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Torna la mediazione, udienza gratis Ma l’avvocato sarà obbligatorio

Nuovo tentativo. Torna la mediazione. Reintrodotta dal decreto del fare, entra in vigore oggi la mediazione della giustizia civile. Come fu tra marzo 2011 e ottobre 2012, non si potrà più avviare un’azione civile senza prima aver tentato di risolvere la lite di fronte a un mediatore. E come allora, l’obbligo vale solo in alcune materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, responsabilità medica e sanitaria, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Le stesse di prima, ad eccezione della Rc auto. Tornano anche le sanzioni per chi non accetta l’invito a mediare senza giustificato motivo: il giudice può trarre argomenti di prova contro chi non si presenta, e fargli pagare il doppio del contributo unificato, nel processo successivo.

«Il meccanismo di mediazione studiato e realizzato in Italia è già diventato un modello di riferimento e non solo nei Paesi ove la giustizia funziona male — osserva Giuseppe De Palo, presidente di Adr center, che assiste la Banca mondiale nella creazione del primo centro di mediazione in Afghanistan —. Lo dimostrano le reazioni immediate dell’Europarlamento, che parlano di esempio italiano anche per l’Europa». Insieme al meccanismo, studiato per uno smaltimento più rapido delle controversie, tornano anche le polemiche tra mediatori e avvocati che non lo ritengono per niente uno strumento efficace e affidabile. Altra contestazione che arriva dal mondo dell’avvocatura è che la mediazione è già stata giudicata anticostituzionale dalla Consulta. «Solo l’obbligatorietà — spiega Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere — può consentire nel nostro Paese quell’evoluzione culturale in grado di determinare lo sviluppo degli strumenti di giustizia alternativa, che tutti noi auspichiamo. Ma serve l’aiuto di avvocati e giudici».

Importante dunque, capire quali siano le novità di maggior rilievo di questa nuova mediazione. A cominciare proprio dal tema dell’obbligatorietà. In realtà non è più obbligatorio, tecnicamente, svolgere un tentativo di conciliazione: i litiganti devono solo partecipare a un primo incontro con il mediatore, per verificare preliminarmente se ci sono le condizioni per una soluzione mediata. In caso positivo, la mediazione prosegue subito, o in un successivo incontro. In caso negativo, il mediatore rilascia immediatamente il verbale di mancato accordo, che consente alle parti di fare la causa in tribunale senza il rischio di sanzioni di alcun tipo.

Altra novità, il primo incontro con il mediatore è gratuito. Così facendo, il legislatore conta che molte più persone attiveranno la mediazione, e altrettante accetteranno il primo incontro: non rischiano nulla e hanno la speranza di risparmiarsi anni di battaglie giudiziarie. Per chi va oltre il primo incontro, i costi della mediazione restano gli stessi di prima. Per esempio: 125 euro per parte, per una lite di valore fino a 5000 euro; 700 a testa, per liti di valore tra 50 e 250 mila.

Stavolta, dettaglio non secondario, per le mediazioni obbligatorie è necessaria la presenza degli avvocati. È però dubbio che la presenza dell’avvocato sia obbligatoria nelle mediazioni volontarie, a detta di diversi operatori. Cresce anche il potere del giudice nella nuova mediazione: se prima poteva spingersi a invitare le parti alla mediazione, oggi può persino ordinarla. E se i litiganti non si attivano, il processo si ferma. L’ordine di tentare la mediazione, non ovviamente di trovare un accordo, riguarda tutte le cause pendenti, anche in appello. Uno strumento formidabile per aggredire, finalmente, quella sorta di debito pubblico della giustizia italiana, che supera i 5,4 milioni di processi civili pendenti.

Insomma chi deve o vuole avviare una mediazione rivolge domanda a un organismo accreditato, nella città dove andrebbe fatta la causa. L’organismo convoca entrambe le parti di fronte al mediatore entro 30 giorni per il primo incontro. A questo punto la procedura può abortire, o proseguire. Nel secondo caso, restano altri 60 giorni per trovare un accordo, altrimenti il mediatore accerterà il fallimento del tentativo. A quel punto, ciascuno può rivolgersi al g
iudice. Sarà la volta buona?


Isidoro Trovato
Corriere Della Sera 20/09/2013

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