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PREVIDENZA- in arrivo la BUSTA ARANCIONE con le indicazioni sulla FUTURA PENSIONE PUBBLICA

lafabbricadellerenditeIl ministero del Lavoro progressivamente informerà tutti i lavoratori delle diverse gestioni Inps sulla loro futura condizione pensionistica attraverso il «Progetto trasparenza»
In questo scenario, le simulazioni realizzate per CorrierEconomia dal Progetica, società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale mostrano la rilevanza delle variabili utilizzate per il calcolo della pensione. Sono una sorta di bussola, insomma, che aiuta a orientarsi nelle nebbie del futuro previdenziale. 
«Abbiamo simulato una possibile Busta arancione per quattro profili di lavoratori — spiega Sergio Sorgi, vice presidente di Progetica — dipendenti e autonomi, 30 enni e 40 enni. Le tabelle mostrano come sia il quando, cioè la data di pensionamento, sia il quanto della pensione sono soggetti a variabilità. Non è impossibile sapere quando si andrà in pensione e con quanto. Ma è necessario muoversi all’interno di forchette di stima, che vanno aggiornate annualmente e che si restringeranno man mano che si avvicina il ritiro dal lavoro». 
Intervallo
Per quanto riguarda l’anno di pensionamento viene mostrato l’intervallo. «Per un trentenne, per esempio, oscilla fra il 2050 e il 2053 — dice Andrea Carbone, partner di Progetica — la variabilità è dovuta a diversi scenari sull’allungamento della speranza di vita: più si vive a lungo, maggiore sarà l’incremento dei requisiti per andare in pensione». Le simulazioni di Progetica mostrano anche la stima della futura pensione netta per due profili di reddito: mille euro netti al mese per un 30 enne, 1.500 per un 40 enne. Per stimare il valore della pensione bisogna innanzitutto scegliere una riga: quella più in alto rappresenta una carriera brillante (crescita annua della retribuzione pari al 2% in termini reali, cioè al netto dell’inflazione), l’intermedia si riferisce a un incremento annuo dell’1%, l’ultima infine è relativa a una carriera piatta, con retribuzione stabile. Una volta scelta la riga, si passa alle colonne: la prima indica un’Azienda Italia che non cresce, con un Pil che non aumenta o è addirittura in flessione, com’è avvenuto negli ultimi anni. 
Una variabile che incide in misura rilevante: nel sistema contributivo, infatti, le pensioni sono agganciate alla media quinquennale del Pil. Fra il 2009 e il 2013, la media è stata pari al -0,8%: in termini reali, in pratica, i contributi versati hanno perso potere d’acquisto. «Naturalmente più la carriera e il Pil crescono, più l’importo della pensione sarà elevato in termini assoluti — spiega Carbone —. Se invece si guarda al rapporto fra pensione e ultima retribuzione, le cose cambiano. Se la carriera è in crescita, i contributi versati non riescono a stare dietro agli incrementi di salario e quindi sarà più basso il tasso di sostituzione, cioè il rapporto fra pensione e ultima retribuzione». 
L’ultimo dato stimato riguarda infine l’impatto della discontinuità contributiva che affligge profili sempre più numerosi nel mondo del lavoro, come un giovane precario o un esodato sessantenne. Per un trentenne, per esempio, tre sospensioni annuali nell’arco di dieci anni possono significare in media 51 euro in meno al mese rispetto a pensioni già basse (seicento-mille euro al mese). Per un sessantenne, le conseguenze sono ancora più pesanti: in questo caso, infatti, la perdita è di 139 euro al mese. «Bisogna essere consapevoli che da solo il Pil può fare la differenza sull’importo dell’assegno — sottolinea Carbone —. Se l’economia va bene gli assegni saranno decisamente più alti. E’ inoltre importante creare le condizioni per un lavoro il più possibile stabile, e fare in modo che queste informazioni arrivino ai cittadini. In questo senso sarebbe davvero auspicabile che il nuovo governo dedicasse attenzione al tema inviando la Busta arancione». 
E lavorando sodo per aiutare i più giovani a crearsi una stabilità economica. 

Fonte : Roberto Bagnoli – Corriere della Sera – Corriere Economia 14 aprile 2014
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ASSICURAZIONI : ecco le star che hanno assicurato una parte del loro corpo

Stabilire una cifra di assicurazione per una parte di sé non è difficile, anzi, lo possono fare proprio tutti. La differenza è che le celebrities non badano a spese. Così, dal sorriso alle gambe, gli investimenti si fanno a sei zeri. Ecco i più celebri, tratti da IO DONNA del Corriere della Sera :

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Un sorriso come il suo è difficile da scordare: per qualsiasi motivo Julia Roberts dovesse perdere lo scintillio a 32 denti, l’assicurazione Lloyd’s of London provvederà alla bellezza di 22 milioni di dollari di risarcimento. Sufficiente per trovare un rimedio?
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Mariah Carey :la cifra di assicurazione per le sue gambe? Un miliardo di dollari. Avete capito bene, tre zeri in più di quelle di Rihanna e di tutte le top model più in vista del momento. Giusto investimento?
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L’assicurazione più famosa è certamente quella che Jennifer Lopez ha riservato al suo derrière. Fin dal primo momento la notizia di questo azzardo ha fatto scalpore, non tanto per l’idea, quanto per il valore: il lato B della cantante vale ben 300 milioni di dollari e non è l’unica cosa che ha pensato di tutelare. La sua silhouette, in totale, sarebbe assicurata per circa un miliardo.
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l calciatore più popolare (non solo per le doti calcistiche) dei campi internazionali ha gli arti inferiori protettissimi: gambe e piedi valgono la bellezza di 70 milioni di dollari. Nello sfortunato caso in cui dovesse farsi male prima della fine della sua carriera, David Beckham incasserà anche un altro assegno di 151 milioni.

 

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Altro sex symbol dal piede d’oro, e non solo: il fisico scultoreo che ha reso Cristiano Ronaldo protagonista corteggiatissimo di molte campagne pubblicitarie ha un’assicurazione di ben 144 milioni di dollari. Perchè anche gli scatti per l’underwear vogliono le loro garanzie.

 

Fonte : IO DONNACorriere della Sera

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VIOLAZIONE PRIVACY – nuovi rischi da assicurare a protezione di Aziende ed Enti Pubblici

In Italia, come nel resto d’Europa, la regolamentazione sulla violazione dei dati è sempre più severa. La Commissione Europea ha proposto l’adozione di un regolamento a livello Europeo, che richiederebbe una rapida notifica di tutte le persone colpite da una violazione dei dati. In base alla esistente legge Europea, fatta in Italia dal Garante per la protezione dei dati personali, quest’obbligo si applica già ai servizi pubblici di comunicazione elettronica, come alle società di telecomunicazioni e ai fornitori dei servizi Internet.

Ma per la maggior parte delle aziende, i rischi reputazionali rischiano di pesare molto di più dei rischi normativi. I clienti spesso non perdonano le aziende che subiscono una violazioni dei dati. In uno studio sul consumo effettuato nel 2013 dall’Economist Intelligence Unit, oltre il 32% degli intervistati ha detto di essere “fortemente d’accordo” dopo la domanda: “In caso di violazione dei dati nei confronti di un’azienda con cui avete a che fare, cessereste di fare affari con loro?”. Tra gli intervistati che hanno effettivamente subito una violazione dei dati, il 38% ha detto che non ha più fatto affari con la società in questione e il 46% ha dichiarato di aver suggerito ad amici e parenti di fare attenzione a condividere i dati con la società vittima della violazione.

Cause delle violazioni dei dati

Per le aziende, una sfida particolare nelle violazioni dei dati è che possono provenire da qualsiasi angolo, come riportato nel grafico a fiancoIl grafico mostra il più grande database di violazioni dei dati esistenti, una registrazione delle violazioni negli Stati Uniti che colpiscono più di un mezzo miliardo di dati personali gestiti dal Privacy Right Clearinghouse (www.privacyrights.org).

Secondo questo database, la più grande causa del numero dei dati violati (56%) è l’hacking o gli attacchi malware. Chiaramente in tali casi il rischio di frode di identità è molto più alto rispetto a quando i dati vengono semplicemente smarriti: sono già per definizione nelle mani sbagliate.

La seconda più grande causa delle violazioni, secondo il database PRC, deriva dalla perdita o il furto di dispositivi personali, come computer, PDAs, smartphone o pennette USB. Queste rappresentano il 30% dei dati violati registrati nel database.

La terza più grande causa delle violazioni, che rappresenta il 6% dei dati presenti nel database PRC, viene dagli interni (insider) – Persone con legittimato accesso che violano intenzionalmente informazioni personali. Anche se il 6% può non sembrare una grande fetta della torta, vista la grande dimensione del database PRC, rappresenta comunque 340 milioni di dati.

Compagnie di assicurazione specializzate offrono polizze create per fronteggiare i rischi che quotidianamente incontrano le società nella gestione dei dati personali e opera sia per risarcire i danni subiti dai terzi, sia per mitigare i danni alla reputazione della società e dei propri amministratori.

La garanzia assicurativa e’ modulare per coprire diversi rischi :

a) Responsabilità per il trattamento dei dati personali

  • Responsabilità della società per qualsiasi violazione della normativa in tema di protezione dei dati personali;
  • Responsabilità della società per qualsiasi violazione della normativa da parte di un soggetto esterno al quale è stata affidata la gestione dei dati personali;
  • Responsabilità della società e di tutti i propri dipendenti nel caso di specifiche violazioni della normativa in tema di protezione relativa ai dipendenti ed ai potenziali dipendenti;
  • Responsabilità della società e di tutti i propri dipendenti, amministratori o altri soggetti assicurati per la violazione di qualsiasi dato sensibile fornito all’esterno;
  • Responsabilità dei dipendenti della società, del responsabile dell’ufficio legale, del responsabile della compliance, del responsabile della protezione dei dati personali e degli amministratori, sindaci e dirigenti per qualsiasi violazione della normativa in tema di protezione dei dati personali;
  • Responsabilità della società per la violazione di qualsiasi sistema di protezione dei dati personali contenuti nel sistema informativo della società.

b) Procedimenti amministrativi

  • I costi sostenuti durante le indagini amministrative svolte dalle autorità competenti
  • Indennizzo alla società di quanto la stessa ha pagato in qualità di coobbligato solidale in conseguenza dell’insolvenza dell’obbligato principale.

c) Ripristino della reputazione

  • della società; e/o
  • delle proprie persone chiave quali gli amministratori, il responsabile dell’ufficio legale, il responsabile della compliance ed il responsabile della protezione dei dati personali; in caso di una richiesta di risarcimento coperta dalla polizza.

d) Costi di adeguamento dati

e) Costi per consulenze

CAUSA-DELLA-VIOLAZIONE-DI-DATI

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325 ANNI DI STORIA DEI LLOYD’S : “PAYING ALL VALID CLAIMS”

“Paying all valid claims” è un celebre motto dei Lloyd’s per confermare l’importanza del pagamento dei sinistri nei rapporti con gli assicurati.

Inondazioni in Thailandia e in Australia, un terremoto in Nuova Zelanda – il  2011 è stato il secondo anno più costoso di sempre per il settore assicurativo, con richieste per un totale di £ 13.000.000.000 (. 13 miliardi di sterline , circa 15,6 miliardi di euro). Ma la reputazione dei Lloyd’s conquistata in 325 anni di storia è quella di pagare sinistri .
Tale reputazione è stata duramente guadagnato nel 1906, dopo un terremoto di magnitudo 8,25 della scala Richter che ha portato la città di San Francisco in ginocchio. Nonostante di fronte a un equivalente a più di $ 1.000.000.000 (1 miliardo di dollari ) oggi, il sottoscrittore Cuthbert Heath ha incaricato il suo agente a “pagare tutti i nostri assicurati in pieno, a prescindere dalle condizioni delle loro polizze”.  Il celebre detto di Mr. Heath “Il nostro compito è quello di ottenere un uomo fuori da preoccupazione, che è quello per cui  ci ha pagato”.

 

 

LLOYD'S_BUILDING
Lloyd’s Building – London