far ipotizzare addirittura un omicidio volontario, benché sotto l’aspetto del dolo eventuale, il pm aveva rinnovato anche in sede d’appello la richiesta di uno stop all’attività, incassando il doppio no del Gip e del Tribunale del riesame. Secondo i giudici la misura doveva considerarsi superflua nei confronti di un indagato per un reato di natura colposa per giunta incensurato. In più, a garanzia delle pazienti, c’era la disposizione dell’ospedale che aveva vietato l’esecuzione di interventi come quello fatto dal ricorrente. Non è d’accordo la Cassazione che giudica opportuna la sopensione dall’attività per escludere il rischio concreto di offendere nuovamente interessi collettivi già colpiti. La Cassazione invita a tenere presente quanto disposto dall’articolo 133 del codice penale sulla gravità del reato. In particolare la personalità dell’indagato, incline a violare regole cautelari, l’evitabilità dell’evento e il grado di esigibilità della condotta omessa.

Patrizia Maciocchi – SOLE 24 ORE 19/11/2011 testo sentenza 1429/11

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In arrivo divieto per le banche di essere distributrici e beneficiarie di polizze legate a mutui

Per evitare alla radice il conflitto di interessi è in arrivo una  norma dell’ISVAP di prossima emanazione che prevede il divieto per le banche di assumere contemporaneamente il ruolo di erogatrici dei mutui, distributrici e beneficiarie delle polizze ad essi connesse.

Il Presidente e il Vicedirettore Generale dell’ISVAP hanno incontrato il 18/11/2011 nella sede dell’Autorità i rappresentanti delle principali associazioni dei consumatori: Adiconsum, Adoc, Altroconsumo, Assoutenti, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori.
Oggetto dell’incontro è stata la questione delle polizze assicurative (non obbligatorie) abbinate ai mutui bancari e finanziamenti, nonché dei connessi problemi relativi all’elevato livello delle commissioni praticate dagli istituti di credito e alla trasparenza dei prodotti. L’appuntamento si inquadra nel giro di consultazioni – con le associazioni da una parte, con il mercato dall’altra – che l’ISVAP ha in corso sul problema delle polizze legate ai mutui.
L’ISVAP e le Associazioni dei Consumatori partecipanti all’incontro hanno convenuto che questi livelli provvigionali sono “abnormi” e “penalizzanti” per i consumatori e che pertanto è urgente mettere in atto tutte le misure necessarie a creare le condizioni per una loro significativa riduzione.
In questa ottica le Associazioni dei Consumatori hanno condiviso e appoggiato la norma ISVAP di prossima emanazione che prevede il divieto per le banche di assumere contemporaneamente il ruolo di erogatrici dei mutui, distributrici e beneficiarie delle polizze ad essi connesse, nel presupposto che gli istituti di credito si trovino in una situazione oggettiva di conflitto d’interesse.
Sul tema, come noto, l’Autorità – dopo l’insuccesso dell’iniziativa di autoregolamentazione operata da Abi e Ania e l’annullamento per vizio procedurale di un primo regolamento da parte del Tar – negli scorsi mesi aveva messo in pubblica consultazione un nuovo regolamento che ribadisce il divieto.
Il mercato delle coperture assicurative legate ai mutui e finanziamenti ammonta a ben 2,5 miliardi di euro annui, l’80% del quale in mano alle banche; la recente indagine dell’ISVAP (aprile 2011) relativa all’anno 2010 ha accertato che il livello medio delle commissioni praticate dalle banche ai clienti raggiunge tuttora il 44% con punte fino all’80%, valori multipli rispetto a quanto il consumatore si trova a pagare per le stesse polizze quando sottoscritte al di fuori delle convenzioni assicurative stipulate dalle banche.
Fonte : Isvap 18/11/2011