assicurazioni

Rivoluzione digitale – Così la trasparenza viaggia in Rete

Clienti sempre informati online. Che cosa offrono le compagnie DI PAOLO GOLINUCCI

digitaleSvolta digitale per le assicurazioni. Le compagnie, infatti, devono aprire i loro archivi virtuali ai clienti. E devo adeguare anche la modulistica visto, ad esempio, che ben presto sparirà il contrassegno dell’Rc auto cartaceo.
Trasparenza
Con il provvedimento numero 7 dell’Ivass — l’organo di vigilanza sul settore — le compagnie devono consentire ai clienti di poter consultare la loro posizione assicurativa in apposite «aree riservate» del loro sito Tra le informazioni da mettere a disposizione ci sono i documenti relativi alle coperture in essere, le condizioni contrattuali, lo stato dei pagamenti e le relative scadenze. Per le polizze vita, incluse le unit linked e le index, e per le operazioni di capitalizzazione, deve essere visibile anche l’aggiornamento sul «valore di riscatto» (l’ammontare del capitale disponibile in caso di interruzione della polizza). Entro il 31 ottobre devono essere consultabili i nuovi contratti stipulati dopo il primo settembre scorso: per le polizze già in corso la visione online dei documenti sarà possibile entro il 30 giugno 2014.
Ma vediamo quali informazioni un potenziale utente poteva ricevere il 23 ottobre. Reale Mutua è già in linea con le disposizioni che scatteranno dal 31 ottobre. Basta registrarsi (www.realemutua.it ) e viene inviata per email un «codice utente personale» e una password per accedere alla bacheca personale. Nella sezione «i tuoi sinistri» sono riportate informazioni su eventuali denunce per danni subiti o provocati. E’ evidenziata anche l’agenzia cui è appoggiata la polizza. Dal sito http://www.allianz.it è possibile accedere all’area personale nella quale l’assicurato in possesso di numero polizza e codice fiscale può registrarsi. Riceve successivamente i codici di accesso per entrare nell’area dedicata. Sul sito http://www.generali.it previa registrazione sono disponibili molte funzionalità tra cui il dettaglio dei premi e dei sinistri liquidati per polizza.
Meno carta
Addio al contrassegno cartaceo dell’Rc auto da esporre sul parabrezza. Il controllo del pagamento del premio avverrà con la lettura delle targhe, attraverso l’archivio integrato della Motorizzazione Civile. Lo prevede un decreto del ministero dello Sviluppo economico. Non c’è fretta, però, perché la sostituzione del contrassegno scatterà dal 14 aprile 2015. «Al suo posto — spiega il direttore centrale dell’Ania Vittorio Verdone — non ci sarà nessun microchip da applicare sul veicolo, soluzione che il ministero ritiene inutilmente costosa».
L’obiettivo è quello di ridurre le frodi, contrastando la contraffazione dei contrassegni cartacei e l’evasione dell’obbligo assicurativo. «L’evasore potrà essere perseguito — precisa Verdone — utilizzando i sistemi di rilevazione automatica delle targhe già in uso per il controllo della velocità con Autovelox e Tutor e dell’accesso alle zone a traffico limitato».
In sostanza la «fotografia» delle targhe verrà trasferita all’archivio integrato della Motorizzazione Civile che, attraverso controlli incrociati tra banche dati, individuerà eventuali evasori del pagamento dell’assicurazione, avviando automaticamente la procedura di sanzionamento. «Per la verità già oggi — precisa Verdone — sono possibili da parte degli agenti controlli incrociati telematici. Ma per inserire i dati della targa devono necessariamente fermare il veicolo. Con questo decreto, invece, i controlli saranno più facili».
Il nuovo meccanismo telematico di accertamento sarà utile però anche agli assicurati, che, secondo il provvedimento, potranno verificare l’esistenza e validità della propria copertura con accesso personale, via Internet.

Fonte : Paolo Golinucci  Corriere della Sera/Corriere Economia  Lunedi’ 28 ottobre 2013

polizze vita

Fondi pensione : testa a testa con i Btp

Da gennaio le casse di categoria hanno offerto in media il 3,7% netto. Un rendimento analogo a quello dei titoli decennali. Ma le iscrizioni latitano, mentre crescono quelle ai Piani individuali DI ROBERTO E. BAGNOLI

L a pensione di scorta è in azione: la previdenza integrativa allunga il passo grazie alla rivincita delle linee più rischiose. Nei primi nove mesi del 2013 è stato pari al 3,7% il rendimento medio netto offerto dai fondi pensione chiusi, aziendali o di categoria. Un rendimento assimilabile a quello del Btp decennale. Il Tfr nello stesso periodo ha reso invece l’1,4%, al netto dell’aliquota dell’11%. La liquidazione mantenuta in azienda si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione.
Anche nel medio termine la previdenza integrativa batte il Tfr: fra il primo gennaio 2000 e il 30 giugno scorso, infatti, tutti i tre fondi maggiori esistenti all’inizio del periodo considerato hanno battuto il 45,8% della liquidazione. Il migliore è stato Fondenergia (energia e petrolio) con il 53,6%, seguito da Cometa (industria metalmeccanica e orafa) con il 48,6% e da Fonchim (chimica e farmaceutica) con il 48,2%. Mentre i contributi ai fondi pensione cominciano a maturare rendimenti sin dal momento del versamento, la rivalutazione del Tfr in azienda riguarda solo l’importo maturato al 31 dicembre dell’anno precedente. Questo meccanismo determina una differenza di circa lo 0,2% a sfavore del Tfr.
Sistema
«Il sistema anche in un periodo di forte crisi è riuscito a ottenere rendimenti positivi e molto superiori a quelli del Tfr — sottolinea Rino Tarelli, commissario della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) —. E questo malgrado la minore libertà d’azione dovuta al rigoroso controllo degli investimenti, in linea con la loro finalità previdenziale: si tratta infatti di gestire il Tfr, cioè un salario differito dei lavoratori».
Nei primi nove mesi dell’anno spiccano i rendimenti a due cifre di due linee di Fondaereo (piloti e assistenti di volo), l’azionaria con l’11,6% e il profilo d’investimento Crescita con il 10,6%, seguite con il 9,1% dalle linee azionaria di Fopen (dipendenti gruppo Enel) e bilanciata-azionaria di Telemaco (telecomunicazioni). Hanno chiuso in positivo tutti i comparti, compresi i garantiti che in determinati casi assicurano un rendimento minimo annuo, o quantomeno la restituzione dei contributi versati. Risultati positivi sono stati ottenuti anche dai fondi maggiori: da Cometa a Fonte (commercio, turismo e servizi), da Fonchim a Solidarietà Veneto, destinato ai lavoratori delle aziende industriali e artigiane e ai lavoratori atipici della regione.
A parte le performance, comunque, due fattori giocano a favore dei fondi pensione, rispetto alla decisione di mantenere il Tfr in azienda. Sono il contributo aziendale, pari in media all’1,2-1,5% della retribuzione lorda, cui ha diritto solo chi aderisce, e il trattamento fiscale sulle prestazioni finali, notevolmente più favorevole di quello che si applica al Tfr.
Campagna
Eppure, malgrado questi vantaggi, sul piano delle adesioni i fondi sono in difficoltà, tanto che al 30 giugno erano stati superati (sia pure di pochissimo) dai Pip, i Piani previdenziali individuali di tipo assicurativo, che in media costano nettamente di più. «Il fatto che le adesioni ai Pip siano aumentate conferma che il problema della crescita non è dovuto solo alla crisi economica — sostiene Tarelli — sarebbe utile una campagna informativa istituzionale, ma anche i fondi negoziali devono fare la propria parte e sviluppare la promozione nei luoghi di lavoro». Lo scenario, del resto, è mutato. «Rispetto a vent’anni fa, quando è nata, il ruolo della previdenza complementare è cambiato — sottolinea Tarelli — in linea con la situazione e le prospettive del sistema obbligatorio: allora era un’opzione, oggi una necessità per evitare al dipendente un ridimensionamento del tenore di vita quando smetterà di lavorare».
«Bisogna riprendere una campagna informativa sui vantaggi dei fondi pensione, l’unico settore in cui è stato mantenuto un regime fiscale favorevole —, sottolinea dal canto suo Domenico Proietti, segretario confederale Uil e componente del Consiglio direttivo di Assofondipensione —. Alle istituzioni e alla politica chiediamo però di mettere fine ai segnali d’incertezza: per funzionare bene, infatti, anche i fondi pensione hanno bisogno di stabilità e certezze normative».www.iomiassicuro.it

Fonte : Roberto E.Bagnoli  Corriere della Sera / Corriere Economia  Lunedi’ 28 ottobre 2013

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polizze vita

RC AUTO -Governo al Volante . Arriva la mini-riforma

Scatola nera a spese dei clienti e le compagnie potranno non offrire polizze ad hoc. Tariffe ridotte se si va nelle officine convenzionate DI ROBERTO E. BAGNOLI

S i raffredda la tensione sull’Rc auto: dopo anni di forti aumenti, infatti, i prezzi hanno cominciato a scendere. Il settore rimane però il grande malato del mercato assicurativo, oltre a rappresentare una voce molto pesante del bilancio familiare. Le tariffe italiane sono le più care d’Europa: alcune compagnie stanno lanciando iniziative per alleggerirne l’onere attraverso la rateazione dei premi (vedi altro articolo in questa pagina).
Il pacchetto
Il governo, dal canto suo, sta correndo ai ripari con una serie di misure che nei prossimi giorni saranno inserite nel collegato alla legge di Stabilità. «Rappresentano il massimo che in questa fase siamo riusciti a fare — spiega Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo economico, che nei mesi scorsi ha coordinato insieme a Ivass e Antitrust un tavolo tecnico che ha raccolto i contributi di tutti gli attori del sistema —. Abbiamo trovato una serie di misure equilibrate che puntano a contenere il costo dei risarcimenti, e quindi le tariffe. Il contributo più importante verrebbe dalle tabelle sulle lesioni gravi, di cui da anni si attende il varo, e che per una serie di ricorsi sono ferme al ministero della salute. Per sbloccarle ci vorrebbe una prova di forza».
Il pacchetto varato dallo Sviluppo economico prevede una serie di misure, fra cui l’aumento a dieci milioni di euro (senza oneri aggiuntivi per gli assicurati), del massimale previsto per i pullman. Il problema è diventato di drammatica attualità dopo il gravissimo incidente avvenuto nei mesi scorsi sull’A16.
Il primo punto del pacchetto è rappresentato dalla scatola nera. «Le compagnie non saranno obbligate a offrire polizze che utilizzano questo sistema — spiega Vicari —. Il costo dell’installazione, in media sui 75-80 euro, sarà a carico dell’automobilista che accetta di montarla: la compagnia, però, dovrà da subito riconoscergli uno sconto superiore a quest’importo. Salvo casi di forza maggiore il diritto a richiedere l’indennizzo per i danni materiali decadrà dopo sei mesi dal fatto, rispetto ai due anni attuali».
Un altro punto importante riguarda il risarcimento in forma specifica presso carrozzerie convenzionate con la compagnia, dove l’assicurato non paga. «All’automobilista che sottoscrive una polizza basata su questo sistema dovrà essere riconosciuto uno sconto — spiega Vicari — e sulla riparazione sarà prestata una garanzia di due anni. Per gli intermediari rimarrà l’obbligo di fornire al cliente tre preventivi; sarà realizzato inoltre un preventivatore più completo dell’attuale».
Le opinioni
Non è entusiasta la reazione delle compagnie, secondo cui non si è fatto abbastanza per contenere l’elevato costo degli indennizzi. «Se le regole per i risarcimenti fossero in linea con quelli degli altri paesi — sottolinea Alessandro Santoliquido, direttore generale di Sara assicurazioni e presidente della commissione auto dell’Ani — i premi dell’Rc auto potrebbero essere anche cinque miliardi di euro in meno, un importo più alto della prima rata dell’Imu». La voce più consistente è rappresentata dai danni alla persona, che per le compagnie rappresentano circa il 70% dei costi. «La tabella unica per il risarcimento delle lesioni gravi permetterebbe, da subito, una riduzione delle tariffe intorno al 4-5% — spiega Santoliquido —. Per le altre misure, l’impatto in termini di costi è ben diverso a seconda di come saranno realizzate. Per il risarcimento in forma specifica, se l’assicurato va presso un’officina diversa da quella convenzionata, la compagnia dovrebbe riconoscere l’importo che versa a quest’ultima. Così le tariffe potrebbero scendere del 4% a livello nazionale e dell’8% a Napoli, dove è maggiore l’incidenza dei danni materiali».
E’ critico il punto di vista delle associazioni dei consumatori. «Queste misure sono utili, ma da sole non bastano — sottolinea Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia —. Manca quella riforma complessiva che sarebbe indispensabile per contenere il costo dei risarcimenti e, quindi, delle tariffe. La scatola nera ha un senso se è montata su tutti i veicoli, altrimenti si rischia che sia scelta solo dai bravi assicurati, e non da chi truffa le compagnie». In base a una disposizione europea, dal 2015 dovrà essere installata su tutti veicoli nuovi. «Si potrebbe anticipare l’obbligo all’anno prossimo — spiega Premuti —. E per i veicoli già in circolazione, prevedere che debba essere montata a ogni cambio di proprietà».

Fonte : Roberto E. Bagnoli – Corriere della Sera /Corriere Economia  lunedì’ 28 ottobre 2013
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polizze vita

il TFR ? Vale 5 giorni di pensione in piu’ – 250 euro in piu’ al mese

Duecentocinquanta euro in piu’ al mese per chi cerca la tranquillità, , oltre trecento per chi accetta qualche rischio in più. E’ l’assegno integrativo che, al momento del pensionamento, può accumulare un trentenne con un reddito annuo lordo di 26mila euro che decide di destinare il Tfr a un fondo pensione, optando per una linea con rendimento garantito del 2% l’anno, oppure per una bilanciata con un 50% di azioni e un 50% di obbligazioni. Un’entrata che consente di allungare sino al 25/26 del mese (rispetto al 31 che si aveva con lo stipendio) la copertura offerta dalla pensione (pubblica e complementare). Mentre con la rendita esclusivamente Inps il tasso di copertura si fermerebbe al 21.
La sfida
Secondo le elaborazioni di Progetica, società di consulenza in educazione finanziaria e previdenziale, in un orizzonte di cinque anni il Tfr è stato battuto nel 97% dei casi da un comparto garantito. La crisi dei mercati finanziari seguita al crac di Lehman Brothers ha portato a una forte volatilità delle Borse: sempre a cinque anni, la liquidazione (che in azienda si rivaluta con un tasso dell’1,5%, più il 75% dell’inflazione) è stata superata da un comparto azionario solo nel 61% dei casi. A vent’anni qualunque linea avrebbe fatto meglio del Tfr. «Abbiamo analizzato le performance dei mercati finanziari negli ultimi quarant’anni — spiega Andrea Carbone, partner di Progetica —. E attraverso un meccanismo di trascinamento, abbiamo confrontato i rendimenti di tutti i periodi da uno, cinque, dieci e vent’anni nell’orizzonte temporale fra il 1970 e il 2012. Il confronto sul ventennio, per esempio, ha analizzato le performance fra il 1970 e il 1989, fra il 1971 e il 1990, e così via. Le elaborazioni confermano che nel lungo periodo, che comprende anche anni di forte instabilità, la previdenza integrativa rende più del Tfr».
I calcoli
Dopo le riforme degli ultimi anni, l’età di pensionamento e l’ammontare del vitalizio dipendono da alcune variabili: allungamento della speranza di vita, andamento dell’economia e quindi variazione del Pil, dinamica di carriera della persona. In pratica, il quando e il quanto della pensione sono l’esito di stime e non più di calcoli. «Per questo nelle elaborazioni i valori sono stati rappresentati con una forchetta, compresa fra uno scenario inferiore e uno superiore — dice Carbone —. Sono stati esaminati tre profili di lavoratori dipendenti, di trenta, quaranta e cinquant’anni, che hanno cominciato a lavorare a venticinque, con una retribuzione lorda mensile di 2mila euro».
Per un trentenne, per esempio, a seconda dell’allungamento della vita media, l’età in cui potrà staccare oscillerà dai sessantacinque anni e sei mesi (se il trend sarà minore delle previsioni), ai sessantotto anni e nove mesi. «Sinora — sottolinea Carbone — la vita media si è allungata più della previsione più ottimistica».
L’importo del vitalizio, invece, è soggetto almeno a 4 variabili: età di pensionamento, allungamento della speranza di vita, dinamica di carriera e andamento dell’economia italiana. Nel sistema contributivo (che si applica ormai a tutti i lavoratori, almeno per quanto riguarda i periodi contributivi successivi al primo gennaio 2012), l’assegno viene infatti rivalutato in base alla variazione media del Pil nel quinquennio p: recedente. E, da alcuni anni, l’economia italiana soffre una profonda recessione. Così, per esempio, a seconda di come andranno queste variabili, la pensione del trentenne potrà essere compresa fra 1.072 e a1.614 euro.
Che aiuto potrà fornire la pensione di scorta? Per gli stessi profili, le elaborazioni di Progetica ipotizzano il conferimento del Tfr nella previdenza complementare. «Sempre per il trentenne — spiega Carbone — il beneficio mensile lordo potrebbe essere compreso fra i 247 euro di un investimento in un comparto garantito, ai 334 di un bilanciato. Il rischio in previdenza, insomma, paga». Per il quarantenne l’integrazione varia da 164 a 203 euro al mese, per il 50enne da 126 a 146.
Così nel 2013
Anche i dati più recenti confermano del resto il positivo bilancio dei fondi. In base a un campione che in termini di aderenti rappresenta quasi il 90% del totale, nei primi nove mesi dell’anno i fondi aziendali o di categoria hanno reso il 3,6%, contro l’1,3% del Tfr. Secondo i dati preliminari (quelli completi saranno riportati lunedì prossimo), la performance migliore è stata il 9,1% della linea bilanciata-azionaria di Telemaco, il fondo delle telecomunicazioni.
Eppure, nonostante questi risultati, il settore fatica a decollare. Secondo i dati della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), al 30 giugno scorso gli iscritti erano poco più di 6 milioni (+3,7% rispetto al 31 dicembre 2012), di cui 4,2 dipendenti privati: in pratica, è iscritto circa un lavoratore su quattro.

Fonte : Roberto Bagnoli – Corriere della Sera – Corriere Economia 14/10/2013

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dal 1993 ad oggi i Fondi Pensione hanno fatto meglio di liquidazione e strumenti finanziari

mar1Il Capitale accumulato in 20 anni investendo il TFR in fondi pensione , a confronto con quello ottenuto mantenendo la liquidazione in azienda. Come si puo’ vedere la pensione di scorta non sfigura nemmeno nei confronti di scelte esclusivamente finanziarie.

Il periodo va dal 31 agosto 1993 all’agosto 2013. Si è considerato l’investimento del TFR, piu’ il contributo dell’1,50% del lavoratore e, se previsto, il contributo del datore di lavoro.

Retribuzione lorda di partenza 25.000 euro, versamenti totali del lavoratore 58.300 euro.

Ance per gli strumenti finanziari si è ipotizzato l’investimento del TFR e del contributo individuale.

 

Tabella a margine articolo di Roberto Bagnoli “I Fondi vincono la guerra dei 20 anni” : 14/10/2013 – Corriere della Sera – inserto Corriere Economia

Fonte : elaborazioni Progetica

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PREVIDENZA INTEGRATIVA : I fondi vincono la guerra dei vent’anni

I l Fondo pensione? Ha navigato meglio di tutti nei mari tempestosi dei mercati finanziari. Battendo i fondi comuni, i Btp, i listini mondiali, le azioni italiane e perfino i mercati Emergenti. É il risultato, un po’ a sorpresa, di un’elaborazione condotta da CorrierEconomia sull’andamento degli strumenti finanziari e previdenziali dal 1993 ad oggi. Un risultato che, forse, può aiutare gli italiani, piuttosto freddi verso la previdenza integrativa, a fare qualche riflessione aggiuntiva. Visto che la pensione è sempre più lontana. E il rapporto tra rendita e ultimo reddito sarà sempre più barcollante.
La coperta pubblica
A quasi due anni dalla legge Monti-Fornero, che per l’ennesima volta ha modificato in modo sostanziale lo scenario del sistema pensionistico obbligatorio,CorrierEconomia ha confrontato i rendimenti degli strumenti a disposizione di chi vuole prepararsi a un domani senza preoccupazioni economiche. Nel cantiere sempre aperto delle pensioni, prendere le decisioni giuste per il proprio futuro rimane fondamentale. Da un lato, infatti, nei prossimi mesi scatterà un ulteriore allungamento della vita lavorativa, che colpirà le donne (vedi altro articolo in questa pagina). Dall’altro lato, però, per i periodi successivi al primo gennaio 2012 la pensione viene calcolata con il sistema contributivo. E quest’ultimo è decisamente meno favorevole del vecchio retributivo, anche perché il vitalizio è agganciato alla variazione del Pil dell’Azienda Italia, che da alcuni anni sconta la brusca recessione mondiale. Inoltre i coefficienti di conversione del capitale accumulato sono destinati a scendere perché agganciati anch’essi alle speranze di vita.
I calcoli
In base alle simulazioni realizzate da CorrierEconomia, nei vent’anni compresi fra il 31 agosto 1993 e quello scorso, la previdenza integrativa avrebbe vinto, più o meno nettamente, contro ogni possibile alternativa. E’ stata considerata una retribuzione lorda iniziale di 25mila euro, con versamenti totali del lavoratore pari a 58mila euro. Sono stati considerati l’investimento del Tfr (il 6,91% della retribuzione lorda) sia in strumenti previdenziali che finanziari, il contributo del lavoratore (l’1,50% della retribuzione stessa) e, quando previsto, quello del datore di lavoro, cui ha diritto chi aderisce a un fondo pensione aziendale o di categoria. Quest’ultima voce (che non spetta a chi mantiene il Tfr in azienda, e che non è stata considerata per calcolare il rendimento degli altri strumenti finanziari) aumenta decisamente la convenienza della previdenza complementare. Con i fondi pensione aziendali o di categoria il capitale accumulato in vent’anni ammonta a oltre 103 mila euro contro i 58.000 versati.
Alle spalle dei fondi chiusi si piazzano i fondi comuni obbligazionari dei paesi emergenti con 101.265 euro. Al terzo posto i fondi pensione aperti (promossi da compagnie d’assicurazione, banche, Sim e Sgr) sottoscritti su base collettiva, cioè in base a un accordo fra azienda e lavoratore, con 97.185 euro: anche in questo caso si riceve il contributo aziendale. Seguono i Btp con 93.733 euro e i fondi pensione aperti ad adesione individuale, con 78.658 euro: la mancanza del contributo aziendale fa davvero la differenza rispetto allo strumento di tipo collettivo, con un montante inferiore di oltre 15mila euro. Il Tfr (che si rivaluta con un tasso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione), è in terzultima posizione, con 75.749 euro, seguito solo dai fondi comuni azionari internazionali e da quelli Italia, rispettivamente con 68.972 e 64.829 euro.
L’elaborazione non tiene conto della tassazione prevista sulle prestazioni finali, che nel caso della previdenza complementare è molto più favorevole di quella che si applica al Tfr. Quelle liquidate dai fondi sono tassate infatti con un’aliquota del 15% ridotta dello 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, con uno sconto massimo del 6%. L’aliquota minima che si applica al Tfr è pari invece al 23%.

FONTE : Roberto Bagnoli – Corriere della Sera – Corriere Economia – 14/10/2013
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Dal parabrezza sparisce l’assicurazione : auto controllate con un microchip

Decreto Approvato dal Governo , entro il 2015 fine della carta. «Favorisca patente e assicurazione». La temuta e tipica frase pronunciata dagli agenti, dopo aver intimato l’alt agli automobilisti, sta per andare in pensione. Dal 18 ottobre entrerà in vigore un decreto ministeriale (9 agosto 2013, n. 110) che stabilisce la progressiva dematerializzazione dei contrassegni di assicurazione dei veicoli a motore su strada, attraverso la sostituzione degli stessi con sistemi elettronici o telematici. Al netto del burocratese significa che gli attuali tagliandi assicurativi esposti saranno sostituiti da sistemi elettronici o telematici.Le pattuglie della stradale, dei carabinieri o della polizia locale che vorranno procedere al controllo, nel momento in cui fermeranno le automobili non dovranno più guardare il parabrezza ma si collegheranno a una banca dati istituita presso la direzione generale della Motorizzazione «alimentata in tempo reale dalle imprese di assicurazione» che darà loro una risposta immediata sulla regolare copertura assicurativa della vettura.Non solo. Il sistema elettronico dialogherà anche con quelli di controllo del traffico come Tutor (in autostrada), autovelox di ultima generazione o telecamere delle Ztl (in città) che «leggono» le targhe e oltre al controllo della velocità potranno collegarsi al database dell’Associazione nazionale imprese assicurative. In questo modo, alle forze di polizia, verranno inviate segnalazioni sulle auto che non sono in regola con l’assicurazione obbligatoria (Rc auto) e gli automobilisti dovranno poi dimostrare invece la loro correttezza. Un problema che non riguarda pochi italiani. Secondo l’ultimo rapporto Ania, si stima che nel 2012, ci siano stati 3,1 milioni di veicoli senza Rc auto. All’incirca il 7 per cento del parco circolante. Una media che sale al 12 per cento nelle province del Sud ( con la punta estrema di quasi il 30 per cento a Napoli); si attesta al 6,4 per cento nel Centro mentre al Nord scende, si fa per dire, al 4,6 per cento.«Questo sistema servirà sia a contrastare la piaga delle auto che circolano senza assicurazione sia quella della falsificazione dei contrassegni — spiega Vittorio Verdone, direttore centrale di Ania — e stroncherà questo vero e proprio mercato clandestino. Non solo grave per la sicurezza stradale ma anche costoso per la collettività onesta che paga i premi in maniera corretta. Gli stessi cittadini che oggi devono pure pagare per le vittime della pirateria stradale». Un problema attuale. «Attuale e sempre più in aumento — argomenta Giordano Biserni, presidente dell’associazione amici e sostenitori polizia stradale — insieme alle fughe all’alt della polizia. Infrazioni commesse da persone che scappano dalla responsabilità coscienti di non essere in regola con i documenti necessari alla guida». Una delle tante battaglie che l’Asaps porta avanti da anni. «Ci auguriamo davvero che contribuisca ad una maggiore sicurezza sulle strade e — prosegue Biserni — per questo motivo l’avevamo auspicato già al momento della campagna iscrizioni dello scorso anno quando avevamo messo a disposizione dei nostri iscritti un testo utile a chi opera sulle strade e deve contrastare il fenomeno dei falsi tagliandi anche se sui social network ho letto che fra i nostri addetti ai lavori esiste qualche dubbio sul controllo “in tempo reale” con le banche dati. Vedremo fra non molto».Già perché questo scenario non è uno dei tanti proclami annunciati e poi non realizzati. È stato ideato un anno fa con il decreto liberalizzazioni e secondo quanto si legge nel decreto del ministero dello Sviluppo economico, di concerto con quello dei Trasporti, è prevista una tempistica ben predefinita che porterà alla realizzazione entro il 18 ottobre del 2015. Questo periodo di tempo servirà per rispettare alcune scadenze tecnico-operative. Diciotto mesi serviranno per predisporre il database a cui si collegheranno, in tempo reale, le apparecchiature per i controlli automatici. Un anno per avviare le connessioni informatiche con cittadini e compagnie. Sessanta giorni per immettere le informazioni già presenti nella banca dati dell’Ania e 30 giorni perché la Motorizzazione renda operativa la struttura informatica del database in quello delle forze dell’ordine. Il futuro è già iniziato. Alessio Ribaudo – Corriere della Sera – 9 ottobre 2013

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