risk management

RC medica con il COVID-19: la necessità fa la differenza

Le tutele e le giustificazioni invocabili, in attesa di uno scudo per i professionisti sanitari. Esente da colpa il medico che applica le linee guida Iss.

Responsabilità penale medica nel periodo dell’emergenza da Covid-19: per andare esente da colpa, l’esercente la professione sanitaria, nella cura del paziente affetto da coronavirus, deve applicare puntualmente le linee guida pubblicate dall’Istituto superiore della sanità. Tuttavia, l’oggettiva difficoltà degli operatori nell’approcciarsi ai primi giorni di emergenza, nonché, ancora oggi, la carenza di strumenti adeguati a cui il nostro sistema nazionale sta cercando di far fronte, suggerisce una norma che li protegga dal rischio di procedimenti penali. E se nel contesto di un acceso dibattito politico vi è chi propone uno scudo procedimentale che limiti alle ipotesi dolose la responsabilità del sanitario durante l’emergenza o per gli eventi originati dalla stessa, e c’è chi manterrebbe la responsabilità colposa ma circoscrivendola ai casi di colpa macroscopica, la tutela va attualmente ricercata negli istituti generali del nostro ordinamento, quali la scriminante dello stato di necessità.

NIGUARDA PRESENTAZIONE ATTIVITA_ PRELIEVO E TRAPIANTOD_ ORGANO EMedicina difensiva e riforma. Il tema della responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria, che riemerge in questo contesto emergenziale in tutta la sua complessità e delicatezza, è stato oggetto negli ultimi anni di plurime modifiche. Le rimodulazioni della disciplina sanzionatoria derivano dall’esigenza di ridurre l’esposizione del medico al rischio penale, a propria volta alla base di quella perturbazione della pratica sanitaria nota come medicina difensiva: il timore di denunce automatiche, al verificarsi di un evento lesivo o mortale, può indurre ad assecondare le pressioni dei familiari e l’aspettativa del malato stesso, attraverso l’impiego di pratiche diagnostiche superflue, o, in negativo, la rinuncia a eseguire interventi o a seguire pazienti ritenuti troppo problematici.

Calata nello scenario attuale, il non accordare al sanitario una limitazione di responsabilità alla luce delle circostanze in cui si è trovato a dover operare, potrebbe indurre il personale a un atteggiamento autodifensivo, rappresentato dal rifiuto di operare in condizioni non ottimali o di trascorrere più tempo a documentare le circostanze di fatto anziché a curare i pazienti.

La disciplina della responsabilità penale del sanitario. Ripercorrendo dunque i capisaldi della disciplina della responsabilità medica penale nel nostro ordinamento, la legge 8 marzo 2017, n. 24, cosiddetta legge Gelli Bianco, ha introdotto all’art. 590-sexies del codice penale una fattispecie di reato, che sotto la rubrica «Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario» estende anche ai fatti occorsi nell’esercizio della professione medica le pene previste perlesioni e omicidio colposo, precisando tuttavia che «qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico – assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto». I chiarimenti della Cassazione. Nel precisare il perimetro applicativo, la Cassazione a sezioni unite ha chiarito come l’esercente risponde per colpa anche lieve, oltre che per negligenza o imprudenza, quando il caso concreto non è regolato da linee guida o da buone pratiche clinico-assistenziali, o ancora nel caso di imperizia nella individuazione e nella scelta delle stesse;mentre risponde per colpa grave qualora l’imperizia sia da individuarsi nell’esecuzione delle linee guida e best practices pur di per sé adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico (Cass. Pen., Sez. Unite, 22 febbraio 2018, n. 8770). In altre parole, ferma la responsabilità per le ipotesi di negligenza e imprudenza, si prevede una causa di esclusione della punibilità per gli operatori sanitari in presenza delle seguenti condizioni: da un lato, la morte o la lesione si siano verificati a causa di imperizia, da intendersi come l’inosservanza delle leges artis, per ignoranza della loro esistenza, inattitudine ad applicarle o semplice inapplicabilità concreta (cfr. Cass. pen., sez. IV, n. 24384 del 2018); dall’altro, siano state rispettate le raccomandazioni contenute nelle linee guida o le best pratices, purché adeguate al caso di specie.

Rispetto delle linee guida e stato di necessità. Precisato quanto sopra, va rilevato che le operazioni per la gestione dell’emergenza sanitaria oggi in corso relativa al Covid-19 sono regolate dalle linee guida pubblicate dall’Istituto superiore della sanità. Sarà quindi a quelle specifiche disposizioni che il medico dovrà rifarsi per la cura del paziente affetto da coronavirus, così che, se individuerà correttamente le linee guida e provvederà alla loro puntuale applicazione, dovrebbe andare esente da colpa.
Tuttavia, anche in questo caso la condotta concreta risentirà della carenza degli strumenti adeguati a cui a tuttora il nostro sistema nazionale sta cercando di far fronte: è un dato oggettivo che mancano gli strumenti necessari e sufficienti perché i medici possano rispondere adeguatamente all’attuale emergenza, quali, per esempio, la mancanza di posti letto o di cure per tutti i pazienti.
Certo, il personale medico, nel valutare chi seguire prioritariamente, dovrà rispettare le linee guida, ma è altrettanto indubbio che permane per il sanitario il rischio di subire una denuncia da coloro che non godranno delle cure necessarie di cui poc’anzi. In questo contesto, si ritiene che potrebbe essere ravvisata la sussistenza della causa di giustificazione dello stato di necessità di cui all’art. 54 c.p., il quale prevede che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».

GDPR -HOSPITALLe proposte di uno scudo. Ciò detto, proprio la consapevolezza del contesto di emergenza in cui attualmente gli operatori sanitari stanno lavorando ha portato a proporre una norma a loro tutela.
I principali orientamenti, talvolta contrapposti, spaziano tra uno scudo procedimentale che limiti la responsabilità del sanitario nel periodo dell’emergenza e per gli eventi a esso ricollegabili alle ipotesi dolose, al restringimento della responsabilità ai casi di colpa macroscopica. E se la prima proposta è stata criticata da chi osserva che alle vittime si lascerebbe la sola tutela in sede civile, quantomeno una disposizione del tenore della seconda appare necessaria per quegli operatori sanitari non specializzati in malattie infettive che, per la contingenza, sono stati spostati in reparti Covid-19; le condotte di costoro potrebbero così essere considerate perseguibili solo laddove non abbiano nemmeno rispettato i principi ispiratori delle linee guida anti Covid-19.

 

Stefano Loconte e Giulia Maria Mentasti – Italia Oggi 27/04/2020

risk management

CINEMA & COVID 19 : negato pagamento assicurazione per cancellazione da CORONAVIRUS

Ha lasciato il cinema quasi senza entrate e 196 dipendenti sono stati licenziati, ma Covid-19 non era nell’elenco delle malattie nominate nell’estensione della polizza. Ad una catena cinematografica indipendente – REEL  è stato rifiutato un pagamento assicurativo fino a £ 7 milioni  da parte di AXA dopo che tutte le attività sono state costrette a chiudere a causa del LOCKDOWN da coronavirus : la polizza avrebbe pagato per queste perdite causate se un’autorità in UK avesse obbligato la chiusura degli schermi.
Il blocco è stato dal 20 marzo ,lasciando Reel quasi senza entrate e costringendolo a licenziare 196 dei suoi 235 dipendenti, secondo The Telegraph.

thNel frattempo David Williams, amministratore delegato, di sottoscrizione e servizi tecnici di AXAInsurance (UK) ha dichiarato: “La copertura “DENIAL OF ACCESS” (negazione dell’accesso  al cinema ) si applica per le azioni intraprese dalla polizia o qualsiasi altra  autorità in risposta a un pericolo o disturbo all’interno dei  locali ,nel raggio di 
di un miglio. Il lockdown per motivi sanitari non è una risposta a un incidente specifico in un cinema Reel.
“Per quanto riguarda l’estensione della malattia, questo vale per le malattie nominate – e Covid-19 non è sull’ elenco. La sezione BI -Business Interruption (Interruzione dell’attività ) di una polizza non è progettata per compensare eventuali carenze
a causa di tendenze macroeconomiche, recessione, cambiamenti nella moda, modelli di acquisto .
Un aggiornamento sul sito web di Reel Cinema ha dichiarato: “Vorremmo ringraziare tutti i nostri stimati clienti in un momento molto difficile. Sei stato fantastico. Con effetto immediato noi abbiamo dovuto chiudere tutti i nostri cinema fino a nuovo avviso, come consigliato dal primo ministro.
“Se hai prenotato i biglietti entro un mese, ti contatteremo per fornirti un rimborso. ”
Tratto da Insurance Times UK 28/04/20

cyber risk

COVID-19 e SMART WORKING : le spie prendono di mira le Video-chat

Con la crescita dello “smartworking” e del lavoro da casa  imposto daa pandemia di COVID-19 – Coronavirus, abbiamo assistito ad una esplosione di chiamate in videoconferenza : cio’ ha fornito un parco giochi non solo per Zoombombers, phishermen e cybercriminals ma anche per spie. Tutti, dai migliori dirigenti aziendali ai funzionari governativi e agli scienziati, utilizzano le app di conference-call per rimanere in contatto e le agenzie di controspionaggio statunitensi hanno osservato i servizi di spionaggio di Russia, Iran e Corea del Nord che tentano di spiare le chat video degli americani, riferiscono a Time tre funzionari dell’intelligence USA .

Ma le cyberspie che si sono mosse in modo più aggressivo durante la pandemia, dicono i funzionari, sono stati cinesi. “Più di chiunque altro, i cinesi sono interessati a ciò che le aziende americane stanno facendo”, ha affermato uno dei tre. E mentre le spie prendono di mira praticamente tutti gli strumenti di lavoro da casa, una piattaforma è un obiettivo particolarmente interessante per la Cina: Zoom.

blog (6)Esperti federali hanno avvertito sia i funzionari governativi che quelli privati di non utilizzare alcuna applicazione di videoconferenza per discutere di informazioni sensibili – e secondo due persone che hanno ricevuto la nota del 9 aprile, il sergente del Senato alle armi ha detto ai senatori di non usare affatto Zoom.

ZOOM RISPONDE alle critiche alla sua sicurezza con molteplici sforzi pubblici per rispondere alle preoccupazioni. Dopo aver inizialmente affermato che la sua piattaforma fornisce la crittografia end-to-end per tutte le conversazioni, Zoom in seguito ha affermato che alcuni strumenti di messaggistica erano in realtà assenti. “Sebbene non abbiamo mai avuto intenzione di ingannare nessuno dei nostri clienti, riconosciamo che esiste una discrepanza tra la definizione comunemente accettata di crittografia end-to-end e il modo in cui la usavamo”, ha scritto Oded Gal, Chief Product Officer di Zoom, in un  post sul blog.

Un rapporto del 3 aprile del Citizen Lab, un gruppo di ricerca dell’Università di Toronto, ha riscontrato altri punti deboli. Durante una riunione di prova di Zoom, i ricercatori hanno scoperto che la chiave per la crittografia e la decrittografia della conferenza è stata inviata a uno dei partecipanti da un server Zoom apparentemente situato a Pechino. Citizen Lab ha anche ipotizzato che la struttura proprietaria di Zoom e la dipendenza dal lavoro cinese potrebbero “rendere Zoom sensibile alle pressioni delle autorità cinesi”; San Jose, California, il più recente deposito SEC dell’azienda afferma che impiega almeno 700 dipendenti di “ricerca e sviluppo” in Cina.

La società, che ha risposto al rapporto completo di Citizen Lab sul proprio sito Web, afferma di aver risolto il problema delle chiavi di crittografia instradate attraverso la Cina. “Zoom non è unico tra i suoi colleghi di teleconferenza con sede negli Stati Uniti per avere un data center e dipendenti in Cina; Lo zoom è forse solo più trasparente al riguardo “, ha dichiarato la società in una dichiarazione a TIME. La società ha aggiunto che “ha un numero di controlli e protezioni documentati in atto per proteggere i dati e prevenire accessi non autorizzati, anche da parte dei dipendenti Zoom”. “I collegamenti di Zoom con la Cina, indipendentemente dalle promesse del suo CEO”, afferma l’ex direttore della National Security Agency e della Central Intelligence Agency Michael Hayden, “creano una minaccia persistente”.

Zoom è diventata l’app di video chat preferita per questa era di autoisolamento, grazie in parte alla sua facilità d’uso e alla compatibilità multipiattaforma. Ma gli esperti hanno sollevato preoccupazioni in merito alla privacy e alle pratiche di condivisione dei dati dell’azienda. Zoom afferma che sta funzionando per risolvere i problemi e nessuna app può essere

totalmente sicura. Ma ci sono molte altre app da provare:

WHATSAPP

Sì, WhatsApp è di proprietà di Facebook, una società che ha avuto la sua parte di controversie sulla privacy. Ma la crittografia end-to-end di WhatsApp protegge le tue chat video; funziona su iPhone, telefoni Android e altre piattaforme. Ed è facile da usare, particolarmente importante per coinvolgere i tuoi familiari meno esperti di tecnologia.

HOUSEPARTY

Non c’è niente di sbagliato nelle chat video dirette, ma con così poco che accade nella vita della maggior parte di noi, alcuni di noi stanno esaurendo nuove cose da dire. Ravviva il tuo video con Houseparty, che aggiunge giochi integrati come Heads Up! e curiosità per il mix.

MICROSOFT TEAMS

Gli utenti aziendali alla ricerca di un’app di video chat professionale devono consultare Microsoft Teams, soprattutto se stanno già utilizzando la suite Office. Gli strumenti integrati di eventi dal vivo di Teams, come la condivisione dello schermo, lo rendono una scelta particolarmente valida per le grandi presentazioni.

JITSI

Molti sostenitori della privacy hanno cantato le lodi di Jitsi, un’app di video chat open source meno conosciuta costruita pensando alla sicurezza. È completamente crittografato, funziona su più piattaforme e non richiede nemmeno che tutti i partecipanti dispongano di un account prima di accedere a una chat video. Il servizio Jitsi Meet, nel frattempo, offre strumenti di potere per utenti orientati alla produttività, come la condivisione dello schermo e la collaborazione di documenti.

tratto da  —Patrick Lucas Austin  TIME Magazine Europe 27/04/20

assicurazioni

Ristoranti & assicurazioni cyber ai tempi del Covid-19

Con il coronavirus che sta devastando il modello commerciale della maggior parte dei ristoranti, molti sono passati al solo servizio di consegna e ritiro ,che si basa interamente su ordini online e pagamenti digitali.

Questo enorme cambiamento presenta un nuovo grave rischio per molti ristoranti , in particolare per le piccole e indipendenti strutture, poiché il 43% di tutti gli attacchi informatici è su piccole imprese, secondo la CNBC.

In molti casi, e’ necessario educare i ristoratori sulle nuove esposizioni e sui pericoli che potrebbero incontrare durante la raccolta di dati sensibili dei clienti, come indirizzi fisici, numeri di telefono, informazioni finanziarie e indirizzi e-mail.

Gli attori criminali non hanno perso tempo a trarre vantaggio dal recente picco del commercio online: marzo 2020 ha visto un aumento del 600% delle truffe di phishing via e-mail, in cui i criminali inviano e-mail ai dipendenti nel tentativo di ottenere password account, dati sensibili o accesso a sistemi interni. E’ fondamentale coprire questi rischi con una assicurazione “cyber risk” per i danni provocati a terzi per violazione del trattamento dati e dagli attacchi hacker al sistemo informatico del ristorante.