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AUTOMOBILISTI NON ASSICURATI ? – NIENTE PIENO DI BENZINA – un’idea made in UK

Un’idea che gira tra la stampa in Gran Bretagna, Paese fortemente alla ricerca di soluzioni per contrastare il fenomeno delle truffe nel settore assicurativo.
Così è apparsa sulla stampa l’’idea che gli automobilisti non assicurati non potranno acquistare carburante nelle stazioni di servizio, poiché le telecamere  abbinano il numero di targa dell’automobile con il database dei veicoli assicurati per la obbligatoria RC Auto e non sarebbe erogato il carburante in caso risulti il veicolo non coperto da assicurazione.

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FURTO DI IDENTITA’ – La protezione di una assicurazione di TUTELA LEGALE

C’è chi lo ha scoperto dopo essere stato contattato da una società di recupero crediti che esigeva il pagamento delle rate di rimborso di un prestito mai richiesto; c’è chi se ne è accorto controllando il conto corrente bancario, dal quale risultavano addebiti relativi a pagamenti RID mai autorizzati, altri ancora si sono visti rifiutare il finanziamento per l’acquisto di un bene perché risultavano essere, a loro totale insaputa, classificati come cattivi pagatori. Nella galleria delle vittime c’è persino chi ha deciso di pagare un bene acquistato da altri a suo nome pur di tutelare la propria reputazione creditizia.

 Frode creditizia e furto di identità

Gli esempi  sopra citati fanno riferimento alla frode creditizia mediante furto di identità, fenomeno in forte crescita che ha già colpito decine di migliaia di consumatori a livello europeo e italiano. Ma cosa sono la frode creditizia e il furto di identità? Si tratta di vere e proprie condotte criminali, che attraverso l’utilizzo dell’identità o delle credenziali altrui mirano a ottenere un indebito vantaggio personale. La frode creditizia è un’attività illegale finalizzata ad acquistare beni, ottenere credito o strumenti di pagamento (carte di credito, assegni) con l’intenzione di non restituire nulla al creditore. Per farlo, è necessario compiere un reato collegato al primo, ossia il furto di identità, che viene perpetrato acquisendo i dati personali più comuni, come nome e cognome, data e luogo di nascita, dai quali è possibile ottenere il codice fiscale. In pratica, chi si macchia di questo genere di reato utilizza l’identità e le credenziali finanziarie di un’altra persona per ottenere un prestito o acquistare un bene, lasciando alla vittima l’onere di rifondere i creditori. La legge distingue tra il furto di identità totale, che si verifica quando il frodatore utilizza solo informazioni relative alla vittima (anche detto soggetto “impersonificato”), dal furto di identità parziale, nel quale il frodatore utilizza sia i dati della vittima, sia  dati inventati o di altre persone. La frode creditizia, invece, avviene alterando i documenti originali della vittima e/o producendo documenti totalmente falsi per chiedere un finanziamento o l’apertura di un conto corrente.

Le dimensioni del problema in Italia

Secondo gli studi realizzati da CRIF nell’ambito dell’Osservatorio sulle Frodi Creditizie, il fenomeno è in forte aumento anche nel nostro Paese: negli ultimi anni la frode creditizia è cresciuta con percentuali a doppia cifra, per un importo complessivo pari a 177 milioni di euro nel 2009 e a 92 milioni di euro nel primo semestre del 2010. Quello che è importante sottolineare, inoltre, è che chi subisce un furto di identità se ne accorge molto tempo dopo che si è compiuto il reato: se un quinto delle vittime lo scopre nel giro di sei mesi, il 19% vi impiega da 6 mesi a un anno, mentre il 22% si rende conto che qualcun altro ha sottoscritto un finanziamento a suo nome solo dopo 12-24 mesi. Per il 17% ci vogliono anche più di due anni. A livello anagrafico la fascia di età più colpita dal furto di identità a scopo di frode creditizia è quella compresa tra i 31 e i 40 anni, mentre due vittime su tre sono di sesso maschile.

 Le ragioni alla base del fenomeno

Lo studio di CRIF analizza il motivo per cui la frode creditizia continui a crescere, tenendo conto delle diverse componenti che rendono particolarmente vantaggiosa questa tipologia di reato. La frode creditizia cresce, in primo luogo, perché è piuttosto semplice accedere ai dati personali delle potenziali vittime: molti degli utenti che utilizzano i social network, per esempio, inseriscono nel proprio profilo informazioni personali, leggerezza che può essere pagata a caro prezzo se si incrocia sulla propria strada un frodatore. L’evoluzione tecnologica, inoltre, permette ormai di contraffare con grande facilità i documenti, a fronte del fatto che gli istituti di credito non hanno ancora a disposizione strumenti efficaci per effettuare verifiche tempestive sull’identità degli utenti. Un ultimo punto, infine, riguarda la capacità di sanzionare il reato, obiettivo che al momento rimane un miraggio: se da un lato le pene per i frodatori sono ancora troppo leggere, infatti, dall’altro vale la pena di sottolineare che nel 93% dei casi la vittima del furto d’identità ha dovuto sporgere denuncia contro ignoti.

 Tutela legale, uno scudo efficace

Un aspetto particolarmente rilevante collegato a questo reato è che chi subisce il furto di identità è vittima due volte: oltre alla perdita di tempo e di denaro necessari per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, infatti, nella maggior parte dei casi i malcapitati vedono compromessa la propria reputazione creditizia, con la conseguente difficoltà ad accedere a qualsiasi forma di credito. Le vittime, inoltre, rischiano di non veder tutelati adeguatamente i propri diritti, a fronte della certezza di dover sostenere ingenti costi per l’assistenza legale necessaria. A questo proposito la soluzione più efficace è sicuramente una polizza di tutela legale , che consente alla vittima di tutelare i propri interessi grazie al supporto di un network di professionisti dedicati, senza dover sostenere alcuna spesa legale.

Il progresso tecnologico e la diffusione di sistemi di comunicazione “a rete” hanno sicuramente moltiplicato le occasioni di contatto per ognuno di noi, ma insieme ai tanti vantaggi l’evoluzione ci sottopone a rischi sempre nuovi, tra i quali il furto di identità rappresenta uno dei maggiori pericoli. E’ dunque importante pensare per tempo a non avere brutte sorprese, ecco perché un numero sempre maggiore di persone ha inserito una polizza di tutela legale  tra le coperture assicurative personali.

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ANIA SU LIBERALIZZAZIONI ” E’ mancato il dialogo, il risultato è deludente”

Da “IL SOLE 24 ORE” di sabato 3 marzo 2012 Riccardo Sabatini intervista Aldo Minucci Presidente dell`Ania, riprendiamo alcuni dei punti piu’ significativi.

“Si intendeva contenere i costi, riducendo frodi e contenzioso per tenere a freno le tariffe assicurative. Con le modifiche approvate proprio nelle ultime ore c`è il rischio di creare aspettative opposte , nel commentare soprattutto le modifiche al decreto, proposte dai senatori e fatte proprie dall`esecutivo, che impongono agli assicuratori di garantire a priori future riduzioni tariffarie per gli automobilisti virtuosi (non responsabili di un sinistro). E di rimuovere la differenziazione territoriale tra i premi assicurativi della Rc auto. Come se assicurare una macchina a Napoli o in Friuli Venezia Giulia fosse la stessa cosa. Sono incidenti di percorso, si augurano gli assicuratori, che la Camera potrà correggere. Ma intanto hanno cambiato il loro giudizio su un provvedimento che, inizialmente,yedevano con favore. E in fondo anche il giudizio di Minucci è articolato. «Dove il confronto c`è stato – osserva – sono stati raggiunti risultati positivi comuni». In tema di distribuzione dei contratti assicurativi, ad esempio, è stata sbarrata la strada a chi chiedeva di trasformare ope legis in agenti plurimandatari gli intermediari legati a contratto di esclusiva con una compagnia. Piuttosto – chiosa il presidente dell`Ania – «l`articolo del decreto che obbliga gli agenti a consegnare tre preventivi ai clienti che chiedono una copertura Rc auto poteva essere migliore se fosse stato accolto il nostro suggerimento di consentire agli automobilisti di prendere visione dell`intero preventivatore gestito dall`Isvap. Il confronto tra le polizze sarebbe stato più obiettivo». Il risultato più positivo, per le compagnie, è comunque l`emendamento che vincola il risarcimento delle microlesioni fisiche a riscontri clinici obiettivi. «Avremmo preferito – spiega Minucci – l`affermazione di questo principio a 360 gradi su tutte le componenti del danno e non limitato unicamente al danno biologico permanente». Si tratta, comunque di un principio positivo con ricadute a favore dei consumatori perché la modifica «può comportare una riduzione sui prezzi e si somma alle altre parti del provvedimento rivolte a scoraggiare le frodi in assicurazione e, attraverso la dematerializzazione dei contratti assicurativi, il diffuso fenomeno della non assicurazione». A tutto questo, però, si contrappone la «forte preoccupazione su altri aspetti del provvedimento». Il governo voleva promuovere l`uso della scatola nera per favorire comportamenti virtuosi degli automobilisti? «La formulazione finale – osserva il presidente dell`Ania – non solo non ne favorisce la diffusione ma mette a rischio quella che già c`è». In questa partita le componenti di costo per una compagnia diventano tre, l`apparecchiatura, l`onere del suo funzionamento ed in più  “la riduzione significativa” tariffaria da offrire al cliente». Attualmente gli assicuratori, oltre a installare gratuitamente le scatole nere offrono sconti ai clienti i quali tuttavia contribuiscono normalmente a pagare l`onere del servizio di trasmissione dei dati. La ragione, per Minucci, è che in effetti si tratta di servizi informativi (ad esempio sul traffico) di cui gli stessi automobilisti usufruiscono. Ma ora il gioco, per le compagnie, non vale la candela e la «norma finirà per scoraggiare l`uso delle scatole nere. Era quello che si voleva ottenere?». Anche con la riparazione diretta dei veicoli, in.alternativa al rimborso in denaro, l`obiettivo era quello di realizzare un servizio di qualità a prezzi più economici attraverso le officine convenzionate delle compagnia e ricambi più economici. «La formulazione doveva essere più razionale. Ad esempio invece del taglio del 30% dei rimborsi, previsto inizialmente, occorreva stabilire che le compagnie potevano offrire un risarcimento in denaro sulla base dei loro costi per attivare un meccanismo concorrenziale». Ora, però, l`intera norma è saltata e «in mancanza di un incentivo l`effetto virtuoso verrà meno». Ciò che tuttavia preoccupa maggiormente il settore è l`emendamento che impone alle compagnie di predeterminare una riduzione tariffaria agli automobilisti che non faranno incidenti. «Ma in questo modo – sottolinea Minucci – salta la logica mutualistica su cui si si fonda l`industria assicurativa». L`intero onere per gli aumenti dei risarcimenti .e anche per le riduzioni a favore deivirtuosi verrebbe addossato soltanto a quanti (circa 1`8% ogni anno) sono responsabili di un sinistro. Ma questo «comporterebbe a loro carico incrementi di prezzo insostenibili. Siamo alla pura improvvisazione». Lo stesso vale per la modifica parlamentare, anch`essarecepita dal Governo, che surrettiziamente tende a eliminare l`elemento della territorialità nel calcolo delle tariffe assicurative. «Al di là di ogni altra considerazione, sarebbe contraria alle norme comunitarie. Il nostro paese corre il sicuro rischio di essere condannato in sede comunitaria».  Ma pensando al passaggio alla Camera, non manca una nota distensiva. «Per natura sono anche una persona positiva, un ottimista. Credo nel dialogo e che il confronto tra le posizioni crei le premesse per andare avanti».