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Medici obbligati ad assicurarsi ma il caro-polizza lo paga il paziente

 

Mai più in sala operatoria o in ambulatorio senza la polizza. I medici privati italiani, oltre 200mila professionisti, da giovedì prossimo dovranno avere l’assicurazione per la responsabilità civile, altrimenti riceveranno una sanzione disciplinare. Per i pazienti significa una maggiore tranquillità, perché ora sanno che in caso di errori potranno ottenere il risarcimento non soltanto dagli ospedali pubblici, ma anche tariffe più alte se scelgono il professionista privato. Del resto le polizze sono carissime, la media è di circa mille euro al mese ma per certi professionisti, come i ginecologi, arrivano anche al doppio. I costi legati al rischio di sbagliare verranno in parte recuperati dai clienti. Al di là della spesa per il medico, l’idea che fino ad oggi qualcuno potesse non essere assicurato è piuttosto inquietante. «E infatti il problema non è tanto il nuovo obbligo, che è giusto — spiega Amedeo Bianco, presidente della federazione degli Ordini dei medici — Il fatto è che negli ultimi anni per una serie di categorie, come i ginecologi, gli ortopedici, i chirurghi vascolari e plastici, è cresciuto tantissimo il valore dei premi. Noi non chiediamo che l’assicurazione non sia obbligatoria, ma che il ministero lavori sui costi assicurati- vi e sui vari aspetti delle polizze e soprattutto sul contenzioso. Oggi nel nostro Paese vengono avviate troppe cause per colpa medica, con valori dei risarcimenti altissimi».

 

Da tempo si auspica una riforma del codice penale che riveda la colpa professionale sanitaria e renda più remoto il rischio di finire dentro un dentro un processo per i camici bianchi. I quali, quando vanno davanti al giudice, vengono condannati per poco più dell’1% dei casi. Negli altri casi arrivano assoluzioni o prescrizioni. La paura di finire coinvolto in un processo spinge il medico anche a un comportamento dannoso per la collettività, cioè la medicina difensiva. Si tratta della tendenza a prescrivere, per paura di sbagliare, esami e visite inutili che costerebbe al nostro sistema oltre 10 miliardi di euro all’anno.

 

Mentre i circa 115mila medici nel servizio pubblico sono assicurati dalle Asl e devono fare una polizza, da 5-600 euro all’anno, solo per proteggersi dal rischio che nel processo venga riconosciuta la colpa grave, oltre 200mila camici bianchi devono fare da sé. Si tratta di coloro che fanno la libera professione, degli odontoiatri, dei convenzionati come le guardie mediche, i pediatri e i medici di famiglia. Quest’ultimo gruppo è da tempo piuttosto sensibile al problema ed essendo particolarmente unito e con un forte potere contrattuale ha fatto convenzioni con varie compagnie. I maggiori problemi sono per chi lavora nel privato, in particolare i chirurghi. Bianco segnala il rischio, ad esempio per i giovani appena usciti dalla specializzazione in discipline come la ginecologia, di non riuscire a pagarsi la polizza. In caso di incidenti rilevanti inoltre, può anche accadere che l’assicurazione non accetti di rinnovare il contratto. Il ministero della Sanità, a fine anno, dovrebbe essere in grado di attivare un “fondo di solidarietà” per le categorie più a rischio.
Nei giorni scorsi l’Ania, l’associazione che riunisce le imprese di assicurazione, ha fatto sapere che per poter risolvere il problema delle polizze troppo alte bisogna «circoscrivere la responsabilità dei medici e delle strutture, attuare misure di gestione del rischio, e porre un tetto ai danni, approvando tabelle per quelli biologici». Insomma, le polizze si abbassano solo se si riducono i risarcimenti. Chissà cosa ne pensano i pazienti che subiscono le conseguenze di un errore medico.

 

Fonte : Michele Bocci – Repubblica 12 agosto 2014

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