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Assicurazioni Professionali: slitta di un anno l’obbligo per i medici. Decreto alla Camera il 22 luglio 2013

Slitta di un anno l‘obbligo per gli “esercenti le professioni sanitarie” di avere una assicurazione contro la responsabilità civile. Lo prevede un emendamento dei relatori al dl Fare approvato dalle commissioni Bilancio e affari costituzionali della Camera.

La proroga fa slittare l’obbligo dal 13 agosto prossimo al 13 agosto 2014, periodo durante il quale le Camere dovrebbero approvare un apposita legge sul cosiddetto rischio clinico.

Il decreto sarà in aula alla Camera a partire da lunedì, ma dati i tempi ristretti per la sua conversione non è escluso il ricorso alla fiducia.

«Lo slittamento di un anno dell’obbligatorietà dell’assicurazione professionale per i medici, previsto nell’emendamento del Governo al decreto Fare, rappresenta una boccata di ossigeno per i professionisti del settore sanitario ed è un segnale d’attenzione», ha commentato l’onorevole Raffaele Calabrò, capogruppo Pdl presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.
«L’auspicio è che nel frattempo si concluda l’iter della legge sul rischio clinico e che finalmente si stabilisca che la responsabilità civile sia principalmente a carico della struttura sanitaria”, conclude il parlamentare firmatario di un Ddl sulla responsabilità civile dei medici».

Fonte: Sole 24 oremedici-ospedale_258

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La polizza obbligatoria dei medici costa fino a 14mila euro

Si arriva fino a 14mila euro l’anno. I medici sono preoccupati dall’obbligatorietà della polizza assicurativa che scatta tra poco più di un mese.

  • Anestesisti, ortopedici, otorinolaringoiatri, specialisti di chirurgia vascolare, pediatrica o toracica, odontoiatri dovranno sobbarcarsi cifre poco al di sotto dei diecimila euro. Secondo un’inchiesta tra i broker svolta dall’Ordine dei medici di Roma, per l’attività privata si arriva a una media di 14mila euro circa l’anno, massimali 1 milione e mezzo di euro. La protezione assicurativa dal rischio di un contenzioso per presunta «malpractice» in un parto costa a un ginecologo circa 9 mila euro l’anno, con un massimale di 500mila euro. Tariffa simile per l’autore di un intervento che, ad esempio, dovesse difendersi dall’accusa di non aver operato tempestivamente un paziente con un tumore raro. Più fortunati medici e pediatri di famiglia, che appartengono all’area delle convenzioni, quindi non dipendenti pubblici: da 750 a 2 mila euro all’anno. Il problema dello scudo assicurativo contro le cause di risarcimento, pericolo incombente su tutti i camici bianchi (nel 2010 trentamila casi), sta agitando la categoria.
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  • Il 13 agosto diventerà obbligatorio per gli iscritti all’Ordine dei medici equipaggiarsi di una polizza. Lo prevede il decreto dall’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi. Funziona un po’ come l’Rc auto. L’obbligo ricade in egual modo sul neolaureato senza attività e sullo specialista con 30 anni di carriera. Sul dipendente del servizio sanitario e su coloro che non lavorano in ospedale o esercitano l’attività privata in regime extramurario.
    E saranno in particolar modo questi ultimi a trovarsi in difficoltà visto che i colleghi del settore pubblico possono almeno usufruire della copertura della propria Asl (se esiste) o di agevolazioni previste dall’azienda di appartenenza e sindacati. Si profila una proroga. «Bene l’obbligatorietà. Anzi, riteniamo arrivi in ritardo perché la nostra professione comporta rischi enormi», chiarisce Giuseppe Lavra, segretario regionale Cimo Lazio (la Confederazione medici ospedalieri) – Però le compagnie stanno speculando. I premi aumentano, le polizze sono diventate salatissime. Oltretutto le grosse compagnie non mostrano interesse per questo settore di mercato». Per facilitare l’accesso alle polizze, il decreto Balduzzi prevedeva l’istituzione, entro il 30 giugno, di un Fondo nazionale da realizzare attraverso un regolamento.
    È stato aperto un tavolo di lavoro, ancora infruttuoso. Il primo luglio per sollevare il problema sono scesi in sciopero gli ortopedici. A gennaio lo sciopero dei ginecologi.
    «I cittadini hanno la denuncia facile, rischiamo di pagare per presunti errori che potrebbero non dipendere da noi ma dalla disorganizzazione della struttura», fa notare Mario Morbidi, ortopedico con oltre 20 anni di carriera che allo scudo assicurativo della Asl ne ha aggiunti due, integrativi, per coprire eventuali condanne per colpa grave (1.800 euro l’anno) più una terza per l’attività privata. Denuncia Domenico Iscaro, presidente dell’associazione Anaao (medici ospedalieri): «La situazione è sempre più critica. La crescita del contenzioso è esponenziale, spesso dettato da motivi di opportunità. Le compagnie possono imporre le loro regole e scegliere il prezzo del premio. Devono essere fissati dei paletti altrimenti resteremo vittime di speculazione. Vale anche per i dipendenti pubblici. Il pericolo è che le Asl in deficit non mantengano i loro impegni e disdicano i contratti che comunque coprono solo la colpa lieve».
    Massimo Cozza, di FpCgil, esprime il malcontento della categoria: «Sarà uno dei temi della protesta del 22 luglio. Le norme Balduzzi sono insufficienti. Serve una legge».
    Fonte : Margherita De Bac  – Corriere della Sera – lunedi’ 8 luglio 2013
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Professionisti Il paracadute è (quasi) pronto

Arriva lo scudo obbligatorio per i professionisti che sbagliano. Dopo un primo slittamento di un anno, il 13 agosto dovrebbe scattare la polizza obbligatoria sulla responsabilità civile dei liberi professionisti, che copre i danni procurati a terzi durante l’attività.

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Tempi stretti
Il condizionale è d’obbligo, perché si parla con insistenza di un ulteriore rinvio al 31 dicembre prossimo. In ogni caso bisogna cominciare a fare i conti con questa copertura, che è piuttosto complessa. L’obbligo riguarda oltre 1,8 milioni d’iscritti a ventotto ordini professionali, suddivisi in tre aree: economico-giuridica; tecnica; socio-sanitaria. Ed è proprio quest’ultima che, soprattutto per alcune specialità mediche, presenta un’impennata delle richieste di risarcimento e, in parallelo, la difficoltà a trovare una copertura assicurativa, se non a prezzi elevatissimi.
Per le altre categorie l’offerta si sta ampliando e presenta forti differenze fra i vari prodotti. E’ lo scenario che emerge da una comparazione, realizzata da Iridia, sulle polizze di rc professionale per le attività delle aree legale e tecnica. «All’iniziativa aderiscono associazioni d’intermediari come Aiba per i broker e Uea per gli agenti —, spiega Massimo Michaud, promotore e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Iridia — e poi docenti universitari e una società di consulenza come Iama. Gli obiettivi sono diffondere fra i consumatori la consapevolezza delle prestazioni e l’informazione sulle caratteristiche delle polizze danni non auto, offrire un supporto alle capacità di consulenza degli intermediari e promuovere l’innovazione e valorizzare la qualità del settore, che presenta un forte potenziale di sviluppo».
Orientamento
L’offerta delle coperture di rc professionale è piuttosto articolata. Se tutte le polizze si basano sulla formula all risk (in base a cui è compreso tutto quello che non è espressamente escluso), quelle delle compagnie nazionali prevedono condizioni specifiche per le singole attività. Tutte adottano il sistema claim made, in base a cui sono incluse le richieste di risarcimento denunciate nel periodo di validità del contratto, indipendentemente da quando è avvenuto il fatto che le ha originate. La maggior parte delle compagnie offre risarcimenti massimi fra 1,5 e 3 miliardi di euro; pochissime prevedono massimali superiori a 5 miliardi di euro, e solo per le professioni tecniche.
Un altro punto molto delicato riguarda la definizione di sinistro: non sempre sono considerati tali gli avvisi per procedimenti civili, penali o amministrativi, le diffide o le richieste verbali, cioè la minaccia di richiedere i danni.
«I prodotti sono molto differenti per prezzo e ampiezza delle coperture, soprattutto per quelli dedicati alle professioni tecniche — sostiene Michaud —. Fra le due variabili non vi è correlazione: non è assolutamente detto, cioè, che le polizze che costano di più siano anche quelle che offrono la maggiore protezione. Le differenze sono dovute alla presenza o meno di esclusioni e limitazioni, come franchigie e scoperti, cioè quote di danno che in caso di sinistri rimangono a carico dell’assicurato. I testi sono difficili da comprendere e manca una componente di servizio, per esempio l’abbinamento con la copertura che rimborsa le spese legali».
Un ruolo importante è giocato dalle convenzioni con gli ordini professionali. «Si dividono in due categorie — dice Michaud — da un lato quelle che offrono una copertura di base, come quella sottoscritta dalla cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, dall’altro quelle molto complete, come quella di Inarcassa per gli ingegneri».
www.iomiassicuro.it

Corriere della Sera – Corriere Economia – Lunedi’ 1 luglio 2013

 

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ASSICURAZIONI PER PROFESSIONISTI – Protezione a tutto campo

A differenza dell’Rc auto, dove esiste un «testo base» di riferimento, per la copertura obbligatoria di responsabilità civile, i professionisti interessati devono prendere dimestichezza con clausole contrattuali fondamentali che, se non ben comprese, rischiano di rendere inutilizzabile il paracadute in caso di danni provocati ai clienti.
            Tutela

  • Tutti i contratti di responsabilità civile professionale prevedono la formula «claim made». In genere le polizze Rc auto tutelano l’assicurato per un fatto accaduto quando la copertura era in vigore, anche se la richiesta di risarcimento avviene quando il contratto non c’è più. La «claim made» restringe e di molto la copertura. Il professionista è coperto solo se la richiesta danni avviene durante il periodo di efficacia della copertura. È una limitazione non da poco se

    pensiamo che una richiesta danni può arrivare entro 10 anni dal fatto dannoso.
    Inoltre per avere un’adeguata copertura è bene stipulare, pagando un premio aggiuntivo, polizze che accettano come denuncia di sinistro non solo la «richiesta di risarcimento», ma anche la «circostanza», ossia qualsiasi atto o fatto di cui l’assicurato sia a conoscenza e che potrebbe dar luogo a future richieste di indennizzo, come la ricezione di un «avviso di garanzia», o contestazioni verbali da terze parti.
    Periodo
    Per garantirsi dai danni commessi prima della stipula della polizza, ma non noti al professionista, il contratto deve avere una garanzia chiamata «pregressa» o di «retroattività». Se si è iniziata l’attività il primo gennaio 2007 e nel 2012 si stipula per la prima volta un’assicurazione professionale (oppure si sostituisce con un’altra compagnia quella acquistata in precedenza), bisogna acquistare una polizza che abbia almeno cinque anni di retroattività; in caso contrario si rischia di rimanere senza copertura, anche se si è pagato il premio alla compagnia. Se invece il professionista sta per terminarel’attività, è opportuno sottoscrivere la garanzia postuma o di ultrattività.

    PAOLO GOLINUCCI – Corriere della Sera – Corriere Economia -Lunedi’ 1 luglio 2013

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Benvenuti nel Paese dei “sinistri stradali” – truffe alle assicurazioni

«Boccaccia mia statte zitta»: la guardasigilli Anna Maria Cancellieri, davanti alla reazione degli avvocati, si sarà morsa la lingua come il pupazzo Provolino di un vecchio Carosello.
Sulle lobby professionali che ostacolano le riforme, però, ha ragioni da vendere. Basti dire che l’Italia ha il triplo degli avvocati rispetto alla media europea. E l’anomalia pesa troppo spesso, in certe aree, sulla macchina della giustizia. Un esempio? La Campania ha il 61% delle cause per sinistri stradali, spesso inventati.

Sulla base dei dati del Cepej (European Commission for the Efficiency of Justice), l’economista Leonardo d’Urso, collaboratore de «lavoce.info», ha composto una tabella che da sola dice tutto. Ogni 100.000 abitanti ci sono in Europa 127 avvocati. Bene: la media italiana è di 406. Solo la Val d’Aosta (la più virtuosa con 139) si avvicina al resto della Ue. E la sproporzione via via si accentua fino a toccare a Roma e nel Mezzogiorno numeri da brivido: 524 «toghe» nel Lazio, 586 in Puglia, 652 in Campania, 664 in Calabria. Dove c’è un legale ogni 150 abitanti contro la media continentale di uno ogni 787. Cosa vorrà mai dire: che da noi i cittadini sono molto più tutelati? Ma dai!

E sarà un caso che le regioni in cui ci sono più avvocati sono quelle in cui ci sono anche più cause? È il numero esorbitante delle cause che ha man mano fatto crescere quello dei legali o piuttosto, al contrario, è l’esubero di legali ad aver fatto crescere le cause fino a intasare i tribunali? La stessa Banca d’Italia, nello studio «La giustizia civile in Italia: i divari territoriali» di Amanda Carmignani e Silvia Giacomelli, sottolinea il parallelo: «L’effetto del numero di avvocati in rapporto alla popolazione sulla variabile dipendente risulta positivo e statisticamente significativo. In base all’evidenza empirica, le variabili che hanno maggiore impatto sul tasso di litigiosità sono il valore aggiunto pro capite e il numero di avvocati per abitante».

italy-flag-170x170Traduzione: esattamente come accade nel film di Billy Wilder «Non per soldi ma per denaro», dove Walter Matthau convince il cameraman Jack Lemmon a fingersi gravemente ferito in un incidente di gioco per spillare all’assicurazione un milione di dollari, sono talvolta certi trafficoni delle aule giudiziarie a cercare i clienti e a spingerli a fare causa. E per trarne profitto è essenziale che la Giustizia funzioni peggio possibile. Per una coincidenza, mentre gli avvocati si sollevavano contro il ministro e la sua tesi sulle lobby di traverso alle riforme, l’Ania (l’associazione delle imprese assicuratrici) metteva online il suo rapporto 2012-2013. Dove si legge che «delle oltre 240 mila cause civili pendenti davanti a un giudice di pace circa 150 mila sono concentrate in Campania e, di queste, 108 mila nella sola città di Napoli. Di quelle rimanenti, altre 26 mila riguardano la Puglia, mentre 18 mila sono quelle presenti in Sicilia e quasi 10 mila in Calabria. Escludendo il Lazio (e in particolare la città di Roma), con circa 16 mila cause civili pendenti, le rimanenti regioni d’Italia si suddividono in modo uniforme appena 23 mila procedimenti». Insomma, la Campania assorbe da sola il 61% di tutti i processi per i risarcimenti danni da incidente stradale che ingombrano gli uffici dei giudici di pace. E la città capoluogo, da sola, copre il 45% più di tutto il resto d’Italia messo insieme, tolta la Campania.

Estratto dell’articolo di Gian Antonio Stella “Benvenuti nel paese dei “sinistri stradali” : per leggere l’intero articolo clicca qui

Fonte : Gian Antonio Stella – Corriere della Sera – 4 luglio 2013 – Benvenuti nel paese dei “sinistri stradali”

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LA RESPONSABILITÀ CIVILE IN AMBITO SANITARIO – da ANIA 02 luglio 2013 Assemblea annuale

L’aumento del numero delle denunce per malpractice medica è una tendenza che ha riguardato, negli ultimi anni, molti paesi sviluppati. Generalizzando si può dire che le principali cause del fenomeno sono: un deciso aumento degli importi dei risarcimenti riconosciuti dai tribunali, in particolare per i danni non patrimoniali; l’ampliamento dei diritti e dei casi da risarcire da parte della giurisprudenza; maggiore consapevolezza e attenzione dei pazienti alle cure ricevute, a volte anche favorite da alcuni fornitori di servizi di gestione del contenzioso.

Le ovvie conseguenze per i sistemi sanitari e per i loro operatori comprendono: i maggiori costi diretti in termini di risarcimenti dovuti o di prezzi delle coperture assicurative, maggiori difficoltà nei rapporti tra il medico e il paziente, maggiori costi indiretti derivanti dal ricorso alla cosiddetta medicina difensiva.

Per il sistema assicurativo le conseguenze riguardano le ingenti perdite economiche dovute a una errata tariffazione delle coperture, i rapporti più difficili con gli assicurati a causa dell’inevitabile aumento dei prezzi e delle più stringenti condizioni contrattuali e assuntive, la rarefazione dell’offerta a causa dell’oggettiva difficoltà nel prevedere gli sviluppi del fenomeno.

Negli ultimi anni si è, infatti, assistito a un’intensa attività parlamentare sul tema in argomento e in particolare a una proliferazione di disegni di legge che l’ANIA ha monitorato e sui quali è intervenuta instaurando confronti con i principali rappresentanti istituzionali attraverso la costituzione di tavoli di lavoro e la predisposizione di proposte fattive.

Un segnale importante, nell’ambito di attuazione dell’obbligo di copertura assicurativa già previsto per tutti gli esercenti professioni regolamentate, è arrivato dal legislatore con l’emanazione della legge 8 novembre 2012, n. 189, di conversione, con modificazioni, del d.l. 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute. Questa legge testimonia la volontà del legislatore di affrontare il problema della medical malpractice e presenta aspetti positivi ma non contiene disposizioni in grado di incidere in maniera decisa ed efficace sul costo dei risarcimenti, elemento questo che è alla base del rialzo dei prezzi delle coperture assicurative. In particolare, per quanto riguarda il settore assicurativo gli artt. 3 e 3-bis disciplinano, l’uno, la responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie e, l’altro, la gestione e il monitoraggio dei rischi sanitari. L’art. 3, al primo comma, da un lato prevede che l’esercente la professione sanitaria – il quale nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica – non risponda penalmente per la colpa lieve; dall’altro lato precisa che in tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’art. 2043 del c.c. ma il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, deve tenere debitamente conto della condotta predetta. Pertanto, mentre l’applicazione delle linee guida e delle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica comporta un’esclusione ex lege della responsabilità penale per colpa lieve, sul piano civilistico non viene invece apportata alcuna sostanziale modifica agli attuali profili di responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie. Al secondo comma si dispone che con d.P.R. siano disciplinati i requisiti minimi uniformi e le procedure diretti a garantire l’idoneità delle relative polizze in ordine all’assolvimento dell’obbligo assicurativo.

A tal fine vengono dettati i criteri a cui dovrà attenersi il suddetto decreto:

  • –  la determinazione dei casi nei quali, sulla base di definite categorie di rischio professionale, possa prevedersi l’introduzione di un Fondo, finanziato dal contributo dei professionisti che ne facciano richiesta e da un contributo a carico delle imprese di assicurazione determinato in misura non superiore al 4% dei premi incassati nel precedente esercizio, che mira a garantire la copertura assicurativa al professionista che ne faccia richiesta a causa di una limitata disponibilità sul mercato di polizze assicurative;
  • –  la determinazione del soggetto gestore del Fondo e delle sue competenze;
  • –  la previsione che i contratti assicurativi debbano essere stipulati, tra l’altro, con condizioni che dispongano alla scadenza la variazione in aumento o in diminuzione del premio in relazione al verificarsi o meno di sinistri, nonché la previsione che la possibile disdetta dei contratti assicurativi debba essere subordinata alla reiterazione di una condotta colposa dell’esercente la professione sanitaria.È previsto inoltre che il danno biologico conseguente all’attività dell’esercente la professione sanitaria venga determinato attraverso il rinvio alle tabelle delle menomazioni dell’integrità psico-fisica di cui agli articoli 138 e 139 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 che dovranno essere integrate per tener conto delle fattispecie afferenti all’attività del sanitario. Il comma 5, dell’art. 3, prevede che gli albi dei consulenti tecnici d’ufficio utilizzati dai tribunali per il contenzioso in materia sanitaria vengano aggiornati ogni cinque anni per garantire maggiormente il livello di professionalità e di competenza degli esperti. In ultimo l’art. 3-bis in un’ottica di contenimento dei costi relativi ai rischi sanitari, dispone che le aziende sanitarie, all’interno della propria organizzazione, adottino le misure necessarie per la gestione dei predetti rischi sanitari, la prevenzione del contenzioso e la riduzione degli oneri assicurativi e, parallelamente, che il Ministero della Salute e le Regioni attivino un sistema di monitoraggio dei dati relativi al rischio clinico.                                                                                                                                                                                                                                                            Allo stato attuale il Ministero della Salute ha istituito un tavolo tecnico per la predisposizione dello schema di provvedimento previsto dall’art. 3, comma 2, della legge in questione, da emanarsi con d.P.R. entro il 30 giugno p.v., che dovrà quindi regolamentare il fondo con obbligo a fornire idonea copertura assicurativa per determinati casi e i requisiti minimi e uniformi per l’idoneità dei contratti assi- curativi ad assolvere all’obbligo di copertura di r.c. professionale per gli esercenti le professioni mediche. I partecipanti al tavolo tecnico sono tutti i rappresentanti coinvolti dal Legislatore nella predisposizione del provvedimento stesso (Ministero della Salute, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Conferenza delle Regioni e Province, ANIA, IVASS, Consap, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Federazioni Nazio- nali degli Ordini e dei Collegi delle professioni sanitarie e le Organizzazioni sinda- cali maggiormente rappresentative delle categorie professionali interessate). Proprio nell’ambito della r.c. medica l’ANIA, come noto, ha attivato da molti anni una rilevazione statistica annuale utile ad identificare quali siano gli andamenti tecnici del settore, attraverso la costituzione di svariati indici di sinistrosità che partono dall’anno di osservazione 1994 .
  • Stima del volume dei premi

    La stima  dei premi del lavoro diretto italiano per l’esercizio 2011 è pari a circa 525 milioni di euro di cui il 57% relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il restante 43% relativo a polizze stipulate dai professionisti sanitari. Va notato che la statistica non comprende i premi raccolti dalle imprese europee operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi, alcune delle quali particolarmente attive nel settore. Rispetto all’anno precedente i premi si sono incrementati del 5,5%: vi ha contribuito essenzialmente l’aumento di oltre otto punti percentuali registrato dal volume premi relativi alle polizze dei professionisti, probabilmente anche a causa di una rivisitazione dei prezzi assicurativi resasi necessaria per il persistente disequilibrio economico del settore. Pur se in misura più contenuta (+3,6% rispetto al 2010) risultano in aumento anche i premi relativi alle strutture sanitarie.

    Il tasso annuo di crescita dei premi complessivi nel periodo 2001-2011 si attesta al 7,3% (rispettivamente 5,5% per le strutture sanitarie e 10,3% per i professionisti).

    Stima del numero di sinistri denunciati e loro costo medio

    Come riportato nella tavola 1, la stima del numero di sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane nel 2011 ha sfiorato i 31.500 casi, di cui quasi i due terzi relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie. Il numero dei sinistri ha registrato una riduzione del 6,7% rispetto al 2010, proseguendo la tendenza già avviata nell’anno precedente, quando diminuivano dell’1,0%; malgrado la contrazione, questo numero rimane tra i più elevati dell’ultimo decennio. A diminuire maggiormente sono stati i sinistri relativi alle strutture sanitarie (-8,1%), pro- babilmente come effetto della crescente attenzione posta dalle stesse nell’analisi e nel monitoraggio dei rischi sanitari, al fine di prevenire o limitare i risarcimenti dovuti a malpractice medica.tav1

    La tavola 2 riporta invece per ciascun anno di protocollazione, la situazione del numero dei sinistri che la compagnia chiude senza effettuare nessun pagamento (c.d. senza seguito). Se si esaminano le generazioni più mature (dal 1994 al 2001), mediamente i due terzi dei sinistri denunciati alle compagnie, per il totale della r.c. medica, vengono chiusi senza seguito. In particolare tale percentuale è più elevata per i sinistri relativi alle strutture sanitarie (mediamente pari nel periodo al 72%), anche se occorre segnalare che parte di questi sono poi risarciti direttamente dalle strutture stesse in quanto ricadono sotto la franchigia contrattuale. Per i sinistri relativi alla r.c. professionale mediamente il 60% dei sinistri denunciati non dà seguito a un risarcimento.tav2

    La tavola 3 riporta per i due settori della r.c. medica (strutture sanitarie e professionisti medici) la percentuale dei numeri e degli importi liquidati e riservati rispetto al valore complessivo dei sinistri per anno di protocollazione, cioè per ciascun anno di presa in carico della denuncia da parte dell’assicuratore. Le percentuali relative ai sinistri liquidati (numeri e importi) sono relativamente basse per le gene- razioni più recenti di sinistri in quanto è generalmente incerta sia l’effettiva respon- sabilità dell’assicurato sia l’entità del danno. Le percentuali crescono al crescere dell’anzianità della generazione dei sinistri attestandosi a valori superiori al 90% per quelle con oltre dieci anni di sviluppo.

    Occorre segnalare che dopo 18 anni,la generazione del 1994 mostra un 2,3% di sinistri che devono ancora essere definiti (oltre il 7% degli importi dell’intera generazione) a testimonianza che occorrono un numero elevato di anni per definire le controversie giudiziarie che scaturiscono da tali tipologie di danni.

    tav3La tavola 4 riporta, sempre per i due settori e per ciascuna generazione di sinistri, l’evoluzione dei loro costi medi man mano che la percentuale di sinistri liquidati aumenta e, quindi, man mano che le informazioni si consolidano. Accade infatti che, a causa della complessità della valutazione delle menomazioni fisiche e della frequente insufficienza di informazioni disponibili subito dopo il verificarsi dell’in- cidente, la valutazione del sinistro da parte delle compagnie sia in molti casi sottostimata. A ciò si aggiunga l’incertezza nella quantificazione del danno legata alla frequente evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali in materia di entità del danno da risarcire.

    Ad esempio, per i sinistri protocollati nel 2002 le imprese di assicurazione avevano stimato mediamente di pagare circa 20.157 euro alla fine dell’anno di protocol- lazione, mentre a distanza di 4 anni la valutazione si era già raddoppiata e aveva raggiunto quasi 40.000 euro, per poi continuare a crescere e arrivare a quello che sembra essere oggi il costo medio “ultimo” dei sinistri di quella generazione (circa 47.000 euro). Tale andamento si osserva (talvolta con tempi più rapidi) per tutte le generazioni di sinistri.

    Stima dei rapporti sinistri a premi (“S/P”)

    Sono gli andamenti in forte crescita del costo dei risarcimenti, congiuntamente a un numero elevato di denunce che le imprese registrano di anno in anno, a determinare risultati estremamente negativi per i conti tecnici del settore e, quindi, valori particolarmente elevati del rapporto sinistri a premi. Anche in questo caso, per una corretta valutazione dell’andamento del business assicurativo oggetto di questa analisi, occorre osservare lo sviluppo del rapporto sinistri a premi nei diversi anni.

    tav4Nella tavola 5 sono riportati i rapporti sinistri a premi (e la loro evoluzione nel tempo) per le varie generazioni di sinistri analizzate per il totale settore della r.c. medica.

    Al 31 dicembre del 2011 il rapporto medio dei sinistri a premi per le varie gene- razioni si attesta al 175%. Relativamente alla generazione più recente si nota che il rapporto si attesta al 147%.

    Per quanto riguarda l’evoluzione del rapporto S/P, man mano che la percentuale di sinistri liquidati aumenta e che le informazioni sui sinistri diventano più consolidate, si notano tre distinti fenomeni:

    • –  per le generazioni di sinistri protocollati dal 1994 al 2004, il rapporto sinistri a premi valutato al 31 dicembre 2011 assume valori particolarmente elevati (da 174% della generazione 2004 a oltre 310% per le generazioni 1997 e 1998);
    • –  dalla generazione 2005 a quella 2008 il rapporto tra sinistri e premi tende a essere più contenuto, pur restando su livelli di evidente diseconomicità;
    • –  negli ultimi tre anni disponibili (dal 2009 al 2011) il rapporto sinistri a premi, pur non raggiungendo le punte estreme degli anni dal 1994 al 2004, ha mostrato valori comunque in peggioramento rispetto agli anni dal 2005 al 2008.
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    Fonte ANIA : L’assicurazione in Italia 2012-2013 – Assemblea Annuale ANIA – Roma 02 luglio 2013

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Aggiornamento sulla riforma delle professioni regolamentate – da ANIA – Assemblea 02 luglio 2013

Il d.P.R. del 7 agosto 2012, n. 137 reca il regolamento di riforma degli ordinamenti professionali in attuazione dell’art. 3, comma 5, del d.l. 13 agosto 2011, n. 138 (c.d. manovra economica bis), convertito, con modificazioni, dalla legge 14 set- tembre 2011, n. 148.

Il citato art. 3, comma 5, del d.l. n. 138 ha stabilito che gli ordinamenti profes- sionali dovranno essere riformati per recepire i seguenti principi:

  • –  libertà di accesso alla professione, rimanendo comunque l’obbligo del supe- ramento dell’esame di Stato;
  • –  obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua per- manente;
  • –  adeguamento del tirocinio per l’accesso alla professione per garantire l’effettivo svolgimento dell’attività formativa e il miglior esercizio della professione stessa;
  • –  pattuizione scritta del compenso professionale tra le parti al momento delconferimento dell’incarico, prese a riferimento le tariffe professionali;
  • –  previsione di organismi disciplinari separati da quelli di natura amministrativa;
  • –  libertà di pubblicità informativa su attività, titoli e specializzazioni professionali,struttura dello studio e compensi richiesti per le prestazioni;
  • –  obbligo, per il professionista, di stipulare idonea polizza assicurativa per i rischi derivanti dall’attività professionale, anche mediante apposita convenzione negoziata dall’ordine di appartenenza. Il professionista dovrà rendere noti al cliente, al momento della stipula, le condizioni della copertura e il massimale.

Il d.P.R., nei limiti dei principi sopra indicati, riforma tutte le professioni regola- mentate, esercitate da professionisti iscritti in ordini od organizzati in collegi. In particolare l’art. 5 fissa i principi dell’obbligo assicurativo stabilendo che il pro- fessionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i danni derivanti dal- l’esercizio dell’attività professionale, comprese le attività di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente. Inoltre il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza di assicurazione, il relativo massimale e ogni variazione successiva. La stipulazione della polizza può avvenire anche per il tramite di convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali degli ordini o collegi o da associazioni professionali o da casse o enti di previdenza. La violazione dell’obbligo di stipulazione costituisce illecito disci- plinare. L’art. 5, comma 3, stabilisce, infine, che l’obbligo assicurativo sia operante a partire dal 15 agosto 2013, cioè dodici mesi dopo l’entrata in vigore del d.P.R. medesimo (differendo il termine inizialmente previsto dal d.l. n. 138 al 13 agosto 2012).

Fonte : L’assicurazione Italiana 2012-2013 – ASSEMBLEA ANIA 2013 -Roma 02 luglio 2013

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