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BEALE (LLOYD’S) : “Le imprese italiane sono sottoassicurate”

Per le aziende italiane il deficit vale lo 0,6% del Pil, ossia 12 miliardi. Il colosso delle assicurazioni punta a crescere in Italia più velocemente del mercato allargando la gamma prodotti ai settori marittima, proprietà e ai rischi intangibili

Se devi valutare un rischio e assicurarti da quel pericolo i Lloyd’s, da oltre 300 anni, rappresentano la “piazza” ideale per negoziarne la copertura. Che si tratti di un vaso Ming o di una nave da crociera il mercato unico dei Lloyd’s è spesso la risposta che cercano i broker per ottenere l’offerta migliore. Da gennaio scorso le redini del colosso sono nelle mani di Inga Beale (nella foto), prima donna a sedere su una poltrona così prestigiosa da 326 anni. A nove mesi dall’insediamento il manager, che vanta una lunga esperienza nel settore assicurativo tra cui quattro anni in Zürich al fianco di Mario Greco, è pronta per fare un primo bilancio della propria attività ma soprattutto a chiarire strategie future e piani sull’Italia.

I Lloyd’s, è riconosciuto, sono l’interlocutore chiave quando si tratta di valutare un rischio. Ma con il tempo la mappa dei rischi è decisamente mutata, come si sono adeguati i Lloyd’s?

Ad oggi la maggior parte della nostra attività consiste nel proteggere ciò che è vitale per le aziende. Parliamo quindi di proprietà, impianti e macchinari. Si tratta di rischi per lo più tangibili, tuttavia, recentemente, l’uso massiccio e diffuso di internet ha fatto emergere un nuovo tipo di rischio contro il quale le aziende si devono attrezzare: il cyber security risk con molti problemi che le aziende grandi e piccole di tutto il mondo devono essere preparate ad affrontare.

E sapete già come farlo?

Già una ventina di compagnie delle cinquanta che operano nel mercato dei Lloyd’s assicurano il rischio informatico. Noi continuiamo a fare ricerca e analisi dei rischi emergenti co sì da poter offrire questa copertura innovativa.

Avete valutato i possibili rischi connessi all’ebola?

Molte volte in passato abbiamo vissuto questo genere di rischi che hanno evidentemente diversi tipi di impatto, dalla cancellazione di voli, all’interruzione del business agli effetti sul turismo; la differenza è che ora i media ci informano molto più rapidamente sull’avanzamento dell’epidemia.

E le aziende?

È noto, e non credo che capiti solo in Italia, che le società, soprattutto in fasi di crisi come questa, tendano a sottovalutare l’importanza di una copertura assicurativa. Guardando al futuro è importante che i risk managers guardino oltre i rischi tangibili dei loro business e pensino all’impatto dei nuovi rischi intangibili e ai mezzi per assicurarli. Ad oggi i risk managers coprono solo il 10% dei loro rischi effettivi. Questi, peraltro, rappresentano quasi l’80-90% del mercato assicurativo, tutto per lo più legato ai rischi tangibili. È evidente che se si decidesse di aumentare la copertura appena di un 10% il mercato assicurativo raddoppierebbe con un più bilanciato rapporto tra rischi tangibili e intangibili.

Avete un piano per cogliere le nuove opportunità?

Abbiamo un progetto al 2025 che si fonda su tre pilastri chiave: crescita internazionale, digitalizzazione dei processi e l’acquisizione di risorse umane all’insegna della multiculturalità e diversità. Per noi le relazioni dirette, pur in un epoca digitale che ci impone opportuni adeguamenti, restano il cuore del business. E per farlo dobbiamo arrivare dove è necessario.

Un esempio?

In Asia. A Singapore abbiamo 315 persone e, secondo una nostra stima, in Cina ci sono 80 miliardi di dollari di grandi rischi non assicurati.

In Italia la proporzione è simile?

La percentuale di sottoassicurazione è pari a circa lo 0,6% del Pil, quindi si viaggia attorno a 12,4 miliardi di dollari.

Avete linee strategiche specifiche per il paese?

Vogliamo crescere. Nel 2013 abbiamo raccolto 500 milioni di euro di premi, in aumento del 7% contro la contrazione del 3,9% del ramo danni in Italia. Puntiamo a incrementare la quota a un ritmo più elevato rispetto all’andamento del mercato. E lo faremo allargando la nostra gamma prodotti, legata per lo più alla responsabilità civile, guardando anche ai settori della marittima e della proprietà. Inoltre, vogliamo cominciare a coprire anche i rischi intangibili come i cyber risk o i rischi reputazionali.

Pronti per Solvency II?

Inga Beale - Ceo at Lloyd's
Inga Beale – Ceo at Lloyd’s

 

Siamo all’avanguardia rispetto ad altri operatori e ben preparati. Oltre al capitale delle 50 compagnie del mercato dei Lloyd’s abbiamo un fondo centrale addizionale di 4 miliardi di euro a disposizione di tutti i soggetti. Il mercato è supervisionato dalla Corporation dei Lloyd’s che stabilisce anche i capitali necessari per il pagamento dei sinistri validi a termini di polizza. Siamo ben preparati per l’implementazione di Solvency II.

 

Fonte : Laura Galvagni -SOLE 24 ORE 17/10/2014

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