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Assicurazione professionale commercialisti obbligatoria

L’assicurazione professionale commercialisti è obbligatoria

Con il decreto DPR 137 del 2012, meglio conosciuto con la nomenclatura di “riforma delle professioni”, il Legislatore ha introdotto l’obbligo di stipula di una polizza assicurativa per molte categorie di lavoratori autonomi, tra cui anche i commercialisti: sia che si svolga la propria attività come ditta individuale sia che si eserciti in uno studio associato, è dunque fatto obbligo di provvedere a regolarizzare la propria posizione assicurativa. Il sopraccitato decreto è tuttavia entrato in vigore solo l’anno seguente, per permettere al Consiglio dell’Ordine di acquisire la legge e per permettere alle compagnie di proporre dei pacchetti specifici.

Valutazione di una polizza: estensioni e massimali

Al momento della stipula del contratto con una compagnia assicurativa, il commercialista dovrebbe prestare la sua attenzione ad alcuni particolari: l’importo del massimale, ad esempio, è di fondamentale importanza ed i recenti interventi legislativi ne hanno previsto l’aumento per il rilascio del visto di conformità, innalzandolo da 1.033.000 € a 3.000.000 €. A tal proposito, è importante sapere che molte compagnie assicurative prevedono una particolare estensione ad hoc per attività quali revisore, sindaco, curatore o commissario, con probabile aumento del premio.

Conseguenze della mancata sottoscrizione di una polizza assicurativa professionale

A tutt’oggi, nonostante l’obbligo dell’assicurazione per i commercialisti, sono molti i professionisti che evitano la stipula della polizza. I motivi sono diversi e vanno dai costi particolarmente onerosi per alcune coperture, al fatto che molte Compagnie offrono prodotti che non corrispondono alle reali esigenze del lavoratore autonomo, che vede così nella assicurazione solo un arido adempimento burocratico e non una effettiva tutela per la propria attività professionale. È da ricordare, tuttavia, che la mancata stipula costituisce un illecito disciplinare, dunque non solo deontologico, le cui conseguenze possono essere particolarmente gravi, arrivando alla censura, alla sospensione dell’attività professionale o alla radiazione dall’Albo. I Consigli dell’Ordine, infatti, richiedono una dichiarazione sostitutiva ed eseguono controlli a campione per verificare la posizione assicurativa degli iscritti

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