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Errori clinici, gli ospedali costretti a pagare 31 milioni di euro

Corte dei conti: azioni di responsabilità verso singoli medici per recuperare le somme

Nel 2011 record in Lombardia, saltano le coperture assicurative

Soldi pubblici usati per risarcire gli errori dei medici. È di ieri l’ultimo caso, che avrà sicuri risvolti davanti alla Corte dei conti per presunti danni all’Erario: gli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) sono stati condannati dal Tribunale civile a pagare ai genitori di un bimbo – nato invalido per malpractice durante il parto – 670 mila euro. L’ospedale ha l’assicurazione, paga un premio da 7 milioni di euro l’anno, ma sotto il milione risponde in proprio. «La segnalazione alla Corte dei conti è d’obbligo – allarga le braccia Alessandro Visconti, direttore generale degli Icp -. L’augurio è che il lavoro dei medici venga tutelato il più possibile. Senza rivalersi su di loro se non in situazioni estreme».

La questione è emblematica. Da uno studio appena presentato dalla Marsh, leader nell’intermediazione assicurativa e nella consulenza sui rischi, emerge un dato preoccupante: nel 2011 in Lombardia sono stati spesi 31 milioni di euro come risarcimento per errori clinici, una cifra record in aumento del 10% rispetto all’anno precedente. Ma, allora, i medici lombardi sbagliano di più rispetto al passato? Oppure i giudici sono diventati più severi? «Sono le stesse domande che mi sono posto io – ammette Emanuele Patrini, responsabile dell’area Sanità della Marsh -. Il numero di denunce è stabile ( intorno alle tremila l’anno, ndr ), ma le somme risarcite vedono una preoccupante crescita. Così diventa sempre più difficile per un ospedale assicurarsi». La conseguenza è grave: gli ospedali senza assicurazione o con franchigie alle stelle – sempre più numerosi soprattutto a Milano – pagano in proprio. Sono soldi pubblici che se ne vanno. Di qui la reazione a catena: le vertenze sulle lesioni per colpa medica davanti alla Corte dei conti sono passate dalle 8 del 2008 alle 41 del 2011 fino alle 90 del 2012. Il problema è la contestazione di danno all’Erario, con i medici che rischiano di pagare di tasca propria. L’Asl di Melegnano – come già raccontato dal Corriere – dopo che l’assicurazione si è rifiutata di risarcire un paziente, ha dovuto sborsare 120 mila euro che sono stati chiesti ai sanitari protagonisti dell’intervento, mentre un medico del San Paolo è stato chiamato a risarcire la franchigia.

È urgente trovare una soluzione. «Chi sbaglia per ignoranza, per arroganza o per superficialità dev’essere sanzionato, ma questo accade in una minima percentuale di eventi negativi – spiega Lorenzo Menicanti, presidente della Società italiana di cardiochirurgia e primario dell’Irccs Policlinico San Donato -. Il punto è che il sistema legislativo permette una serie di aberrazioni: non è chi denuncia che deve dimostrare che il medico ha sbagliato, ma è il medico che deve dimostrare di essere nel giusto; solamente in Italia, Messico e Ungheria quando vi è in ospedale una denuncia che riguarda un decesso, scatta in automatico la denuncia per omicidio colposo, con tutto quello che comporta per chi la riceve; e il medico, se viene riconosciuto non responsabile del danno, non ha alcuna forma di indennizzo per i costi economici e sociali che una denuncia comporta. Così non si può andare avanti».

Simona Ravizza 9 aprile 2013  Corriere della SeraNIGUARDA PRESENTAZIONE ATTIVITA_ PRELIEVO E TRAPIANTOD_ ORGANO E

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