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Sanità Ora conviene preparare il paracadute

Con la graduale ritirata dello Stato sociale crescerà il bisogno di tutelarsi: ecco che cosa offre il mercato DI PAOLO GOLINUCCI

U n paracadute per proteggersi dalle spese impreviste in caso di ricovero ospedaliero o per far fronte all’assistenza infermieristica domiciliare o alla perdita dell’autosufficienza.
Sono le polizze sempre più mirate a specifiche esigenze di protezione della salute che le compagnie di assicurazione offrono in Italia dove la spesa sanitaria privata raggiunge i 30 miliardi l’anno (rispetto ai 113,5 miliardi della quota pubblica, pari al 7,3% del Pil). L’invecchiamento, l’aumento medio della speranza di vita, l’incremento delle patologie croniche, le aspettative dei cittadini in termini di qualità del servizio e dei tempi di erogazione determinano un generale innalzamento dei costi di assistenza, e il maggior ricorso al settore privato.
«La sostenibilità del sistema sanitario pubblico e lo sviluppo della sanità integrativa rappresentano una delle sfide di maggior rilievo per il riassetto del nostro sistema di welfare», sostiene Marco Vecchietti, direttore generale di Previmedical, società specializzata nei servizi per la sanità integrativa e amministratore della compagnia assicurativa Rbm salute.
Dei 30 miliardi di spesa sanitaria privata, circa l’88% del suo ammontare è pagata direttamente dai cittadini, mentre solo il 9% è garantito attraverso fondi sanitari integrativi e/o il 3% mediante prodotti assicurativi. Ma che cosa offre il mercato? Nella tabella a fianco abbiamo indicato alcune soluzioni di compagnie specializzate o di fondi sanitari integrativi. Le polizze individuali si propongono di risolvere mirate esigenze dei consumatori, mentre quelle collettive collegate a fondi sanitari sono più onerose ma hanno una copertura più ampia.
Leader nelle assicurazioni sanitarie è Unisalute (gruppo Unipol): ha oltre 4.300.000 clienti sia con polizze collettive (casse aziendali, fondi sanitari o di categoria) sia con polizze individuali. «Ci occupiamo esclusivamente di assicurazione salute in modo unico ed innovativo attraverso il lavoro di 560 persone, tra cui 45 medici presenti in azienda, un comitato scientifico e un network di strutture sanitarie convenzionate direttamente presso le quali gli assicurati possono usufruire di prestazioni sanitarie di qualità con ridotti tempi di attesa e con il pagamento della prestazione da parte della società», dichiara Andrea Pezzi, direttore generale di Unisalute. Vediamo le principali coperture previste dalle varie compagnie.
Diaria ricovero
Si riceve un’indennità per ogni giorno di ricovero. Unisalute con «Diaria Plus» riconosce una somma di 100 euro al giorno e in più offre un servizio di seconda diagnosi prestata da medico specialista. Il costo annuo della polizza è di 260 euro per un assicurato 45enne. Uniqa Salute con «Diaria Senza Tempo» presta la copertura per tutta la vita dell’assicurato, mantenendo il costo dell’età di prima sottoscrizione (345 euro per un 45enne). Prevista un’indennità giornaliera di 100 euro per ricovero da malattia, che sale a 150 per infortuni e a 200 per un grande intervento chirurgico. Reale Mutua con «Salute Facile» prevede la liquidazione di una diaria di 50 euro se il ricovero è senza intervento, e il pagamento di una una somma che va da 350 a 15.000 euro se l’ospedalizzazione è dovuta a intervento chirurgico. Il costo annuo per un 45enne è di 432 euro.
Dentista
Unisalute Dentista è la polizza che, con 190 euro di costo annuo, consente all’assicurato di ricevere una visita di controllo e pulizia denti all’anno, prestazioni per interventi chirurgici (fino a 1.500 euro) o cure odontoiatriche per incidente stradale (fino a 2.000 euro) oltre a tariffe agevolate per altre prestazioni dentistiche presso i professionisti convenzionati.
Autosufficienza
La polizza Axa «Mia Autonomia» protegge dai costi economici per perdita di autosufficienza, se non si possono più compiere autonomamente 3 delle 4 attività elementari della vita quotidiana (vestirsi e svestirsi, andare al bagno ed usarlo, alimentarsi, spostarsi) oppure all’assicurato viene diagnosticato il morbo di Parkinson o di Alzheimer. Gli assicurati sono persone tra i 18 e 70 anni che pagano un premio costante per avere una rendita mensile (tra 500 e 2500 euro), per tutta la vita. Per un 45enne, il costo per una rendita mensile di 2.000 euro è di 860,27 l’anno.
Fisco
I contributi versati a fondi sanitari integrativi del Servizio sanitario nazionale o enti, casse e società di mutuo soccorso, nel rispetto del «Decreto Sacconi» hanno un trattamento fiscale agevolato. Le somme corrisposte sono, infatti, deducibili dal reddito dell’assicurato entro un limite massimo di 3.615,20 euro l’anno.ESIGENZE-BISOGNI-SANITARI

Fonte : Paolo Golinucci  Corriere della Sera/Corriere Economia 18/11/2013

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Detrazioni: una sforbiciata retroattiva

La sforbicita alla detraibilità delle polizze vita è confermata, ma i danni saranno, per fortuna, leggermente inferiori a quanto previsto in origine.
Sulla Gazzetta Ufficiale del 29 ottobrecorriereeconomia è stato pubblicato il decreto legge Imu (n. 102/2013) convertito in legge che prevede un taglio alla detrazione Irpef per i premi pagati a fronte di polizze vita sottoscritte entro il 2000.
Quelle polizze rischio morte, infortuni o vita, finalizzate alla costituzione di un capitale o di una rendita, che dietro al vincolo di un durata di almeno 5 anni, godevano del vantaggio di una detrazione Irpef del 19% su un massimo di 2.500.000 lire l’anno (1.291,14 euro), pari a un risparmio di 245 euro in termini di minor Irpef.
Il «decreto Imu» prevedeva che il risparmio fiscale scendesse al massimo a 119,70 euro dal 2013 e a 44 euro dal 2014.Con la conversione in legge i nuovi limiti di detraibilità sono i seguenti:
per il 2013, quindi con effetto retroattivo, il limite massimo a cui applicare la detrazione Irpef del 19% è di 630 euro (con uno sconto che può arrivare a 120 euro). In pratica si perdono 125 euro;
dal 2014 il tetto scenderà a 530 euro (detrazione massima pari a 101 euro).
Conservano i vecchi limiti di detraibilità fiscale — tranne che per l’anno 2013 — le polizze aventi ad oggetto coperture assicurative contro il rischio di non-autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (conosciute come «long term care»). Il limite di 630 euro vale solo per l’anno 2013, mentre dal 2014 per questa polizza si torna al vecchio tetto di 1.291 euro.
Fonte : Paolo Golinucci  Corriere della Sera/Corriere Economia  18/11/2013

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Protezione via web Non solo auto, anche la casa ora si assicura con Internet

Si arricchisce l’offerta delle compagnie che operano online Debuttano le polizze sulla responsabilità civile dei professionisti DI ROBERTO E. BAGNOLI

L a polizza corre in rete. Il mercato assicurativo accusa un calo della raccolta danni, in particolare nell’Rc auto, che rappresenta il settore predominante dei contratti sottoscritti on line. In parallelo, però, cresce la quota delle compagnie dirette, che operano per telefono e su Internet, e dei comparatori on line, che offrono un confronto fra i prodotti di diverse compagnie. Il web è un canale sempre più importante non solo per acquistare la copertura, ma anche per informarsi, confrontare le tariffe e, magari, spuntare uno sconto se si decide di rimanere fedeli alla propria compagnia.
Meglio in rete
La conferma del ruolo sempre più importante di Internet per il settore assicurativo viene del resto dall’Osservatorio eCommerce, realizzato dal Politecnico di Milano e presentato nei giorni scorsi. «Anche nel 2013 questo comparto ha continuato a crescere, con un incremento del 14% rispetto al 2012 — spiega Riccardo Mangiaracina, responsabile dell’Osservatorio eCommerce — con 1,150 miliardi di euro, pari al 10% del totale, nel commercio elettronico è il quarto dopo turismo, abbigliamento, e informatica-elettronica. Nei servizi, come turismo e assicurazioni, la penetrazione è decisamente maggiore e più diffusa: le assicurazioni sono al primo posto per valore dello scontrino medio, con 488 euro nel 2013. Quest’anno sono cresciuti tutti i principali competitori del settore assicurativo, tanto che fra i primi venti operatori si trovano quattro compagnie dirette».
È sempre più importante il ruolo dei comparatori, broker assicurativi on line che offrono un confronto fra i prodotti offerti da un campione più o meno ampio di compagnie e permettono di scegliere la tariffa più conveniente. La loro presenza (come del resto quella delle compagnie dirette) si concentra quasi esclusivamente nelle polizze obbligatorie di Rc auto, ma non mancano le prime iniziative di allargamento dell’offerta.
«Il consumatore è sempre più attento al confronto, che nell’Rc auto consente molto spesso consistenti risparmi — sottolinea Mangiaracina —. I comparatori rappresentano ormai una parte rilevante della raccolta delle compagnie dirette. Ma l’importanza di Internet per il settore assicurativo va al di là delle polizze sottoscritteon line; grazie agli enormi sforzi di semplificazione dei processi realizzati negli ultimi anni, infatti, rappresenta ormai il canale più utilizzato da molti consumatori per ottenere informazioni e fare confronti. Per ottenere un preventivo bastano pochi click».
Non solo auto
Dalla rc auto, l’offerta sul web si sta allargando ad altri prodotti. Un vero e proprio sito di eCommercehttp://www.cardif.it, è stato realizzato da Cardif, del gruppo Bnp Paribas: distribuisce una polizza casa realizzata ad hoc per questo canale. «Abbiamo lanciato questo sito rivolto al consumatore finale puntando sulla telematica. L’intero ciclo, dalla quotazione alla sottoscrizione del contratto e alla denuncia di sinistro, si svolge senza carta», spiega Pierluigi Verderosa, vice-direttore generale di Cardif —. E anche Habitat, la polizza per la casa che viene offerta, presenta molte caratteristiche innovative: è l’unico prodotto di questo tipo, non solo in Italia ma anche in Europa».
Habitat si basa sul sistema telematico Homebox, offerto in comodato d’uso gratuito al cliente che sottoscrive la polizza. «Il dispositivo tiene sotto controllo la casa, grazie ai sensori di cui è dotato — sostiene Verderosa — e in caso di pericolo come incendio, allagamento o mancanza di energia elettrica manda un segnale di allarme al cliente e alla centrale operativa, che attiva immediatamente il servizio di assistenza. Per i prossimi mesi abbiamo in programma un ampliamento dei servizi offerti, probabilmente nell’area della persona».
Anche se l’Rc auto rimane di gran lunga predominante, un allargamento dell’offerta riguarda anche i comparatori: Comparameglio.it, per esempio, ha lanciato un servizio di confronto che riguarda le polizze di rc professionale, divenute obbligatorie (con l’eccezione di medici e avvocati) il 13 agosto scorso. «Molti professionisti non sono ancora assicurati — spiega Robin Daina, country executive officer di Comparameglio.it — ed esistono quindi buone prospettive di sviluppo di questo settore. Nel giro di poche settimane l’offerta comprenderà cinque compagnie, compresi i Lloyd’s, e sarà rivolta a tutte le categorie professionali, fra cui i medici. Siamo l’unico comparatore in Italia, e fra i pochissimi in Europa, che consente l’emissione diretta del contratto». Il servizio di confronto delle polizze di rc professionale viene offerto anche da www.assicurazioniprofessionali.it e da www.facile.it.

Fonte : Roberto E. Bagnoli – Corriere della Sera / Corriere Economia 18/11/2013  NUMERI-IN-RETEwww.iomiassicuro.it

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Polizze – Un partner in più per le piccole imprese

Il settore è sottotutelato e la metà dei manager considera le assicurazioni un ulteriore costo da affrontare Invece, in un periodo di crisi, possono offrire un paracadute per le Pmi e facilitare l’accesso al credito

Un ombrello piccolo, e per di più bucato. Le Pmi italiane sono fortemente sottoassicurate rispetto ai crescenti rischi dello scenario economico, e in un periodo di grave crisi questo le rende ancora più esposte e vulnerabili. In base a un’indagine Axa-Ipsos, fra le aziende di minore dimensione è molto scarsa la cultura della protezione. Un dato, questo, confermato da altre ricerche. Secondo l’Osservatorio sul risk management nelle Pmi condotto dal Politecnico di Milano per Cineas su un campione di 430 aziende, per il 47 per cento dei manager intervistati la gestione dei rischi rappresenta semplicemente un ulteriore costo da affrontare.
Errori di valutazione
«È un dato clamoroso, che dimostra quanto le Pmi siano indietro — sottolinea Paolo Rubini, presidente di Anra (l’Associazione nazionale dei risk manager e responsabili assicurazioni aziendali), — mentre non è affatto sorprendente la tipologia dei rischi considerati prioritari, che con il 60 per cento delle risposte vede al primo posto quelli legati al credito, cioè all’insolvenza del debitore. Questo dato è confermato da molti broker: la nuova produzione viene quasi esclusivamente dalle polizze che coprono contro il rischio dei mancati pagamenti nelle transazioni commerciali, un fenomeno in crescita». Questi pericoli, però, non sono certo i soli che riguardano le aziende. «Al secondo posto, con il 53 per cento delle risposte vengono i rischi dei processi operativi, che comprendono eventi come incendio, rc e guasti macchine — spiega Rubini — e al terzo con il 51 per cento quelli strategici, per esempio i danni procurati da previsioni sbagliate sull’andamento dei mercati. In generale, comunque, si conferma la scarsa propensione delle Piccole e medie imprese a considerare il prodotto assicurativo come una delle scelte strategiche necessarie a dare solidità all’azienda: le Pmi non considerano le coperture come un vero e proprio salvagente».
Un esempio per tutti è quello delle calamità naturali, come alluvioni e terremoti. «Le compagnie offrono coperture a costi sostenibili — sostiene Rubini — bisogna però mettere a disposizione delle Pmi non solo una polizza, ma un vero e proprio servizio di gestione dei rischi che comprenda la prevenzione e i piani per consentire la continuità dell’attività aziendale in caso di sinistro».
Record emiliano
«La ridotta penetrazione delle coperture assicurative nelle Pmi è dovuta soprattutto alla scarsa percezione del rischio cui sono esposte — spiega Francesco Sgobio, senior consultant di Towers Watson —. Il terremoto in Emilia è stato, a livello mondiale, la terza calamità più grave del 2012, con un danno totale di 16 miliardi di dollari, ma solo il 10 per cento dei beni era assicurato. Per aumentare la penetrazione delle coperture contro le calamità naturali si potrebbe pensare a un Pool, regolamentato dallo Stato, analogo a quelli che esistono in altri Paesi, dalla Francia alla Spagna alla Turchia: garantirebbe una maggiore accessibilità a queste coperture da parte delle Pmi, consentirebbe di allargare il bacino di clienti delle compagnie, con una conseguente ricaduta positiva sulle tariffe e, a livello di sistema paese, ridurrebbe la necessità di trovare nuove risorse in caso di calamità».
Puntare all’estero
Per il settore assicurativo le Pmi rappresentano un comparto dalle evidenti potenzialità di crescita. «È necessaria però un’innovazione nei prodotti, in modo da soddisfare le esigenze emergenti — sottolinea Sgobio — per esempio attraverso coperture relative alle attività d’internazionalizzazione e quelle contro i danni indiretti, provocati dall’interruzione dell’attività, che spesso si rivelano maggiori di quelli diretti da cui derivano. Da parte delle compagnie, inoltre, occorre un approccio nuovo nella sottoscrizione dei rischi e nella distribuzione».
Flessibilità
Secondo un sondaggio internazionale condotto da Zurich, l’elevato livello di competitività e il calo della domanda sono i principali rischi che le Pmi stanno affrontando in tutto il mondo. Per far fronte a queste sfide, si sono impegnate soprattutto ad ampliare la propria attività verso nuovi segmenti di mercato e a espandere il proprio business all’estero. «In Italia si prevede che le imprese continuino a ridurre i costi e si pongano come principale obiettivo la ricerca di nuovi canali per allargare il bacino di clientela — sottolinea Marco Delpino, manager dell’area sottoscrizione di Zurich in Italia —, ci siamo mossi per tempo, anticipando alcune possibili necessità delle Pmi, e abbiamo studiato soluzioni assicurative modulabili e flessibili».

Fonte : Roberto E. Bagnoli – Corriere della Sera – Corriere Economia  lunedì’ 11 novembre 2013
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Dagli hacker ai dipendenti Crescono le frodi online

Non solo Merkel, Letta o Sarkozy. Ogni giorno sono migliaia le aziende italiane vittime, talvolta inconsapevoli, di spionaggio industriale perpetrato da hacker senza scrupoli per conto di governi, imprese concorrenti o addirittura dipendenti.

Impossibile fornire dati precisi sul fenomeno. Vuoi perché si tratta di informazioni difficili da monitorare.

Vuoi anche per la scarsa propensione delle aziende a diffondere notizie di questo tipo che potrebbero ledere la propria immagine o tradursi in sanzioni da parte del Garante sulla privacy. Ma una cosa è certa. Il trend sembra diventato inarrestabile, in Italia come in tutto il resto del mondo. «In media i problemi di sicurezza informatica sono aumentati del 25% lo scorso anno rispetto al 2011», ha affermato Umberto Annino, esperto del ramo presso PricewaterhouseCoopers (PwC) secondo cui a livello internazionale il 32% degli attacchi proviene da hacker e una proporzione analoga da propri dipendenti. E così, ogni giorno, le imprese si difendono contro minacce del passato nei confronti di aggressori dotati di metodi del futuro.

«Visto il ricorso allo stoccaggio esterno di dati tramite internet (cloud), l’utilizzo di apparecchi mobili e l’impiego in azienda di apparecchi privati da parte del personale, le possibilità di subire attacchi si sono estese a vista d’occhio», ha aggiunto Holger Greif, partner di PwC. Per rendersi conto di quanto sia facile accedere a informazioni riservate è sufficiente farsi un giro in internet dove sono nati come funghi dei veri e propri servizi di hacking a pagamento. Con appena 5 dollari è possibile ottenere un’analisi dei siti internet che si vuole colpire e con meno di 50 dollari si ottiene un servizio chiavi in mano, con tanto di servizio post vendita e clausola del «soddisfatti o rimborsati». «In rete oggi si può acquistare di tutto. Come si compra un libro, un dvd o una viaggio è possibile anche acquistare un servizio di spionaggio industriale», ha spiegato Stefano Mele, avvocato specializzato in diritto delle tecnologie, privacy e sicurezza presso Carnelutti studio Legale Associato. «E questo è tanto più vero da quando si è iniziato a diffondere l’utilizzo dei bitcoin, una moneta virtuale che non permette tracciabilità pur in presenza di tassi di cambio reali con le principali valute». Facciamo l’esempio di un’azienda che volesse conoscere la lista clienti di un proprio concorrente.

Smanettando un po’ in internet, si può dunque trovare una «società» di hacker, sottoporre la richiesta e pagare con un semplice trasferimento di bitcoin, il tutto nel più totale anonimato e garantito al 100%. «Per uno spionaggio industriale di basso livello sono sufficienti oggi poche decine di dollari», ha continuato Mele. «Per informazioni di più alto livello i prezzi salgono e di molto. Non tanto per la difficoltà dell’operazione, quanto piuttosto per le richieste economiche da parte degli hacker. Un conto, infatti, è chiedere loro di rubare una lista clienti, per esempio, di una società di bottiglie di plastica poco nota a cui è difficile dare un valore economico. Un altro, potrebbe essere la richiesta di appropriarsi dei disegni della nuova Ferrari o dell’ultima collezione di Louis Vuitton». Ma non esistono limiti all’abilità degli 007 industriali. Basti guardare la similarità degli F35 realizzati dalla società americana Lockheed Martin con quelli realizzati in Cina. Copie praticamente perfette con l’unica eccezione dei colori e del motore. E non si parla di borse o di automobili ma di uno dei caccia militari più sofisticati e letali mai realizzati. Eppure, i due modelli sono lì, sotto gli occhi di tutti, quello occidentale e quello cinese, a dimostrazione del fatto che lo spionaggio industriale non è un concetto astratto ma pura realtà.

Stando così le cose, come sono messe le imprese della Penisola nello scacchiere delle società più hackerate al mondo? «Come è illogico pensare che l’Nsa americana potesse spiare tutti i Paesi fuorché l’Italia, è altrettanto illogico credere che le aziende dello Stivale possano essere immuni da queste pratiche», ha continuato Mele. «Non esistono società della Penisola che non siano state vittima di una qualsivoglia forma di attacco informatico. E chi lo sostiene, ha un problema ancora più serio: non si è nemmeno accorto di essere stato violato». Secondo l’esperto di Carnelutti, il 50% delle aziende italiane oggi fa orecchie da mercante sulla questione dello spionaggio industriale e degli attacchi informatici. E l’altro 50% non lo dice per evitare ripercussioni di immagine. La legislazione italiana prevede, infatti, un obbligo di comunicazione per le violazioni ai sistemi It da parte dei fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico. E questo, a tutela dei propri clienti. Per tutti gli altri, zero totale. Ma da dove arriva la minaccia per le imprese? Esistono due vettori principali, uno interno, il più pericoloso; l’altro esterno e più controllabile. «Le imprese tendono a sottostimare i rischi di spionaggio industriale provenienti dall’interno. Si può trattare per esempio di un dipendente scontento o di un collaboratore in odore di licenziamento che si appropria di un database da vendere a società concorrenti o barattare in cambio di un nuovo posto di lavoro», ha spiegato Mele. «E se nemmeno la National Security Agency è stata in grado di bloccare il furto di dati da parte di Edward Snowden con qualche chiavetta Usb, non credo proprio che le nostre aziende possano fare di meglio». Esiste poi la minaccia esterna perpetrata dagli hacker che fanno del crimine la loro ragione di vita. «Questo genere di rischio, per lo meno, viene percepito da parte delle imprese al contrario delle minacce provenienti dall’interno. I manager devono però convincersi che la sicurezza non è solo un costo ma un valore per le aziende. E che non è sufficiente acquistare un programma di protezione dei sistemi informatici per mettersi la coscienza a posto. Bisogna mettere in piedi una strategia di contrasto ai rischi di spionaggio, predisporre delle procedure e definire delle policy in modo da tutelarsi dal rischio di un attacco informatico». Un paragone militare, in questo caso, può risultare molto utile. Se pensiamo alla società come a un fortino da difendere, un approccio tattico senza alcuna strategia a supporto non risulterebbe molto efficace. «I programmi firewall altro non sono che dei sacchi di sabbia a protezione delle mura. Ma se non si fanno piani di contrasto e non si mettono in atto azioni mirate per evitare la capitolazione, prima o poi i nemici entreranno». Secondo Mele, le imprese italiane stanno investendo molto, oggi, in software, spacciati come antidoti magici contro il rischio di intrusioni. In realtà si tratta di strumenti molto utili a creare barriere contro l’accesso degli hacker ma che da soli non bastano a scongiurare il problema. «Abbiamo assistito all’incapacità di delineare una strategia di protezione soprattutto a livello normativo, oltre che economico», ha concluso Mele secondo cui è più facile acquistare un software già pronto all’uso piuttosto che mettere in atto un piano strategico di contrasto al problema.

Fonte : Tancredi Cerne   Italia Oggi – lunedì’ 4 novembre 2013 –

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Decreto IMU: rivisti i limiti di detraibilità delle polizze vita

 

Sulla «Gazzetta Ufficiale» del 29 ottobre è stato pubblicato il decreto legge Imu (n.102/2013) convertito in legge.

Con la conversione in legge, i limiti di detraibilità delle polizze vita precedentemente modificati sono stati rivisti. Nella prima versione infatti, il tetto massimo di detraibilità dei premi vita era sceso da 1.291 Euro a 630 Euro per l’anno di imposta 2013, ridotto ulteriormente a 230 Euro dal 2014 in avanti.

Con le novità introdotte nella legge di conversione del decreto, sono state in parte annullate tali modifiche e alzati i limiti proposti.

Così, anche per i premi versati in contratti aventi ad oggetto il rischio morte o invalidità permanente e i contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni stipulati o rinnovati entro il periodo di imposta 2000, la franchigia per l’anno 2013 viene fissata a 630 Euro (che significa una detrazione massima ai fini IRPEF pari a 119,70 Euro), mentre dal 2014 sarà portata a 530 Euro (per una detrazione massima pari a 100,70 Euro).

Diversa invece la disciplina dedicata alle sole polizze aventi ad oggetto coperture assicurative contro il rischio di non-autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana (LTC), per cui la riduzione della franchigia di detraibilità varrà solo per l’anno di imposta 2013 (630 Euro) per poi tornare ai precedenti 1.291 Euro dal 2014 (al netto dei premi aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente).

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Da: “Flash Previdenza” -Gruppo Cattolica Assicurazioni

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Previdenza, il sorpasso delle polizze

Gli iscritti alle polizze pip, o piani individuali previdenziali, hanno superato per la prima volta gli aderenti ai fondi negoziali. Nonostante non diano diritto al contributo aggiuntivo del datori di lavoro, i piani individuali previdenziali hanno raggiunto quota 1.959.859 lavoratori contro i 1.959.197 dei negoziali. Merito di aggressive e ben pagate reti di vendita dato che questi strumenti hanno commissioni più elevate degli altri prodotti. Il dato dimostra comunque come sia possibile proporre ai risparmiatori prodotti di previdenza complementare nonostante la situazione economica non facile.

Un esempio su tutti è quello del piano individuale previdenziale Postaprevidenza valore di Poste vita, che a fine maggio contava su oltre 580 mila adesioni e che risulta al primo posto in Italia per numero di iscritti considerando tutta la platea di strumenti previdenziali, quindi non solo i piani individuali previdenziali ma anche fondi pensione negoziali e fondi pensione aperti. Infatti il più grande fondo negoziale Cometa a fine giugno contava su 421 mila iscritti. Peraltro anche se si va ad analizzare la tipologia di iscrizioni si scopre che Postevita riesce a intercettare i lavoratori tra i 30 e 40 anni, che rappresentano il 28% del totale degli iscritti. E il mercato continua a crescere.

 

Fonte : Milano Finanza