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Assicurazioni Professionali: slitta di un anno l’obbligo per i medici. Decreto alla Camera il 22 luglio 2013

Slitta di un anno l‘obbligo per gli “esercenti le professioni sanitarie” di avere una assicurazione contro la responsabilità civile. Lo prevede un emendamento dei relatori al dl Fare approvato dalle commissioni Bilancio e affari costituzionali della Camera.

La proroga fa slittare l’obbligo dal 13 agosto prossimo al 13 agosto 2014, periodo durante il quale le Camere dovrebbero approvare un apposita legge sul cosiddetto rischio clinico.

Il decreto sarà in aula alla Camera a partire da lunedì, ma dati i tempi ristretti per la sua conversione non è escluso il ricorso alla fiducia.

«Lo slittamento di un anno dell’obbligatorietà dell’assicurazione professionale per i medici, previsto nell’emendamento del Governo al decreto Fare, rappresenta una boccata di ossigeno per i professionisti del settore sanitario ed è un segnale d’attenzione», ha commentato l’onorevole Raffaele Calabrò, capogruppo Pdl presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
«L’auspicio è che nel frattempo si concluda l’iter della legge sul rischio clinico e che finalmente si stabilisca che la responsabilità civile sia principalmente a carico della struttura sanitaria”, conclude il parlamentare firmatario di un Ddl sulla responsabilità civile dei medici».

Fonte: Sole 24 oremedici-ospedale_258

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La polizza obbligatoria dei medici costa fino a 14mila euro

Si arriva fino a 14mila euro l’anno. I medici sono preoccupati dall’obbligatorietà della polizza assicurativa che scatta tra poco più di un mese.

  • Anestesisti, ortopedici, otorinolaringoiatri, specialisti di chirurgia vascolare, pediatrica o toracica, odontoiatri dovranno sobbarcarsi cifre poco al di sotto dei diecimila euro. Secondo un’inchiesta tra i broker svolta dall’Ordine dei medici di Roma, per l’attività privata si arriva a una media di 14mila euro circa l’anno, massimali 1 milione e mezzo di euro. La protezione assicurativa dal rischio di un contenzioso per presunta «malpractice» in un parto costa a un ginecologo circa 9 mila euro l’anno, con un massimale di 500mila euro. Tariffa simile per l’autore di un intervento che, ad esempio, dovesse difendersi dall’accusa di non aver operato tempestivamente un paziente con un tumore raro. Più fortunati medici e pediatri di famiglia, che appartengono all’area delle convenzioni, quindi non dipendenti pubblici: da 750 a 2 mila euro all’anno. Il problema dello scudo assicurativo contro le cause di risarcimento, pericolo incombente su tutti i camici bianchi (nel 2010 trentamila casi), sta agitando la categoria.
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  • Il 13 agosto diventerà obbligatorio per gli iscritti all’Ordine dei medici equipaggiarsi di una polizza. Lo prevede il decreto dall’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi. Funziona un po’ come l’Rc auto. L’obbligo ricade in egual modo sul neolaureato senza attività e sullo specialista con 30 anni di carriera. Sul dipendente del servizio sanitario e su coloro che non lavorano in ospedale o esercitano l’attività privata in regime extramurario.
    E saranno in particolar modo questi ultimi a trovarsi in difficoltà visto che i colleghi del settore pubblico possono almeno usufruire della copertura della propria Asl (se esiste) o di agevolazioni previste dall’azienda di appartenenza e sindacati. Si profila una proroga. «Bene l’obbligatorietà. Anzi, riteniamo arrivi in ritardo perché la nostra professione comporta rischi enormi», chiarisce Giuseppe Lavra, segretario regionale Cimo Lazio (la Confederazione medici ospedalieri) – Però le compagnie stanno speculando. I premi aumentano, le polizze sono diventate salatissime. Oltretutto le grosse compagnie non mostrano interesse per questo settore di mercato». Per facilitare l’accesso alle polizze, il decreto Balduzzi prevedeva l’istituzione, entro il 30 giugno, di un Fondo nazionale da realizzare attraverso un regolamento.
    È stato aperto un tavolo di lavoro, ancora infruttuoso. Il primo luglio per sollevare il problema sono scesi in sciopero gli ortopedici. A gennaio lo sciopero dei ginecologi.
    «I cittadini hanno la denuncia facile, rischiamo di pagare per presunti errori che potrebbero non dipendere da noi ma dalla disorganizzazione della struttura», fa notare Mario Morbidi, ortopedico con oltre 20 anni di carriera che allo scudo assicurativo della Asl ne ha aggiunti due, integrativi, per coprire eventuali condanne per colpa grave (1.800 euro l’anno) più una terza per l’attività privata. Denuncia Domenico Iscaro, presidente dell’associazione Anaao (medici ospedalieri): «La situazione è sempre più critica. La crescita del contenzioso è esponenziale, spesso dettato da motivi di opportunità. Le compagnie possono imporre le loro regole e scegliere il prezzo del premio. Devono essere fissati dei paletti altrimenti resteremo vittime di speculazione. Vale anche per i dipendenti pubblici. Il pericolo è che le Asl in deficit non mantengano i loro impegni e disdicano i contratti che comunque coprono solo la colpa lieve».
    Massimo Cozza, di FpCgil, esprime il malcontento della categoria: «Sarà uno dei temi della protesta del 22 luglio. Le norme Balduzzi sono insufficienti. Serve una legge».
    Fonte : Margherita De Bac  – Corriere della Sera – lunedi’ 8 luglio 2013
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Professionisti Il paracadute è (quasi) pronto

Arriva lo scudo obbligatorio per i professionisti che sbagliano. Dopo un primo slittamento di un anno, il 13 agosto dovrebbe scattare la polizza obbligatoria sulla responsabilità civile dei liberi professionisti, che copre i danni procurati a terzi durante l’attività.

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Tempi stretti
Il condizionale è d’obbligo, perché si parla con insistenza di un ulteriore rinvio al 31 dicembre prossimo. In ogni caso bisogna cominciare a fare i conti con questa copertura, che è piuttosto complessa. L’obbligo riguarda oltre 1,8 milioni d’iscritti a ventotto ordini professionali, suddivisi in tre aree: economico-giuridica; tecnica; socio-sanitaria. Ed è proprio quest’ultima che, soprattutto per alcune specialità mediche, presenta un’impennata delle richieste di risarcimento e, in parallelo, la difficoltà a trovare una copertura assicurativa, se non a prezzi elevatissimi.
Per le altre categorie l’offerta si sta ampliando e presenta forti differenze fra i vari prodotti. E’ lo scenario che emerge da una comparazione, realizzata da Iridia, sulle polizze di rc professionale per le attività delle aree legale e tecnica. «All’iniziativa aderiscono associazioni d’intermediari come Aiba per i broker e Uea per gli agenti —, spiega Massimo Michaud, promotore e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Iridia — e poi docenti universitari e una società di consulenza come Iama. Gli obiettivi sono diffondere fra i consumatori la consapevolezza delle prestazioni e l’informazione sulle caratteristiche delle polizze danni non auto, offrire un supporto alle capacità di consulenza degli intermediari e promuovere l’innovazione e valorizzare la qualità del settore, che presenta un forte potenziale di sviluppo».
Orientamento
L’offerta delle coperture di rc professionale è piuttosto articolata. Se tutte le polizze si basano sulla formula all risk (in base a cui è compreso tutto quello che non è espressamente escluso), quelle delle compagnie nazionali prevedono condizioni specifiche per le singole attività. Tutte adottano il sistema claim made, in base a cui sono incluse le richieste di risarcimento denunciate nel periodo di validità del contratto, indipendentemente da quando è avvenuto il fatto che le ha originate. La maggior parte delle compagnie offre risarcimenti massimi fra 1,5 e 3 miliardi di euro; pochissime prevedono massimali superiori a 5 miliardi di euro, e solo per le professioni tecniche.
Un altro punto molto delicato riguarda la definizione di sinistro: non sempre sono considerati tali gli avvisi per procedimenti civili, penali o amministrativi, le diffide o le richieste verbali, cioè la minaccia di richiedere i danni.
«I prodotti sono molto differenti per prezzo e ampiezza delle coperture, soprattutto per quelli dedicati alle professioni tecniche — sostiene Michaud —. Fra le due variabili non vi è correlazione: non è assolutamente detto, cioè, che le polizze che costano di più siano anche quelle che offrono la maggiore protezione. Le differenze sono dovute alla presenza o meno di esclusioni e limitazioni, come franchigie e scoperti, cioè quote di danno che in caso di sinistri rimangono a carico dell’assicurato. I testi sono difficili da comprendere e manca una componente di servizio, per esempio l’abbinamento con la copertura che rimborsa le spese legali».
Un ruolo importante è giocato dalle convenzioni con gli ordini professionali. «Si dividono in due categorie — dice Michaud — da un lato quelle che offrono una copertura di base, come quella sottoscritta dalla cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, dall’altro quelle molto complete, come quella di Inarcassa per gli ingegneri».
www.iomiassicuro.it

Corriere della Sera – Corriere Economia – Lunedi’ 1 luglio 2013

 

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ASSICURAZIONI PER PROFESSIONISTI – Protezione a tutto campo

A differenza dell’Rc auto, dove esiste un «testo base» di riferimento, per la copertura obbligatoria di responsabilità civile, i professionisti interessati devono prendere dimestichezza con clausole contrattuali fondamentali che, se non ben comprese, rischiano di rendere inutilizzabile il paracadute in caso di danni provocati ai clienti.
            Tutela

  • Tutti i contratti di responsabilità civile professionale prevedono la formula «claim made». In genere le polizze Rc auto tutelano l’assicurato per un fatto accaduto quando la copertura era in vigore, anche se la richiesta di risarcimento avviene quando il contratto non c’è più. La «claim made» restringe e di molto la copertura. Il professionista è coperto solo se la richiesta danni avviene durante il periodo di efficacia della copertura. È una limitazione non da poco se

    pensiamo che una richiesta danni può arrivare entro 10 anni dal fatto dannoso.
    Inoltre per avere un’adeguata copertura è bene stipulare, pagando un premio aggiuntivo, polizze che accettano come denuncia di sinistro non solo la «richiesta di risarcimento», ma anche la «circostanza», ossia qualsiasi atto o fatto di cui l’assicurato sia a conoscenza e che potrebbe dar luogo a future richieste di indennizzo, come la ricezione di un «avviso di garanzia», o contestazioni verbali da terze parti.
    Periodo
    Per garantirsi dai danni commessi prima della stipula della polizza, ma non noti al professionista, il contratto deve avere una garanzia chiamata «pregressa» o di «retroattività». Se si è iniziata l’attività il primo gennaio 2007 e nel 2012 si stipula per la prima volta un’assicurazione professionale (oppure si sostituisce con un’altra compagnia quella acquistata in precedenza), bisogna acquistare una polizza che abbia almeno cinque anni di retroattività; in caso contrario si rischia di rimanere senza copertura, anche se si è pagato il premio alla compagnia. Se invece il professionista sta per terminarel’attività, è opportuno sottoscrivere la garanzia postuma o di ultrattività.

    PAOLO GOLINUCCI – Corriere della Sera – Corriere Economia -Lunedi’ 1 luglio 2013

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