costi, polizze vita, rendimenti

Alla ricerca di una seconda vita. Rendimenti, spese e riscatti: pro e contro della tradizione

17 novembre 2008 – Corriere Economia – Pagina 026/027

Garanzie assolute in caso di default, ma i costi possono arrivare al 15%

Rendimento minimo annuale, consolidamento dei risultati e garanzie in caso di default: sono optional che possono determinare una “seconda vita” per le polizze vita? Ma si tratta di prodotti davvero convenienti e consigliabili a chi è in cerca di sicurezza? Vediamo i punti sui quali prestare attenzione.

Gestione separata

I premi versati in queste polizze – che investono in titoli di Stato e obbligazioni con rating elevato – confluiscono in un fondo che è separato dalle altre attività della compagnia. Non si corrono rischi, quindi, in caso di default dell’ assicurazione. Il rendimento minimo garantito è in media del 2%. Ogni anno, poi, il fondo certifica il proprio rendimento, che dipende dall’andamento della gestione e che in parte (80% circa) viene riconosciuto agli assicurati.

Queste polizze funzionano con il meccanismo del consolidamento dei risultati: le performance annuali vengono riconosciute per sempre agli investitori. In pratica anno dopo anno il capitale può solo crescere, mai diminuire. E dalle prime anticipazioni, i rendimenti lordi medi per il 2008 si attestano in media attorno al 4,5%.

Attenti ai costi

Se le performance annuali rappresentano un parametro importante per valutare la scelta di una polizza vita, è ancora più importante individuare a quali costi si va incontro. Le spese – i caricamenti, cioè le trattenute sui premi versati, e i costi di gestione – infatti vanno a incidere in misura negativa sui rendimenti. E non si tratta di voci leggere, ma di tagli tra il 3% e il 15% su ogni versamento.

L’ Isvap (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni) obbliga a fornire al potenziale assicurato, assieme alla scheda con tutte le caratteristiche del prodotto, anche l’ indicatore sintetico di costo (Isc). Un dato che indica di quanto si riduce ogni anno, per effetto dei costi, il potenziale tasso di rendimento della polizza rispetto ad un’ operazione a zero spese.

Ad esempio se il costo medio annuo è dell’ 1,30% e il rendimento è del 4%, la performance effettiva sarà del 2,70%. Basta dare un’ occhiata alla tabella pubblicata qui a fianco per capire come, al salire delle spese, si sgonfiano le performance effettive del prodotto. Su una durata di 10 anni, un Isc dell’1,30% equivale a un 7% di trattenuta su ogni versamento.

Prospetti

Ai potenziali clienti devono essere anche sottoposti due progetti esemplificativi sulle prestazioni della polizza vita. Una prima elaborazione, del tutto ipotetica, indica come si evolverà il capitale in base a un rendimento stimato del 4% l’ anno. Ovviamente se i rendimenti saranno superiori le prestazioni miglioreranno, se saranno inferiori, i risultati ne risentiranno.

A fianco di questa simulazione deve essere riportata una tabella che riporta lo sviluppo dei premi e delle prestazioni sulla base del tasso minimo garantito (2% annuo). Il cliente può così controllare gli impegni minimi assunti dalla compagnia.

Da queste simulazioni si può anche valutare uno dei principali punti critici di questi prodotti: la scarsa convenienza a uscire in anticipo. Per colpa dei costi, infatti, chi riscatta prima del tempo può anche incassare un capitale inferiore ai premi versati, almeno nella prima parte di vita del prodotto.

Il rating

Un utile strumento per valutare la solidità finanziaria dell’ assicurazione è quella di conoscerne il rating (vedi tabella): nel sito www.standardandpoors.com selezionando Europe poi Ratings e poi Insurance si ha la pagella aggiornata della propria compagnia.

Golinucci Paolo

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