Entro il 31 dicembre, tutti i medici e gli operatori sanitari dovranno completare i 150 crediti Ecm (Educazione continua in medicina) previsti dal triennio formativo 2023-2025. Non è solo un adempimento burocratico: è una svolta culturale che intreccia competenza, responsabilità e tutela professionale.
Il decreto-legge 152/2021, convertito con la legge 233/2021, lega infatti in modo diretto la validità della polizza di responsabilità civile professionale al rispetto dell’obbligo formativo: almeno il 70% dei crediti deve essere conseguito perché la copertura assicurativa sia pienamente operativa. L’obiettivo è chiaro: migliorare la qualità dell’assistenza e ridurre il fenomeno della medicina difensiva, che continua a drenare risorse al sistema sanitari
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Secondo i dati Agenas, riportati al recente Forum su Risk management in Sanità ad Arezzo, circa il 10% della spesa sanitaria italiana – pari a 17 miliardi di euro l’anno – deriva da esami, ricoveri e prescrizioni effettuati «per cautela», non per reale necessità clinica, con il conseguente aumento di costi evitabili sui bilanci pubblici e alimenta un clima di sfiducia tra medico e paziente.Un professionista aggiornato sulle linee guida più recenti, sulle evidenze scientifiche e sui protocolli ministeriali agisce con maggiore sicurezza e riduce l’incertezza diagnostica. La formazione Ecm favorisce l’adesione alle buone pratiche cliniche e migliora la difendibilità legale del professionista in caso di contenzioso.
Non solo: moduli dedicati al risk management e alla comunicazione medico-paziente consentono di prevenire errori, reclami e incomprensioni, spesso alla radice delle cause giudiziarie. Molte aziende sanitarie hanno già rilevato i benefici economici di programmi Ecm integrati: calo delle prescrizioni inutili, riduzione dei sinistri assicurativi, migliore gestione documentale. Dove la formazione è continua e misurata su indicatori di performance, diminuisce la spesa legata al rischio clinico e cresce la fiducia dei cittadini nel sistema.
Non va però dimenticato che l’Ecm non è una garanzia automatica. La qualità dei percorsi formativi, la loro aderenza ai bisogni reali della pratica e la capacità di tradurre la teoria in comportamenti concreti fanno la differenza. Per le compagnie assicurative, l’adempimento Ecm rappresenta anche un indicatore oggettivo di profilo di rischio. Una rete di professionisti aggiornati significa minori probabilità di errore e quindi premi più sostenibili per tutti. Tutti i medici, quindi, dovranno verificare che al 31 dicembre i crediti Ecm siano almeno pari a 105 ore di formazione, per non incorrere, in caso di sinistro, alla inefficacia della loro polizza di responsabilità civile professionale.
Paolo Golinucci L’Economia del Corriere della Sera – 15 dicembre 2025
