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POLIZZE VITA -minor detrazione fiscale : un taglio che costa lo 0,30% l’anno

Una perdita dello 0,30% all’anno in termini di rendimento finanziario annuo composto: è questa la sforbiciata che subirà chi ha sottoscritto in passato una polizza vita rivalutabile con il taglio della detrazione fiscale deciso dal governo con il «decreto-Imu». La misura colpisce i contratti, finalizzati alla costituzione di un capitale o di una rendita e sottoscritti entro il 2000, che dietro ad un vincolo di durata di almeno 5 anni, godevano del vantaggio di una detrazione Irpef del 19% su un massimo di 2.500.000 lire l’anno (1.291,14 euro). Per le polizze stipulate dal 2001 l’agevolazione non è più in vigore. Dal 2013, salvo modifiche, la soglia massima per la detrazione passa da 1.291,14 a 630 euro. Fino al 2012, quindi, grazie all’agevolazione si otteneva un risparmio, in termini di minore Irpef, di 245 euro (il 19% di 1.291). Dal 2013 il vantaggio scende a 120 euro (il 19% di 630), con una differenza di 125 euro. Dal 2014 il limite massimo di detrazione scenderà a 230 euro con una riduzione Irpef di soli 44 euro.

la-forbice-della-ridotta-detrazione-fiscale-polizze-vita-corsera-30sett2013Nella tabella qui sopra abbiamo simulato lo sviluppo di una polizza vita di durata 20 anni, stipulata nel 2000 con versamento annuo costante di 1.291,14 euro (2.500.000 lire, che erano la soglia massima per la detrazione fiscale), un costo sul versamento del 7% (comprensivo dell’imposta del 2,5% in vigore all’epoca) e un tasso di rivalutazione del capitale maturato del 4% annuo («tasso minimo garantito»). Con queste ipotesi dopo 20 anni nel 2020 il capitale maturato sarebbe ammontato a 37.168 euro, a fronte di un totale di versamenti di 25.882 e un rendimento finanziario annuo composto del 3,35%. Senza il taglio della detrazione portata dal «decreto-Imu» il risparmio fiscale sarebbe stato in 20 anni di 4.906,40 euro per un versamento complessivo netto di 20.917 euro. Il tasso di rendimento finanziario annuo composto saliva, quindi, al 5,20%. Con il taglio della detrazione per gli ultimi 6 anni di durata della polizza si perdono 1.133,77 euro di minori tasse (22.050 euro è il totale dei versamenti netti). E così rendimento finanziario annuo composto scende al 4,89%, con una perdita dello 0,31 % l’anno.

PAOLO GOLINUCCI -Corriere Economia/Corriere della Sera 30/09/2013

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Polizze Vita – Lo stop del Fisco E i Pip salgono sul trono

Una gelata sulle polizze vita, che si stavano riprendendo dopo la brusca frenata accusata l’anno scorso. Si salva la casa, insomma, ma a prezzo di colpire pesantemente il risparmio previdenziale. E’ l’effetto della norma, contenuta nel decreto del 31 agosto che per il 2013 cancella l’Imu sulle abitazioni principali, ma riduce drasticamente le agevolazioni fiscali su questi prodotti. Se la disposizione, già entrata in vigore, la-raccolta-delle-polizze-vita-corsera30set13non sarà modificata o eliminata durante la conversione del decreto, la soglia massima di detraibilità del premio (il 19%) sarà ridotta dagli attuali 1.291,14 a 630 euro per il 2013, e a 230 per il 2014 e le annualità successive (per la perdita in termini di rendimento finanziario si veda l’articolo qui sotto). Retroattività La misura si applica alle polizze che coprono contro i rischi di premorienza, invalidità permanente oltre il 5% e alle long term care (assistenza di lunga durata), cioè perdita dell’autosufficienza nella vita di tutti i giorni. La disposizione, inoltre, interessa anche i contratti stipulati o rinnovati prima del 2001, che scontano l’imposta sui premi nella misura del 2,5%. Un drastico giro di vite, insomma, che, per giunta, in deroga allo Statuto del contribuente opera in maniera retroattiva. «E’ una disposizione totalmente sbagliata e che va eliminata — ha sostenuto Aldo Minucci, presidente dell’Ania, in un’audizione dei giorni scorsi presso le commissioni Bilancio e Finanza della Camera —. Penalizza rapporti assicurativi caratterizzati da una rilevante finalità sociale, e incide in misura rilevante sui soggetti più previdenti, a causa della condivisione di un unico plafond di detraibilità annua fra le diverse tipologie di copertura». Ma c’è di più. «In questi ambiti di copertura, negli ultimi anni le prestazioni pubbliche si sono gradualmente ridotte — ha sottolineato Minucci — e si registra una minore diffusione dell’assicurazione privata rispetto a molti altri paesi europei, con una conseguente maggiore vulnerabilità delle famiglie». La misura, invece, non si applica ai Pip, i Piani previdenziali individuali di tipo assicurativo: questi prodotti, infatti, sono soggetti allo stesso regime fiscale previsto per i fondi pensione, cioè la deducibilità dei contributi sino a 5.164,57 euro l’anno. Proprio i Pip, caratterizzati da costi medi più elevati e quindi più remunerativi per gli intermediari, sono divenuti lo strumento previdenziale più diffuso. In base ai dati della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), nei primi sei mesi del 2013 i Pip adeguati alla riforma del 2007 hanno registrato quasi 1,960 milioni di aderenti (+10,3% rispetto al 2012), superando di pochissime unità i fondi pensione chiusi, aziendali o di categoria, che nello stesso periodo hanno accusato invece un calo dello 0,5%. Gli andamenti Sono confortanti anche i dati più recenti relativi alle polizze vita: secondo i dati dell’Ania, nei primi sette mesi dell’anno la nuova produzione è stata pari a 6,111 milioni di euro, il 29% in più rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. La crescita è stata trainata dai prodotti di punta, le polizze rivalutabili tradizionali, che sono aumentate del 74% e rappresentano l’84% del totale; sono andate bene anche le unit linked, agganciate a fondi comuni d’investimento o sicav (+14%), che incidono per il 14%. «La pensione integrativa rappresenta uno dei bisogni primari da soddisfare a causa della minore copertura che sarà offerta dalla pensione di base — spiega Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia —. Ma la scelta fra i vari prodotti va fatta caso per caso, in base alla situazione personale e alla propensione al rischio. Se vi è la necessità di tutelare i propri cari o vi sono prestiti e mutui in corso, la polizza vita rappresenta lo strumento più adatto. Il giro di vite alle  agevolazioni fiscali previste per questi prodotti è profondamente sbagliato».Fra le polizze in crescita vi sono anche le unit linked, che rappresentano il prodotto di punta di Skandia vita. «Le unit multimarchio sono efficienti dal punto di vista fiscale — spiega Enzo Furfaro, amministratore delegato di Skandia Vita — perché la tassazione sulle plusvalenze riguarda la polizza, e non i fondi sottostanti, e dal punto di vista operativo, perché lo switch fra di loro avviene praticamente in tempo reale. Nella nostra gamma il sottoscrittore ha a disposizione un’ottantina di fondi che fanno capo a una ventina di società, con commissioni di gestione che oscillano dallo 0,5% al 2%». Le polizze di Skandia offrono alcuni servizi opzionali, particolarmente utili per affrontare fasi turbolente dei mercati: sono in particolare lo stop loss, che nei momenti critici di mercato riposiziona automaticamente il portafoglio in una linea di fondi monetari, e il ribilanciamento automatico, per ristabilire il profilo d’investimento scelto che si è modificato a causa delle fluttuazioni dei mercati. Queste caratteristiche incontrano il favore del pubblico: nei primi sei mesi dell’anno Skandia vita ha raccolto premi per oltre 700 milioni di euro .

ROBERTO E. BAGNOLI – Corriere Economia-Corriere della Sera 30 settembre 2013  www.iomiassicuro.it

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Torna la mediazione, udienza gratis Ma l’avvocato sarà obbligatorio

Nuovo tentativo. Torna la mediazione. Reintrodotta dal decreto del fare, entra in vigore oggi la mediazione della giustizia civile. Come fu tra marzo 2011 e ottobre 2012, non si potrà più avviare un’azione civile senza prima aver tentato di risolvere la lite di fronte a un mediatore. E come allora, l’obbligo vale solo in alcune materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, responsabilità medica e sanitaria, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Le stesse di prima, ad eccezione della Rc auto. Tornano anche le sanzioni per chi non accetta l’invito a mediare senza giustificato motivo: il giudice può trarre argomenti di prova contro chi non si presenta, e fargli pagare il doppio del contributo unificato, nel processo successivo.

«Il meccanismo di mediazione studiato e realizzato in Italia è già diventato un modello di riferimento e non solo nei Paesi ove la giustizia funziona male — osserva Giuseppe De Palo, presidente di Adr center, che assiste la Banca mondiale nella creazione del primo centro di mediazione in Afghanistan —. Lo dimostrano le reazioni immediate dell’Europarlamento, che parlano di esempio italiano anche per l’Europa». Insieme al meccanismo, studiato per uno smaltimento più rapido delle controversie, tornano anche le polemiche tra mediatori e avvocati che non lo ritengono per niente uno strumento efficace e affidabile. Altra contestazione che arriva dal mondo dell’avvocatura è che la mediazione è già stata giudicata anticostituzionale dalla Consulta. «Solo l’obbligatorietà — spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere — può consentire nel nostro Paese quell’evoluzione culturale in grado di determinare lo sviluppo degli strumenti di giustizia alternativa, che tutti noi auspichiamo. Ma serve l’aiuto di avvocati e giudici».

Importante dunque, capire quali siano le novità di maggior rilievo di questa nuova mediazione. A cominciare proprio dal tema dell’obbligatorietà. In realtà non è più obbligatorio, tecnicamente, svolgere un tentativo di conciliazione: i litiganti devono solo partecipare a un primo incontro con il mediatore, per verificare preliminarmente se ci sono le condizioni per una soluzione mediata. In caso positivo, la mediazione prosegue subito, o in un successivo incontro. In caso negativo, il mediatore rilascia immediatamente il verbale di mancato accordo, che consente alle parti di fare la causa in tribunale senza il rischio di sanzioni di alcun tipo.

Altra novità, il primo incontro con il mediatore è gratuito. Così facendo, il legislatore conta che molte più persone attiveranno la mediazione, e altrettante accetteranno il primo incontro: non rischiano nulla e hanno la speranza di risparmiarsi anni di battaglie giudiziarie. Per chi va oltre il primo incontro, i costi della mediazione restano gli stessi di prima. Per esempio: 125 euro per parte, per una lite di valore fino a 5000 euro; 700 a testa, per liti di valore tra 50 e 250 mila.

Stavolta, dettaglio non secondario, per le mediazioni obbligatorie è necessaria la presenza degli avvocati. È però dubbio che la presenza dell’avvocato sia obbligatoria nelle mediazioni volontarie, a detta di diversi operatori. Cresce anche il potere del giudice nella nuova mediazione: se prima poteva spingersi a invitare le parti alla mediazione, oggi può persino ordinarla. E se i litiganti non si attivano, il processo si ferma. L’ordine di tentare la mediazione, non ovviamente di trovare un accordo, riguarda tutte le cause pendenti, anche in appello. Uno strumento formidabile per aggredire, finalmente, quella sorta di debito pubblico della giustizia italiana, che supera i 5,4 milioni di processi civili pendenti.

Insomma chi deve o vuole avviare una mediazione rivolge domanda a un organismo accreditato, nella città dove andrebbe fatta la causa. L’organismo convoca entrambe le parti di fronte al mediatore entro 30 giorni per il primo incontro. A questo punto la procedura può abortire, o proseguire. Nel secondo caso, restano altri 60 giorni per trovare un accordo, altrimenti il mediatore accerterà il fallimento del tentativo. A quel punto, ciascuno può rivolgersi al g
iudice. Sarà la volta buona?


Isidoro Trovato
Corriere Della Sera 20/09/2013
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POLIZZE RC PROFESSIONALE -Per medici & co. c’è ancora tempo

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  • Alla fine l’obbligo è entrato in vigore il 15 agosto. Ma non per tutti. Da Ferragosto circa la metà dei due milioni iscritti ai 25 albi professionali esistenti in Italia devono avere firmato una polizza che copre dai rischi professionali. Una nuova proroga di un anno c’è stata solo per gli operatori della sanità (circa un milione, tra medici, veterinari, psicologi, farmacisti in tutto circa un milione di professionisti).

    In molti pensavano ad una nuova moratoria generalizzata, dopo quella che già nel 2012 aveva ritardato l’entrata in vigore dell’obbligo, tanto che molti ordini si sono mossi nell’individuazione di soluzioni per la propria categoria nelle ultime ore utili: come gli agronomi e gli spedizionieri doganali. Curioso è il caso dei commercialisti che, avendo un consiglio commissariato, sono privi di un organo guida e dunque impossibilitati a prendere decisioni collettive per la categoria. In stand-by anche gli avvocati, per i quali si attende il che Ministero della Giustizia stabilisca le condizioni di polizza come previsto dalla legge di riforma della professione forense.

    Per non parlare poi del nodo delle professioni sanitarie. Il pretesto per la proroga dell’entrata in vigore dell’obbligo al prossimo 15 agosto è stato individuato anche in questo caso nell’inadempienza del Ministero della Salute che, come previsto dalla legge Balduzzi, entro il 30 giugno avrebbe dovuto stabilire delle linee guida. Ma al di là dei motivi ufficiali, secondo gli osservatori del settore, la categoria dei medici non è ancora pronta. In difficoltà sono soprattutto chirurghi, anestesisti, ginecologi e ortopedici, che non trovano coperture assicurative a prezzi ragionevoli. «Da un lato è mancata l’iniziativa della categoria – spiega Giorgio Moroni, consigliere Aon – ma anche il mercato, fino ad oggi, ha assunto posizioni eccessivamente negative. Anche in questo settore – aggiunge Moroni – l’ideale sarebbe creare delle polizze collettive che consentono di ripartire in modo tecnicamente sostenibile il rischio degli assicuratori».

    I grandi assenti negli accordi nazionali conclusi a livello di categoria sono proprio i gruppi italiani, come si può appurare dalla tabella delle convenzioni stipulate dagli Ordini professionali a dominare sono Aig Europe, Arch-Dual e Lloyd’s.

    Le compagnie italiane si sono mosse più che altro con polizze individuali. Tra i gruppi più attivi Generali, Reale Mutua e Zurich. Generali Italia nei primi nove mesi 2013 ha emesso 12.574 nuovi contratti Rc professionale (al netto delle professioni sanitarie) per una raccolta premi pari a 5,519 milioni di euro. Si sono assicurati con le compagnie del Leone soprattutto avvocati (77.226 in totale) e iscritti agli albi delle professioni tecniche (20.620 polizze in essere vendute a Geometri, architetti, ingegneri e professionisti). In totale, all’11 settembre 2013 Generali Italia vanta un portafoglio polizze rc professionale (sempre al netto di medici e professioni sanitarie) di 135.716 polizze (con un portafogli premi pari a 63,5 milioni di euro). Come previsto buoni anche i dati di Poste Assicura, partita a ottobre 2012 con Postaprotezione Albo. Il mercato stima un primo semestre con Rc generale a 5 milioni di euro di premi. «Ad oggi il prodotto sta riscuotendo grande successo soprattutto tra i giovani professionisti con fasce di fatturato medio – spiega Anna Desiderato, responsabile prodotti di Poste Assicura –. Per quanto i numeri delle sottoscrizioni siano in continua crescita sappiamo di avere ancora ampio spazio per raggiungere risultati significativi rispetto al nostro potenziale bacino di utenza. Siamo convinti che bel breve tempo saremo in grado di superare i budget che ci siamo prefissati».

  • FONTE : Federica Pezzatti – Il sole 24 Ore Plus 24 – sabato 14/09/2013