polizze vita

polizze da rivalutare

I parametri Isvap lontani dai tassi di mercato TITOLO: Polizze da rivalutare Il rendimento da usare per preventivi senza sorprese – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Tasso di sconto sempre piu’ basso, titoli di Stato sempre piu’ avari. In questo scenario sono ancora “realistici” i rendimenti con i quali le compagnie cercano di convincere i clienti a stipulare una polizza vita? E attendibile, infatti, che con titoli di Stato che oggi rendono meno del 7% le compagnie riescano per i prossimi 10, 15 o 20 anni a conseguire performance piu’ alte di oltre quattro punti? Si tratta di quesiti con una certa importanza per chi e’ alla disperata ricerca di una pensione di scorta. Le regole del gioco. Nell’ elaborare i preventivi le compagnie devono indicare un tasso di rivalutazione che viene determinato annualmente dall’ Isvap (l’ istituto di vigilanza sulle assicurazioni) e che si basa sul rendimento medio negli ultimi venti anni di titoli di Stato ed obbligazioni, le attivita’ prevalentemente utilizzate nell’ investire i soldi degli assicurati. Basti pensare che l’ aliquota media dei premi investita in questo comparto raggiunge il 93%. Nel periodo ‘ 72 91 il rendimento e’ stato del 12,81% che, moltiplicato per l’ 85% (la percentuale di “retrocessione” dell’ utile, cioe’ la quota riconosciuta dalle compagnie piu’ generose agli utenti) da’ come risultato il valore del 10,89% adottato dalle assicurazioni nei loro preventivi. Un dato che appare eccessivo se si considera l’ attuale andamento dei mercati finanziari. Un tasso quasi stellare ma influenzato dagli anni della grande inflazione quando i rendimenti del reddito fisso erano due o tre volte superiori a quelli di oggi. Basti pensare che alla media attuale contribuiscono anni come l’ 82 quando il rendimento dei titoli di Stato era del 20,42%, l’ 81 con il 19,57%, l’ 83 con il 18,12%. Le cautele da prendere. Invece di fare solo ed esclusivamente riferimento ai parametri Isvap il potenziale sottoscrittore dovrebbe chiedere anche una elaborazione piu’ prudenziale. Il dato che consente una maggiore tranquillita’ e’ quello dell’ interesse reale, vale a dire la differenza tra il tasso di rivalutazione utilizzato e l’ inflazione. Applicando questo principio si ottengono dati piuttosto interessanti. Dal 1972 al ‘ 91 il rendimento medio dei titoli di Stato ha battuto soltanto di poco l’ inflazione: 12,81% contro il 12,07%. Ma se si fa riferimento alla percentuale di retrocessione . cioe’ alla quota di rendimento riconosciuto ai sottoscrittori . il dato e’ addirittura negativo: il costo della vita ha battuto i rendimenti di Bot, Cct e obbligazioni. Le cose sono andate meglio negli ultimi dieci anni dove lo scarto e’ stato positivo per gli assicurati. Il rendimento reale e’ stato del 3,76% lordo e del 3,2% dopo la retrocessione. Un simile accorgimento viene usato in Gran Bretagna dove le proiezioni delle prestazioni di una polizza vita, vengono sottoposte al sottoscrittore con due ipotesi di rendimenti futuri: una rivalutazione alta (esempio 10%) e una meno redditizia (6,5%). Infatti su una polizza ventennale con versamenti annui costanti di due milioni e mezzo, 3,5 punti di interesse in meno ogni anno possono far oscillare il pendolo del capitale di circa 47 milioni, tra i 135 milioni (nel caso si sia verificata l’ alta rivalutazione) e gli 88 milioni, quando invece i rendimenti sono stati inferiori.

Golinucci Paolo

Pagina 27
(23 ottobre 1993) – Corriere della Sera

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