IL FUTURO DEL SISTEMA ASSICURATIVO
Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana pone una sfida strategica al settore assicurativo, chiamato a rinnovare la propria offerta per rispondere a bisogni di protezione sempre più complessi. Questo il tema centrale affrontato da Stefano De Polis, segretario generale di Ivass, durante il convegno annuale di Itinerari Previdenziali a Bologna, del 22 maggio scorso.
L’Italia sta vivendo un’evoluzione demografica senza precedenti: mentre l’aspettativa di vita continua a crescere (oltre 30 anni guadagnati nell’ultimo secolo quando 51,47 anni era la speranza di vita di una persona nel 1924, vedi tabella a fianco sulle statistiche ultimi 50 anni ), il tasso di natalità si mantiene tra i più bassi in Europa (1,25 figli per coppia). Entro il 2050, un terzo della popolazione sarà over 65 e si stima che le persone non autosufficienti aumenteranno del 20%. Questi numeri descrivono un sistema sociale sotto pressione, incapace di garantire da solo un welfare sostenibile, specialmente a fronte dell’esigenza di contenere il debito pubblico.
In questo scenario, emerge la necessità di un nuovo modello di protezione, dove pubblico e privato collaborino per costruire un sistema integrato. De Polis evidenzia infatti come gli italiani siano storicamente grandi risparmiatori, ma anche che la capacità di mettere da parte si è ridotta: il 50% della popolazione fatica a risparmiare e la distribuzione della ricchezza resta fortemente concentrata nelle fasce più anziane e benestanti.
Il sistema assicurativo deve dunque evolvere, abbandonando soluzioni standardizzate per adottare un approccio più modulare e personalizzato, capace di accompagnare l’individuo lungo tutto il ciclo di vita. Il futuro delle polizze passa quindi per prodotti ibridi, che combinino coperture vita, salute, long term care e risparmio, supportati dall’uso dei dati biometrici, della tecnologia wearable e persino dell’intelligenza artificiale. Si profilano rendite flessibili e piani dinamici, con incentivi alla prevenzione e stili di vita sani. Si ipotizzano formule che integrino premi legati a comportamenti virtuosi o clausole di profit-sharing per coinvolgere maggiormente i cittadini. In questo contesto, le polizze collettive negoziate dai datori di lavoro possono offrire economie di scala e maggiore accessibilità.
Il dibattito si sposta anche sulla qualità e sull’utilità dei prodotti assicurativi. La giurisprudenza, con recenti sentenze della Cassazione, ha ribadito la necessità di una componente di protezione reale nelle polizze vita unit-linked: non basta una semplice restituzione dei premi o una minima maggiorazione, ma serve un indennizzo che porti un beneficio concreto al beneficiario in caso di morte ante tempus.
Un altro nodo cruciale riguarda i costi. Le polizze italiane, in media, risultano più onerose rispetto alla media europea («Reduction in Yield» al 2,8% contro il 2,2%), soprattutto a causa delle commissioni di gestione ricorrenti, più alte rispetto a strumenti come i fondi comuni. Se le polizze includono servizi aggiuntivi e vantaggi fiscali, resta però l’esigenza di rendere l’offerta più competitiva e trasparente, affinché il risparmio assicurativo non diventi un ostacolo, ma una risorsa al servizio della comunità.
Il risparmio assicurativo è un patrimonio prezioso per il Paese, ma deve evolvere per affrontare le sfide della longevità, delle disuguaglianze economiche e della transizione demografica. Serve un cambio di paradigma: prodotti integrati, personalizzati e inclusivi, accessibili a tutti. Perché, come ha sottolineato De Polis, «l’equità nell’accesso alla protezione è una delle grandi sfide a cui anche le compagnie non possono sottrarsi».
Paolo Golinucci 28/07/2025 – L’Economia del Corriere della Sera

